A Lugo dopo la tappa meno bella del Camino Primitivo: la nona tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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14 settembre 2018

Ecco il decimo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi la presentazione, l’arrivo in Spagnaprima tappaseconda tappaterza tappaquarta tappaquinta tappasesta tappasettima tappa e ottava tappa).

LUGO (Galizia – Spagna) – Trenta chilometri sotto il sole caldo, per fortuna spesso sotto gli ombrelloni naturali che sono i boschi di Galicia. Da O Cadavo allo storico capoluogo di provincia, nell’antica Lucus Augusti che i romani fondarono pochi anni avanti Cristo. Sono visibili i resti della muraglia romana.

Conto di vederli domani, andando a Ferreira, o magari stasera, prima o dopo la cena in centro, ma al momento, dopo i 30 chilometri di oggi, la voglia di camminare è vicina a zero.

Non potrebbe essere altrimenti, dopo 8 ore quasi tutte al sole, anche se la partenza è avvenuta sotto un cielo prima al buio della notte, poi nuvoloso, tanto che improvvisamente sono cadute alcune gocce di pioggia.

Da Oviedo a Lugo nei boschi, nel verde, eppure nella mia classifica la nona tappa del
Camino Primitivo si colloca all’ultimo posto. Non certo per i posti visitati o ammirati, molti belli, quanto per i troppi chilometri sull’asfalto di strade nazionali e locali.
Come al solito, la partenza è in salita, ma dopo la durezza delle salite dei giorni scorsi, questa è lieve come la montatina di Via Barignani.

Dopo circa 3,5 km ci troviamo a un bivio con una doppia freccia gialla: a sinistra la via rossa, difficoltà bassa, a destra la verde che propone difficoltà dello stesso livello, ma è più lunga. Però propone la visita con relativo “dello” alla bella chieda di Villabade, che risale al 1.400. Dentro la chiesa, una signora mette il timbro che certifica il passaggio e invita a fare colazione nella cucina roulotte trasformata in bar.

Si ferma Pedro, spagnolo di Madrid, che acquista un gran panino e in seguito beve una birra in un posto di ristoro che annuncia la prossima apertura di un nuovo albergue. “Mica sono qui solo per soffrire”, commenta il giovane, gran tifoso dell’Atletico.
Subito dopo la chiesa un bel giardino con una siepe da cui spunta il bel musetto di due cani abbastanza tranquilli. Decisamente arrabbiati altri cani. Molto più tranquillo e affettuoso un cavallo, che ha accettato di mangiare erba, banane e mele da noi che eravamo in cammino.

Inizia una lunga discesa verso Castroverde, il primo vero centro abitato. Attraversiamo una carretera e torniamo sul sentiero, bello. Il paesaggio è piacevole, tipicamente gallego. Immagini che ci riportano indietro nel tempo, al 2016 – Cammino Francese – e 2017 – Cammino Portoghese ed Inglese. Eppure, magari con la scusa di una pausa nei centri di ristoro sempre più americani, privi di personale, spersonalizzati, c’è chi ne approfitta per lasciare un ricordo personale su alberi secolari. Firme anche con i coltelli.
Si procede stancamente, quasi per inerzia. La tappa lascia il segno. Vediamo solo alcune pellegrine conosciute i giorni scorsi e impariamo che Melanie, la viennese che non ama la musica classica e l’opera, sta andando a Lugo, in pullman, per provare a curare le vesciche che mettono in forse il suo Camino Primitivo. Siamo dispiaciuti e facciamo il tifo perché possa riprendersi.

In verità rischiamo anche io e Michael, l’irlandese con il quale cammino da alcuni giorni. Passano tre ciclisti, scendono a grande velocità e non suonano il campanello, ammesso lo abbiano.

Un problema reale in Cammino.

Arriviamo a Lugo abbastanza stanchi, dopo avere incrociato, per l’ennesima volta, due tedesche, madre e figlia. La giovane trasporta uno zaino enorme che la fa sbandare.

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