Da Lugo a Ferreira, prosegue con qualche ansia l’avvicinamento a Santiago de Compostela: altra tappa del Cammino di Luciano Murgia

Ecco il decimo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi la presentazionel’arrivo in Spagnaprima tappaseconda tappaterza tappaquarta tappaquinta tappasesta tappasettima tappaottava tappa e nona tappa).
FERREIRA (Galicia – Spagna) – Le guide la danno lunga circa 26 km. Il mio orologio ne ha registrati 30, percorsi soprattutto sull’asfalto, con logica indignazione dei piedi, il nostro mezzo di trasporto.

Al contrario di partenze dalle città, quella da Lugo, poco meno di 100.000 abitanti, è risultata piacevole. Come già la sera prima, quando – vinta la stanchezza – sono andato a cena in centro, anche se il ristorante vegetariano consiglio dall’hospitalera dell’albergue Casa da Chanca non esiste. Una passeggiata tranquilla nel bel centro storico di Lugo, che non è stata una sorpresa. Sergio Ghisleni, allora giornalista della Gazzetta dello Sport, molte volte in trasferta con la Scavolini Basket, me ne aveva parlato positivamente. A Lugo giocava Catarina Pollini, una delle più grandi cestiste italiane ed europee, moglie di Sergio.

La sorpresa, semmai, è stato il dopo cena. Quando io e l’amico irlandese Michael Murphy ci siamo messi a tavola, all’aperto, i numerosi ristoranti di Rua Nova, la via del vino, erano vuoti. Il tempo di mangiare io un cuscus, Michael alcune aragostine, e la zona si è riempita. Una “movida” incredibile, degna delle grandissime città spagnole, forse di più. Dovevamo tornare all’albergue, ma non riuscivamo a farci largo tra la folla.
Al ritorno a Casa Chanca, una brutta notizia: Sonia, tinerfeña in Cammino con marito e cognato, stava andando all’ospedale, alle prese con una brutta infezione al piede destro, forse colpa del bruciore provocato dal camminare sull’asfalto.

Anche i miei piedi sono arrossati e ho raddoppiato la cura, facendo largo uso di Burro di Karite’ (per proteggerli prima della tappa) e Prep (per rinfrescarli dopo la fatica).
Anche Melanie, la giovane austriaca che non ama l’opera, ha fatto ricorso al medico, avendo un piede che sanguinava. Impossibile camminare ancora, ma un altro amico ci ha detto che confida di arrivare a Santiago. Forza Melanie.

Stamattina ho salutato Michael, conosciuto la sera della cena a Campiello. Dopo la meravigliosa Ruta por Hospitales, abbiamo fatto insieme tutte le tappe fino a ieri. Ma oggi Michael si ferma a Lugo, dove stasera lo raggiunge l’amico Roger. Faranno insieme il resto del Primitivo e poiché Roger va piano, potrei incontrarli sabato prossimo, quando conto di tornare da Finisterre. Se tutto va bene, martedì potrei essere a Santiago e il giorno dopo partire verso il capo sul mare che i romani definivano “finis terrae”. E’ lì che di solito, se uno ha il tempo per farlo, si conclude il Cammino. Sono circa 90 km in più. Mi piacerebbe completarli in tre giorni, per essere a Santiago de Compostela sabato a pranzo e alla sera andare a vedere la finale della Supercoppa di Spagna di pallacanestro (semifinali venerdì, in campo Baskonia Vitoria, Real Madrid, F.C. Barcelona e Obradoiro Santiago; sì, la squadra di basket della città gallega ha il nome della piazza della cattedrale.

Dunque da oggi cammino solo e nella tappa odierna ho visto alcune facce conosciute solo alla partenza. A colazione, ho salutato quattro ragazze basche di Bilbao che tornano a casa perché hanno terminato le ferie e lunedì saranno al lavoro.

Non ho salutato le tre americane che incontro dal primo giorno, andando da Oviedo a Grado. Vi ho raccontato della ragazza che camminava nel fango calzando i sandali. Lei, la mamma e la zia sono poco apprezzati dagli altri in Cammino. Non salutano mai, il classico Buen Camino è loro sconosciuto e quando qualcuno prova a fare un cenno, fingono di non vedere. Sono di Portland, Oregon, soprattutto persone che sembrano avere imparato niente o poco niente dal Camino Primitivo.

Ho lasciato l’albergue da un minuto che, fari spenti nel buio ancora profondo, arriva un’Audi A4 sw nera che procede in discesa a grande velocità. Prima paura di sabato 15 settembre.

La salita mattutina, compresi una trentina di scalini, porta al centro storico. Il Cammino attraversa il cuore di Lugo. Nei pressi della cattedrale, un’operatrice ecologica conferma che la strada è giusta. La “concha”, la conchiglia sull’asfalto, indica il Cammino; tante bottiglie rotte ai margini della strada raccontano che la “movida” del venerdì è stata lunga.

Superato un ponte su fiume Minho, che ritrovo dopo un anno, si cammina lungo il parco fluviale, dove alcuni residenti vanno a giocare a tennis.

Inizia la seconda ascesa della giornata. Segue una discesa, ma attraversato un tunnel si torna a salire. Siamo in zone residenziali. Superata una strada di grande comunicazione, ritrovo un nome conosciuto due anni da nel Cammino Francese: Palas de Rei.
Si procede su un sentiero parallelo alla provinciale LU-P-2901, per fortuna il traffico è inesistente, al momento. Il sentiero finisce, siamo obbligati ad attraversare per andare a sinistra e camminare sull’asfalto. Non fa bene ai piedi ed è pericoloso. Troppi automobilisti superano i limiti di velocità. L’ansia aumenta.

Dopo circa 14-15 km il cartello più atteso: si lascia la LU-P-2901 e si ritrovano scorci di Galicia che tenevo nel cuore: un ruscello, il suono dell’acqua che scorre sotto un ponticello, gli alberi che mi fanno ombra, i verdi pascoli.

Siamo prossimi all’autunno, cadono le foglie e si può camminare su un soffice sentiero. Non faccio in tempo a pensarlo che ritrovo la strada provinciale. Mi rallegra però che stia spuntando finalmente il sole.

Non manca una sosta: raggiunti un bar, ordino un bocadillo vegetariano, lattuga e pomodori (buonissimi), acquisto anche una bottiglia d’acqua e pago 4 euro, il doppio che nelle Asturie.

Dopo un lungo tratto in piano, si scende, poi si sale ancora.

Qui non si va per Comuni, per Concellos, ma per “parroquia”. State entrando nella parroquia di Bacurin, avverte un cartello stradale.

Dopo albergue di San Román da Retorta, lunga discesa, poi salitona da Burgo de Negral a Vilacarpide, quota 583. Aria fresca e sole caldo, mancano 76,167 km a Santiago. Si torna a scendere, ma presto incomincia un’altra ascesa a 570 metri. Il luogo è pregevole, tra alberi e prati e linde casette, nel silenzio totale rotto solo in lontananza dagli spari dei cacciatori.

Una lunga salita è l’epilogo della giornata. Dopo poco più di 6 ore e mezza entro nell’albergue A Nave, carino e molto frequentato. La sensazione è che siano in arrivo i “Pellegrini degli ultimi 100 chilometri”. Lunga doccia, poi lavo gli indumenti usati oggi e li metto ad asciugare nel grande cortile all’aperto. Quando rientro, incontro Sonia, marito e cognato. Stamattina è stata vista ancora da un medico che ha controllato l’infiammazione al piede. Oggi ha preso il bus, domani tornerà a camminare.
Domani andrò a Melide, poco più di 20 km, dove il Primitivo confluisce sul Francese. Ci sono stato già due anni addietro. Manderò qualche foto a Vladimir Gamboa e Santiago Prince, i due americani con i quali ho camminato due anni fa.

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