Da Melide a Pedrouzo, meno di 20 km da Santiago de Compostela in compagnia di un ragazzo scalzo: altra tappa del Cammino di Luciano Murgia

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17 settembre 2018

Ecco il dodicesimo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi la presentazionel’arrivo in Spagnaprima tappaseconda tappaterza tappaquarta tappaquinta tappasesta tappasettima tappaottava tappanona tappadecima tappa e undicesima tappa).

PEDOUZO (Galizia – Spagna) – Le guide – più o meno unanimi – scrivono che da Melide a Pedrouzo i km da percorrere sono poco più di 33. Nessun dubbio ne abbia fatti di più, però i 38,25 registrati dal mio Apple Watch sembrano troppi. Vero è che altri sono arrivati all’albergue Cruceiro, stesso nome di quello di Melide, accorciando di molto il percorso, camminando sulla N-547, anziché passare nel bel bosco, utilizzando un sentiero che conduce all’ufficio turistico informazioni.

Che siano 33 o 38, li ho fatti tutti da solo, a parte un brevissimo tratto in compagnia di Krysia, la signora scozzese che non incontravo dalla tarda mattinata del 9 settembre, in un bar di Campiello, da dove il giorno dopo avrei tentato di raggiungere gli Alti della Ruta por Hospitales. Invece andava per Pola de Allande.

Dunque, oltre 30 km da solo, gustando ognuno del 52.577 passi, trovando in ogni
gallego incontrato tanta attenzione ai nostri problemi, alle nostre difficoltà. Che sono
incominciate subito, quando era ancora notte. La sveglia è suonata presto nel Cruceiro di Melide. Alcuni francesi ospiti nella camerata a fianco si sono alzati che non erano le 5,30. Alle 7,04 ero già in strada, preceduto da altri pellegrini che si erano incamminati nel buio fitto, accentuato dalla nebbia. Tutti avevano in mano una torcia elettrica. Io procedevo con quella dell’orologio. A un bivio, prendiamo il percorso raccomandato.
Sono le ore 7,41, come vedete nella foto, inizia ad albeggiare, ma il ritmo resta sempre molti basso, da passeggio. Sette minuti dopo, la luce vince il buio e una foto va in archivio con un campo avvolto nella nebbia.

Mi fermo a colazione in un bar che ha appena aperto. Non faccio a tempo a ordinare un te verde e un croissant con tanta marmellata che entrano le tre americane che ormai hanno uno spazio quotidiano all’interno del mio diario.

Dopo una colazione abbondante si riparte con maggiore determinazione. La giornata è bella, la Galicia pure. Giunto a Buente, vedo per la prima volta, dal 5 settembre, giorno dell’arrivo a Oviedo, un automobilista che telefona mentre guida.

Un consiglio per chi cammina e potrebbe essere interessato al Primitivo: a Buente c’è un nuovo albergo: visto da fuori sembra molto interessante. Vero che Melide è un centro ricco di tutti i servizi, compresi noti ristoranti che cucinano il polpo, ma c’è anche chi preferisce la tranquillità dei paesini. A maggiore ragione se dotati di ottime strutture.

Nell’antica chiesetta di Boente, dedicata a Santiago, mettono il “sello”, il timbro sulla credenziale che attesta il passaggio, ma stamattina è chiusa.

I luoghi che attraverso sono molto belli. Spero che le foto riescano a confermare le mie impressioni.

A un bivio lascio a sinistra la Via dei Templari, già vista, e procedo sull’altro tracciato.
A Rio c’è un bel punto di ristoro gestito da tedeschi. Tutto è organizzato alla perfezione e si possono lasciare messaggi.

Arrivando ad Arzua, che vive del Camino (decine di albergue), respiro grandi emozioni. Rivedo luoghi in cui ho dormito e mangiato con Santiago e Vladimir, amici americani del Cammino Francese, e mi sembra di posare i piedi dove li posai due anni fa. Anche davanti alla Capela di Maria Madalena (XIV secolo). Solo che allora entrai in una super pasticceria che fa “palmere al cioccolato” deliziose e oggi mi sono presentato nella vicina farmacia per acquistare siringhe. Però l’iniezione di ieri nella vescica ha fatto effetto e oggi ho camminato senza problemi, ma atteso da altri 90 in da Santiago de Compostela a Finisterre meglio essere cauti e preparati.

Da Arzua a Pedrouzo sono poco meno di 20 km, alcuni bellissimi, come quando di passa nei tunnel verdi, formati dall’intreccio dei rami degli alberi che si guardano dai lati opposti del sentiero; altri brutti, soprattutto attraversando o fiancheggiando la strada nazionale.

In verità, ancorché lunga, soprattutto in una giornata calda, non è una tappa difficile per chi è reduce dalle montagne asturiane. Non manca una dura salita dove soffre moltissimo un ciclista italiano che va con il mio passo.

Rivedo un paio di volti conosciuti a Casa Calzada. Mi concedo un buon panino con pomodori e lattuga (buonissimo) e mi diverto a osservare un gallo che fa le veci dei cani e dei gatti e chiede cibo agli avventori.

Assai più degni di nota il passaggio davanti al “muro della sapienza” e ancora più con Hans, giovane tedesco che sta completando – SCALZO – il Cammino del Nord, da Irún, al confine tra Francia e Paese Basco. Applausi.

Numerosi i luoghi di ristoro anche caratteristici ma l’attenzione è tutta dedicata alla distanza che mi separa dalla doccia, lunghissima, da un sonnellino, ma anche da ordinare gli appunti per il diario quotidiano che manca di una sola pagina: quella di domani da Pedrouzo a Santiago de Compostela. A proposito di distanza: quando mancavano 29,890 km, un cartello indicava Suso, un paese. Una mano anonima, sicuramente milanista, ha aggiunto: super.

Mentre finisco di scrivere, imparo che siamo a meno di 20 km dalla meta del mio quarto Cammino di Santiago. Lo conferma il rombo dei motori degli aerei in decollo e in atterraggio nel vicino aeroporto di Lavacolla.

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