Sta per partire la A di basket: alla scoperta di tutte le 16 squadre (prima puntata)

pallone-basket1PESARO – Sabato 6 ottobre prenderà il via il 96esimo campionato italiano di pallacanestro, con una squadra che sembra strafavorita – Milano – rispetto alle concorrenti, anche se Venezia, Brescia e Torino proveranno a darle fastidio, mentre, come sempre, almeno 11-12 formazioni tenteranno di accedere ai playoff e le ultime 4-5 cercheranno di evitare l’ultimo posto, quello che sancirà la retrocessione in serie A2, nell’ultimo campionato che prevede al via 16 squadre.

Infatti, grazie alle tre promozioni previste in serie A2, dall’anno prossimo, si tornerà a 18 squadre, decisione per lo meno discutibile, vista la penuria di giocatori italiani di livello almeno discreto, che circolano già da questo campionato, dove per trovarne quella decina in più, obbligatori per il nuovo regolamento, si è dovuto andare a pescarli anche in serie B, ma in Legabasket sognano di ritrovare Siena, Treviso, la Fortitudo e altre piazze storiche, con i loro 5.000 spettatori di media e i loro sponsor, anche se il rischio di ritrovarsi in mezzo qualche “infiltrata” è sempre elevato, almeno finché prevarrà il merito sportivo.

Anche quest’estate, abbiamo assistito a un mercato frizzante, con un via vai di giocatori ormai abituale, perché le bandiere non solo non esistono più, ma sono state ammainate da un pezzo, e trovare un atleta che rimanga nella stessa squadra per tre anni consecutivi è raro come una vittoria in trasferta della Vuelle nell’ultimo lustro e gli unici che lo fanno, sono quei giocatori italiani di medio-basso livello, non appetibili per le big, che le “piccole” si tengono stretti, più per la paura di non trovare nessun altro, che per reali meriti tecnici.

Il vero colpo forse, non riguarda un giocatore, ma l’arrivo di Larry Brown sulla panchina di Torino, un allenatore che ha vinto tutto quella che c’era da vincere in America, dal titolo Nba a quello con il Dream Team, un coach che nel suo cellulare ha il numero di LeBron James e Kobe Bryant, e questi due campioni, non solo gli rispondono subito, ma lo richiamano, scusandosi, se non hanno fatto in tempo a prendere la telefonata, a 78 anni, Larry Brown ha deciso di rimettersi in gioco, attirato, non solo dai soldi che gli passerà la Fiat, che comunque non può competere con gli stipendi Nba, ma dalla voglia di confrontarsi in una realtà completamente nuova, come quella italiana ed europea.

Anche per quest’anno è stata confermata la partnership con Eurosport, che trasmetterà in esclusiva tutte e 30 le partite del campionato, la Coppa Italia e le Final Eight di coppa Italia, in programma a metà febbraio a Firenze, con l’aggiunta anche dell’Eurolega, tutto al costo annuo di 49,99 euro.

Due precisazioni, la prima: ci sono diversi modi per dare un giudizio, dalle stelline, a un semplice voto, oppure avremmo potuto indicare per ogni squadra la probabile posizione finale. Ma proprio per il grande equilibrio che regnerà fino alla trentesima giornata, dove ci si dovrà preparare alle classifiche avulse e alla differenza canestri, abbiamo deciso di dividere i giudizi in cinque grandi fasce di merito: scudetto (non c’è bisogno di spiegazioni), finale scudetto (idem), semifinale scudetto (tra il terzo e il quinto posto), quarti di finale playoff (dal sesto al nono posto), salvezza tranquilla (dal decimo al tredicesimo), salvezza (dal 14esimo al 16esimo).

La seconda: con il mercato sempre aperto, questa guida rischia di diventare obsoleta già tra un paio di settimane, perché sappiamo che basta l’arrivo di un solo giocatore di medio alto livello, per spostare gli equilibri, tralasciando i possibili infortuni, ma un punto fermo ci vuole e a maggio vi divertirete a rileggerla, per vedere quanti pronostici abbiamo azzeccato.

Seguendo rigorosamente l’ordine di classifica dell’anno precedente, cominciamo dai campioni d’Italia in carica:

AX CHALLENGE ARMANI MILANO

Uno squadrone, forse anche troppo per il campionato italiano, come si è visto nel weekend, quando Milano ha vinto facilmente la sua terza Supercoppa consecutiva, ma sotto la Madonnina hanno in mente i playoff d’Eurolega come obiettivo stagionale e, dopo due annate disastrose sotto questo punto di vista, devono obbligatoriamente riscattarsi. Avere due italiani naturalizzati come Jeff Brooks e Christian Burns è un lusso notevole, considerando che gli altri azzurri sono Andrea Cinciarini, Simone Fontecchio e Amedeo Della Valle, che formano un quintetto che potrebbe, da solo, tranquillamente puntare ai playoff, ma a questi cinque si aggiungono la bellezza di otto stranieri, tutti di alto livello, un nome su tutti, quello di Mike James, ma anche Micov, Kusminkas e Gudaitis non sono malaccio, con coach Pianigiani che potrà ogni domenica schierarne solo sei, per regolamento, costringendolo a un turnover che sarà risolto durante la settimana con gli impegni d’Eurolega, dove potrà schierarli tutti, a scapito di italiani come Simone Fontecchio, che nel suo ruolo, si troverà davanti almeno tre stranieri e che, a dicembre, potrebbe decidere nuovamente di cambiare aria ed accettare magari, dopo averle rifiutate in estate, le avances di Pesaro.

LA STELLA
Nemanja Nedovic
Se vuoi fare strada in Eurolega, devi circondanti di giocatori esperti e abituati ad ogni battaglia, e questa guardia 27enne serba, ne ha vinte parecchie, con il suo arresto e tiro mortifero e una volontà di migliorare, anno dopo anno, che lo caratterizza fin dai suoi esordi, in campionato magari non giocherà 40 minuti a partita, ma, se in serata, diventa quasi immarcabile.

LA SORPRESA
Jeff Brooks
L’unica sorpresa veramente, è ritrovarlo come giocatore italiano, dopo essere stato protagonista del triplete di Sassari e di tanti altri campionati, perché a 29 anni, ha raggiunto la piena maturità e, se dovessimo fare un solo nome, su chi sarà il miglior realizzatore italiano stagionale, faremmo quello di Jeff Brooks.

IL COACH
Simone Pianigiani
Si troverà a gestire una rosa di 14 titolari, ma sa di dover giocare almeno 80 partite durante la stagione e, il campionato, gli servirà come allenamento domenicale per l’Eurolega, almeno fino ai playoff, dove un paio di avversarie proveranno a togliergli lo scettro e Pianigiani, dovrà essere bravo a gestire la pressione di allenare la logica favorita per lo scudetto.

L’OBIETTIVO DELLA SQUADRA
Scudetto

DOLOMITI ENERGIA TRENTO

Per fare meglio delle ultime due stagioni, dove ha raggiunto per due volte la finale scudetto, Trento dovrebbe vincerlo il titolo, ma onestamente non crediamo ne sia in grado, e forse già tornare tra le prime quattro potrebbe essere un traguardo difficile da raggiungere. Intendiamoci, la Dolomiti rimane una squadra dall’alto potenziale, ma la concorrenza sembra essersi rinforzata e non sarà facile per coach Buscaglia ripetere gli exploit degli ultimi anni. Il roster trentino ha riaccolto Davide Pascolo, tornato a casa dopo la tanta panchina milanese, e gli italiani sembrano essere un punto di forza, con i vari Toto Forray e Diego Flaccadori che sono di fatto dei titolari e Fabio Mian e Luca Lechtaler che, dalla panchina, garantiranno punti ed energia, ma per puntare in alto, sarà il nucleo stranieri a doversi superare, a partire dai confermati Dustin Hogue, Beto Gomes e Devyn Marble e dal contributo dei serbi Radicevic e Jovanovic, per una Dolomiti che giocherà come sempre, senza troppa pressione addosso e potrà far bene sia in campionato che a livello europeo.

LA STELLA
Devyn Marble
Nelle 10 partite – 9 vinte – giocate con Trento nel 2017, aveva già fatto innamorare il pubblico della BLM Group Arena, che aveva apprezzato le qualità balistiche di questa guardia 26enne, dal tiro non stilisticamente ineccepibile, ma efficace, dotato di un uno contro uno micidiale e che può giocare anche qualche minuto da playmaker. Il suo coach spera che possa anche essere un trascinatore per i compagni, in una Dolomiti che ha tante stelle, ma nessuna che brilla più delle altre.

LA SORPRESA
Nikola Jovanovic
Centro serbo di 211 centimetri dotato di buonissima tecnica e ottimi fondamentali, che a 24 anni è pronto per i grandi palcoscenici. Per rendere al meglio in una squadra che predilige il gioco perimetrale, dovrà essere cercato con insistenza dai compagni ma, con playmaker come Flaccadori e Forray, i palloni giocabili dentro l’area dovrebbero arrivare frequentemente e Jovanovic dovrà farsi trovare sempre pronto, anche nella lotta a rimbalzo.

IL COACH
Maurizio Buscaglia
Nono anno alla guida dell’Aquila, un record di questi tempi, in un basket che non perdona niente a nessuno e difficilmente lascia lavorare in pace gli allenatori. A Trento invece hanno scommesso sulle qualità di Buscaglia e i fatti gli hanno dato ragione, con due finali scudetto conquistate e la speranza di ripetersi anche a livello europeo.

L’OBIETTIVO DELLA SQUADRA
Semifinale scudetto

UMANA VENEZIA

Rimane la principale antagonista di Milano per la conquista dello scudetto, forse non l’unica, ma sicuramente quella che può darle maggiore fastidio, l’Umana infatti ha un roster altrettanto profondo, che in questo precampionato, nonostante qualche assenza di troppo per infortuni muscolari, ha comunque sempre dato l’impressione di essere al completo, per dovendo rinunciare fino al 20 settembre al contributo dei nazionali azzurri Tonut e Biligha, che insieme a De Nicolao, Bruno Cerella, Marco Giuri e Valerio Mazzola, compongono un nucleo italiano, magari inferiore a quello di Milano, ma ugualmente competitivo. Così come competitivi sono sicuramente gli otto stranieri della Reyer, con il ritrovato Julyan Stone pronto a riprendere in mano le redini della squadra, insieme a bocche da fuoco del calibro di Daye e Bramos, con Haynes, Deron Washington e Mitchell Watt – out per un problema al ginocchio, sarà sostituito dallo sloveno Vidmar – ormai veterani del nostro campionato e il nuovi arrivato Kyzlink, che non faticherà ad inserirsi in un’Umana dal grande potenziale, pronta a fare lo sgambetto a chiunque, anche alla corazzata milanese.

LA STELLA
Austin Daye
Difenderà poco, non si impegnerà al 100% per tutti e 40 i minuti e le 50-60 partite che attendono Venezia in stagione, ma trovatelo voi un giocatore di 211 centimetri con un tiro da tre mortifero, una grande capacità di andare a rimbalzo difensivo, solamente di posizione, una percentuale ai liberi sempre superiore al 90% e che, se in serata, può beffare qualsiasi difesa. Se avesse avuto voglia di correre e difendere per 80 partite sarebbe rimasto in Nba, a guadagnare 6-7 milioni di dollari annui, ma crediamo che a Venezia abbiano fatto un affare a rinnovargli il contratto per altre due stagioni.

LA SORPRESA
Paul Biligha
Uno che gioca come centro titolare nella nazionale italiana non può definirsi una sorpresa, ma siamo convinti che a 28 anni Biligha non abbia ancora espresso tutto il suo potenziale e che possa ancora incrementare il suo contributo, specie a rimbalzo, dove spesso fatica a prendere posizione e si fida troppo delle sue doti di saltatore.

IL COACH
Walter De Raffaele
E’ atteso da un compito non semplice, quello di portare Venezia fino in fondo, in tutte e tre le competizioni che l’attendono, perché il roster è profondo e di qualità, delle squadre di vertice è quella che ha cambiato meno, e sa di dover portare almeno un trofeo in laguna.

L’OBIETTIVO DELLA SQUADRA
Finale scudetto

Appuntamento a domani, con la seconda parte, di quattro, dello speciale di Pu24.it sul campionato italiano di pallacanestro.

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