Vuelle, il primo passo è quello giusto. La vittoria su Pistoia dà punti, fiducia e la conferma che sarà una domenicale guerra di nervi

Vuelle esulta nella vittoria con Pistoia (Foto Luca Toni)PESARO – Si doveva vincere e alla fine il compito è stato portato a casa, pur tra mille sofferenze, perché vi avvisiamo subito, scordatevi che questa Vuelle sia in grado di vincere delle partite con ampio scarto, l’unico modo per portare a casa i due punti rimane il solito, arrivare negli ultimi tre minuti a contatto con gli avversari, per giocarsi il tutto per tutto e cercare di commettere meno errori di chi sta dall’altra parte.

Si doveva vincere, magari anche con uno scarto importante, ma nel consueto articolo di presentazione del match pubblicato al venerdì, eravamo stati facili profeti, sulla possibilità che accadesse qualcosa di simile a quello visto ieri sera nell’ultima azione, con il povero Artis completamente spaesato, che si chiedeva il motivo per cui il suo coach gli stava urlando contro, invitandolo ad andare verso il canestro avversario, per incrementare quello scarto di sei punti, con cui la Vuelle stava vincendo l’incontro e speriamo di non doverlo rimpiangere, quando si andranno a fare i conti il prossimo maggio, ma non è facile spiegare ad un gruppo completamente nuovo, cosa sia la differenza canestri, concetto completamente astruso alla mentalità americana.

Si doveva provare anche a giocare bene, ma questo non è riuscito completamente, anzi per lunghi tratti si è visto un basket bruttino, con il pallone che ristagnava troppo nelle mani dei biancorossi e soprattutto una difesa troppo permissiva, perché non credete alla favoletta che un buon attacco sia solo frutto di buone percentuali e di scelte di tiro, un buon attacco nasce soprattutto dalla difesa, quella che non concede tiri facili agli avversari e ti permette, o di recuperare il pallone per far partire il tuo contropiede, o di catturare un rimbalzo pulito, permettendoti di presentarti nell’altra metà campo in minor tempo e con più secondi a disposizione per effettuare un buon tiro, e di fare stancare il quintetto avversario, che se fatica in attacco, ha meno energie da spendere in difesa.

Difesa che non potrà mai essere un vero punto di forza di questa Vuelle, perché Blackmon e McCree non saranno mai dei difensori puri, ma che coach Galli ha comunque il dovere di migliorare, provando magari tra qualche giornata, qualche minuto di zona, mentre per adesso ci si affida al cambio sistematico, visto che gli esterni non sempre riescono a tenere l’uno contro uno, con tutti i rischi del caso, soprattutto quando hai in campo un centro dai piedi lenti come Ancellotti, che fatica a contenere la velocità degli esterni avversari.

La difesa è uno dei tanti problemi da risolvere per coach Galli, che per adesso si gode la vittoria, ma che sa di non poter essere completamente soddisfatto di quello che ha visto ieri sera al’Adriatic Arena, anche se cominciare il campionato con una vittoria, si spera possa essere di buon auspico per una stagione che sarà lunghissima e complicata.

 

I PIU’ …..

Tiri liberi: 19 su 23 per la Vuelle dalla lunetta, con il percorso netto di Blackmon (10 su 10) e Mockevicius (5 su 5), decisivi nel finale, l’unico non in linea coi compagni è stato Ancellotti, con due errori in un momento topico, la precisione dalla linea sarà fondamentale anche in futuro.

Rimbalzi: Pesaro ne cattura 39 contro i 33 di Pistoia, 6 in più degli avversari, tutti offensivi, dove oltre a Mockevicius, si sono fatti valere anche Artis e Murray, i sei rimbalzi in più hanno consentito alla Vuelle, sei possessi offensivi ulteriori e, in una partita punto a punto, ogni possesso conta.

Lamond Murray: E’ vero che sarà l’asse Blackmon-McCree quella portante di questa Vuelle, ma l’ago della bilancia potrebbe essere Murray, che godrà di qualche libertà in più rispetto ai due compagni e che, ieri sera, non ha sprecato nulla, rendendosi utile in ogni fase della partita, fondamentale anche in difesa.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – PISTOIA

Panchina: Lo sapevamo da agosto, che la panchina della Vuelle non fosse di prima fascia e contro Pistoia il suo contributo è stato di soli 6 punti, sui 77 punti segnati, con soli 36 minuti giocati sui 200 disponibili, lo sapevamo, ma non vuol dire che non si possa migliorare.

Diego Monaldi: E parlando di panchina, dovrebbe essere Monaldi quello più vicino ai titolari dal punto di vista tecnico, mentre purtroppo, anche contro l’OriOra, ha confermato tutti i problemi visti già in precampionato, con errori al tiro e pochissima leadership sul parquet.

Assist: 10 per Pesaro, 7 per Pistoia, 17 complessivi su 60 canestri segnati dalle due squadre, che hanno faticato soprattutto a servire i loro lunghi, spesso completamente avulsi dai giochi offensivi.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Per molti dei 3847 spettatori presenti all’Adriatic Arena ieri sera, quella contro Pistoia è stato il primo vero impatto con la nuova Vuelle, dato che nell’unica amichevole giocata a Pesaro, erano presenti si e no, 1000 persone. Che impressione avranno avuto? Di una squadra ancora indecifrabile, con buone individualità, ma ancora avulsi dal gruppo, con un potenziale offensivo importante, che fatica però ad essere continuo, visto che il playmaker non ha ancora in mano la squadra, troppo preoccupato di non dare fastidio ai compagni importanti e poco propenso a servire la palla ai lunghi, che alla fine della giostra sono solamente Ancellotti e Mockevicius, due centri puri che per rendere al meglio andrebbero serviti sul pick and roll, o sugli scarichi, azioni che si sono viste solamente un paio di volte, perché di scaricare il pallone dentro l’area per adesso, non ci pensano proprio né Blackmon, nè McCree, che sarebbe la nostra ala grande titolare, ma del numero quattro moderno sembra non possederne le caratteristiche, visto che predilige il tiro da fuori al gioco spalle a canestro e tutti i suoi canestri da due, sono arrivati grazie a delle penetrazioni frontali, anche perché tutte le volte che ha provato la “giravolta”, è andato a sbattere contro i raddoppi degli avversari, cosa che in G-League non gli capitava quasi mai e gli permetteva di raggiungere bottini importanti.

Il pubblico di Pesaro potrebbe aver capito che Blackmon è una guardia pura, una di quelle col tiro da fuori, in grado di penetrare sia dal lato sinistro che destro del campo e di correre in contropiede, ma che, come tutti i grandi attaccanti, pensa che la fase difensiva sia una scocciatura inevitabile, prima di tornare nuovamente in attacco, ma che, come tutti i grandi attaccanti, sarebbe invece tranquillamente in grado di rendersi utile anche in difesa, come si è visto negli ultimi minuti del match. I 4000 della futura Vitrifrigo Arena, si dovrebbero essere accorti che Murray non sarà stato baciato in fronte dagli dei del basket, ma anche che i suoi tiri non appaiono mai forzati, ma come logica conseguenza di quello che sta accadendo in quel momento sul parquet, e questa qualità viene definita spirito di osservazione, qualità che ancora non possiede, ad esempio, McCree.

Il pubblico di Pesaro ha potuto apprezzare anche un pivot vecchio stampo come Mockevicius, un centro atipico nel basket moderno, uno che dentro l’area sembra veramente a suo agio, mentre appena ne esce, cominciano i guai, ma saperne sfruttare le caratteristiche è uno dei tanti compiti che aspetta coach Galli, insieme, ad esempio, a convincere McCree a dare una mano a rimbalzo, almeno in difesa, perché è vero che Pesaro ne ha catturati 6 in più degli avversari, ma molti di questi sono arrivati grazie a dei “tocchetti”, quelli che fanno girare il pallone come un flipper, finché qualcuno non esce dalla lotta con la palla tra le mani, mentre se arrivasse un maggior numero di rimbalzi puliti, quelli per capirci non presi da McCree, si avrebbe un maggior numero di contropiedi, con tutti i benefici del caso.

Ma il pubblico di Pesaro ha visto anche tanti errori evitabili, tante piccole e grandi cose che non hanno funzionato a dovere, ha capito che quella della panchina corta non era una favoletta, ma una realtà e ha capito che Pistoia non è uno squadrone, ma non è neanche così scarsa come si sperava e che salvarsi sarà come sempre un compito arduo, in un campionato dove tolte le 4-5 big, non c’è poi così tanta differenza tra la sesta e la 15esima, iniziare col piede giusto fa piacere, ma se il pubblico di Pesaro si domandasse dove trovare altri 18-20 punti da qui a maggio, non sapremmo proprio cosa rispondergli.

DAGLI ALTRI PARQUET

Nessuna vera sorpresa in questo primo turno di campionato, i due risultati meno pronosticabili sono stati la vittoria casalinga di Reggio Emilia contro Sassari e quella esterna di Cremona a Trento dopo due supplementari, con la Dolomiti Energia che ha sprecato un paio di occasioni ghiotte per chiudere la partita, Milano soffre più del previsto, ma alla fine vince contro Brindisi, segnando 103 punti e mandando in doppia cifra sei uomini, mentre si sono risolte al fotofinish le sfide tra Varese e Brescia, con l’Openjob Metis che la spunta per 81 a 80 grazie ad una tripla a fili di sirena di Moore, e quella tra Venezia e Torino, con l’Umana vittoriosa per 76 a 75 dopo un supplementare, con la Fiat che dovrà fare a meno di coach Larry Brown, rientrato negli States per problemi di salute. Equilibrato anche il posticipo tra Trieste e Bologna, con la Virtus che deve aspettare l’ultima azione, per superare un’Alma alle prese con diverse assenze, mentre nell’anticipo del sabato pomeriggio, Avellino aveva superato senza nessun problema Cantù, portandosi in testa alla classifica, grazie alla migliore differenza canestri.

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