“Era il mio futuro, ecco chi era il mio Nicolin”: il ricordo straziante di Fausto Massarini, lo zio del povero Nicholas Carloni

Nicholas Carloni con lo zio Fausto Massarini

Nicholas Carloni con lo zio Fausto Massarini

CANDELARA – “Ho conosciuto Nicholas il 15 agosto 1998. Un giorno di fine estate in cui mi ha costretto a prendere di fretta e furia il treno da Livorno, dove all’epoca frequentavo l’Accademia navale da militare semplice, per vederlo per la prima volta. Una cosa che, scherzosamente, gli ho sempre rinfacciato. Lui mi sgridava. Adesso, però, non potrà più farlo. E fa malissimo”. Così inizia il racconto Fausto Massarini, molto più di un “semplice” zio per Nikki, cioè Nicholas Carloni, il pesarese di 20 anni volato in cielo mercoledì per un incidente stradale non lontano da Candelara dove era nato e cresciuto e da Santa Maria dell’Arzilla dove viveva coi genitori Michela e Luca, con le sorelle Pamela, Diletta, Martina e Daphne. Una tragedia che ha lasciato sgomenta una città intera, e non solo quella come si capirà più avanti, ma lo zio Fausto – pur con gli occhi pieni di lacrime per una perdita contro natura – tiene a raccontare a tutti chi era il nipote. Che fosse un ragazzo solare, aperto, scherzoso e sicuro di sé lo sanno in tanti. In pochi, però sanno che era un lavoratore modello, appassionato al massimo grado di quel che faceva quotidianamente oltre che capace.

“IN GIRO PER IL MONDO”

Il racconto di Fausto Massarini inizia dal 2008. “Da quando Nicholas aveva 10 anni. Io, titolare di un’azienda metalmeccanica con interessi all’estero, ho iniziato a portarlo con me. Quanti viaggi avremo fatto assieme? Un’infinità. Soprattutto d’estate quando non c’era la scuola. La Turchia ormai era diventata la sua seconda casa. E lui, poco più che bambino, mi accompagnava in realtà importanti del settore, rapportandosi personalmente coi titolari di ditte con 2.000 dipendenti e fatturato di 500 milioni annui come nulla fosse. Questo per dire quanto fosse sicuro di se stesso. Fin da piccolo”.

Il racconto dello zio di Nicholas va poi al 2012. “Quando ha compiuto 14 anni, ho iniziato a portarlo con me non solamente a incontri commerciali, diciamo di rappresentanza, ma anche per fare installazioni delle macchine che producevamo. Lo facevo divertire. Lui apprezzava mettendoci gran passione, entusiasmo e voglia. Ricordo che una volta, a lavoro ultimato, hanno chiamato me, Nikki e un altro dipendente nell’ufficio del titolare. Il titolare mi ha chiesto 1.000 euro. Io, senza pensarci un attimo, glieli ho dati, e lui che ha fatto? Li ha dati a Nicholas, dicendo che se li era meritati tutti per aver lavorato sodo una settimana intera”.

Gli anni passano e i viaggi si intensificano. “Iran, Stati Uniti, come detto Turchia, e non solo. Dove potevo, compatibilmente coi suoi impegni, lo portavo con me – è sempre Fausto a parlare – Ci siamo ritrovati nella Turchia del tentato Golpe (noi di pu24.it avevamo documentato il fatto il 16 luglio del 2016, ndr). Eravamo io, lui che aveva 17 anni e un altro collega. Dopo i primi attimi di comprensibile preoccupazione, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “Che facciamo? I voli sono cancellati. Siamo bloccati, dobbiamo stare qui in albergo, godiamocelo”. Così abbiamo passato delle ore in piscina, prima di tornare in Italia qualche giorno dopo con modalità da film. Da Konya, città dell’Anatolia a 700 chilometri da Instanbul e 300 da Ankara, abbiamo rubato una macchina per raggiungere l’aeroporto e poter tornare a casa”.

AL LAVORO FULL TIME

“Nel 2016, quando non aveva ancora 18 anni, ha deciso smettere di studiare. Faceva il liceo scientifico, ma a quel “testone” la scuola non è mai piaciuta – è sempre Fausto Massarini a parlare – Ha iniziato nella primavera del 2016 a venire da me in azienda, che aveva sede a Montelabbate, tutti i giorni. Poi, in estate, un giorno mi ha detto che voleva comprarsi la moto. “Tieni Nikki, comprati la moto”, gli ho detto. E ovviamente lui era tutto contento. Poi, qualche tempo dopo, una volta se ne esce pronunciando testuali parole: “Ma tu, zio, un regalo non me lo fai mai?”. “Ma come? Ti ho comprato la moto”, gli ho risposto. “Sì, ma quello non era un regalo. Quella era la paga per il lavoro fatto da te in estate”, ha controbattuto. Ecco. Questo era il mio Nicolin”.

Poi, d’improvviso, le cose in azienda cominciano ad andar male. Alla fine del 2016 c’è il fallimento. “L’abbiamo persa, e lui era incavolato nero perché mi ha detto che avevo buttato via il suo futuro. Ci siamo rimboccati, però, le maniche. Siamo ripartiti da zero, nella stessa ditta che non era più nostra, ma passata a due titolari turchi che comunque ci hanno sempre voluto bene. Siamo ripartiti daccapo e dopo un anno e mezzo siamo tornati ai livelli della vecchia azienda. Lui, Nicholas, era con me”.

GLI ULTIMI GIORNI

Arriviamo ai giorni nostri. A quelli antecedenti la tragedia. “Nelle ultime due settimane, la maggior parte di noi era in Polonia per finire un’installazione – continua Fausto – Nel frattempo dovevamo consegnare in Italia un macchinario per lucidare l’alluminio. Una macchina mai costruita prima. Nicholas mi ha rassicurato. “Non ti preoccupare, zio. Ci penso io». E così è stato. In 15 giorni, partendo dal nulla, ha costruito un macchinario nuovo di zecca, tant’è che lunedì scorso era a Brescia, dal cliente, per l’installazione. La mattina prima della consegna dovevo dare un nome alla macchina. Ho scelto di chiamarla NC, Nicholas Carloni, le sue iniziali. Lui era contentissimo. Così come era contentissimo il cliente lombardo da cui è stato lunedì e martedì. Tornando a casa, mi ha chiesto due o tre giorni di ferie da passare con mamma Michela, mia sorella, che nel frattempo era tornata da Roma dove si trova per seguire la mia nipotina di 2 anni dopo un intervento. “Però domattina passo in azienda, così ti racconto com’è andata dal cliente bresciano”. Così è stato. Mercoledì mattina era da me. Abbiamo chiamato i titolari turchi, in viva voce, i quali lo hanno ringraziato. In quel momento “volava”. Era gratificato al massimo grado”.

Tutto questo a poche ore dall’uscita di strada nella via che collega il mare di Pesaro alle colline, e da quel maledettissimo incidente che ha tolto la vita a un ragazzo pieno di vita e nel pieno della vita. Una tragedia immane che non può che lasciare sgomenti. Un ragazzo speciale, anche nel lavoro. “E’ normale, io sono lo zio, e non posso che elogiarlo – chiosa Fausto Massarini – Però dico anche che in questi ultimi giorni ho ricevuto telefonate da clienti di tutto il mondo. Telefonate che non erano per me, ma per lui. Per un ragazzo che amava il lavoro di meccanico e tecnico che faceva. Per il mio Nicolin, “il brutto deficiente mio”, come lo chiamavo affettuosamente. Il mio futuro che, purtroppo, è volato in cielo”.

L’ultimo saluto a Nicholas Carloni si terrà a Candelara, nella Pieve di Santo Stefano, lunedì alle 15. Domani, cioè domenica, alle 20.30 nella stessa parrocchia si terrà il rosario. Per quel poco che vale, allo zio Fausto e alla zia Valeria con Emanuele, a mamma Michela, a papà Luca, alle sorelle Diletta, Martina, Daphne e Pamela, col compagno Amedeo, ai nonni Luciano e Alba, l’abbraccio sincero della redazione di pu24.it.

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