Vuelle, Varese mette il carico allo stato confusionale dell’ultimo mese

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31 dicembre 2018

PESARO – Di qualcuno deve essere colpa, se la Vuelle vista nelle ultime quattro partite è solo una lontana parente di quella vista fino ad Avellino e non stiamo parlando di una vita fa, ma del 9 dicembre, quando in Irpinia, Pesaro non riuscì a tirare l’ultimo pallone, quello che forse gli avrebbe permesso di vincere al Pala Del Mauro, portandosi addirittura in quinta posizione, ma in ogni caso i biancorossi rimasero ancorati al settimo posto, con davanti un calendario complicato, ma non impossibile, che lasciava presagire sogni fiorentini il prossimo febbraio.

Poi qualcosa è cambiato, ma non qualcosina, qualcosa di veramente grosso, perché siamo tornati a giocare lo stesso basket del precampionato, quello senza testa né coda, completamente in balia dell’avversaria di turno, perché contro Pesaro sembrano tutti dei fenomeni, ma di veri fenomeni in questo campionato ce ne sono pochini, ci sono invece squadre maggiormente organizzate, come la Varese vista ieri sera, col suo gioco solo all’apparenza lento, perché tirare negli ultimi secondi nell’azione può diventare un’arte, se lo fai come comandato da coach Caja, che quando non c’è il contropiede primario, fa giocare i suoi sempre al limite, facendo girare il pallone fino a trovare la soluzione migliore, poco importa se rimangono solo pochi decimi sul cronometro dei 24, perché i due o tre punti hanno lo stesso valore. Pesaro invece o tira il prima possibile, quando ci riesce, perché per correre in contropiede, devi avere il controllo dei rimbalzi difensivi e invece, contro Varese, ne ha catturati più in attacco che in difesa, o arriva anche lei al limite dei 24 secondi, ma in maniera molto meno organizzata, non facendo girare la palla a dovere, ma limitandosi ad attaccare il ferro con i giocatore che in quel momento ha la palla in mano.

Nelle ultime quattro partite – Cremona, Trento, Sassari e Varese – Pesaro ha subito la bellezza di 411 punti, per una media partita di quasi 103, segnandone solamente 322, con un differenziale medio di oltre 20 lunghezze, numeri che certificano pesantemente lo stato di confusione in cui versa la squadra, perché è proprio la confusione quella che traspare maggiormente dalle tribune, insieme ad una arrendevolezza che si accusa alle prime difficoltà, negli anni scorsi, Pesaro era forse meno forte tecnicamente rispetto a questa versione, ma aveva un pregio, quello di rialzarsi dai momenti brutti, senza forse un reale motivo tecnico, ma semplicemente perché il gruppo non si abbatteva alle prime difficoltà, ma reagiva, riportandosi sotto, poi naturalmente si perdevano partite con ampio scarto, quelle contro le big, ma di partite finite con 20-30-40 punti di scarto negativo, non ce ne ricordiamo poi tante, in questa seconda parte del 2018 invece, la Vuelle non reagisce quando va sotto pesantemente nel punteggio, dandola praticamente su appena il differenziale diventa troppo difficile da recuperare, difficile per la testa dei giocatori, perché il tiro da tre ha cambiato tutto e non è impossibile rientrare in partita, anche se sei sotto di 15 punti all’inizio dell’ultimo quarto, ma per farlo ci vuole la buona volontà, quella che i vari Blackmon, McCree e Artis non sembrano possedere, con quella mentalità tutta americana, che di partite in una stagione ce ne sono tante e che alla fin fine, perdere di 5 o 25 non fa tutta questa differenza, Sbagliato, perché al di là della differenza canestri, perdere con ampi scarti mina la tua sicurezza, carica le avversarie, e fa imbestialire il pubblico pagante, che anche ieri sera, con qualche defezione dovuta alle vacanze e al nebbione per arrivare alla Vitrifrigo Arena, era presente in discreto numero al palazzetto, perdendo però la pazienza già all’inizio del terzo quarto, quando il quintetto atipico schierato da coach Galli è stato calpestato da Varese, subendo il parziale che è diventato subito decisivo, proprio per quella mancanza di rivalsa che prende la Vuelle appena va sotto in doppia cifra e quando le cose non vanno bene, di qualcuno deve essere la colpa, come ci chiedevamo all’inizio dell’articolo, e come sempre in questo casi, il primo responsabile deve essere l’allenatore, quello che non ha mai dimostrato di poter essere un fattore determinante, ma un coach, che sa di avere tra le mani una gatta da pelare troppo difficile per le sue capacità, e non è casuale che ogni volta che viene intervistato, prima o dopo la partita, tende a sottolineare che lui, con i suoi ragazzi, ci parla ogni giorno, consapevole che non è ancora riuscito a farsi capire, ad inculcare una mentalità europea ad un gruppo di americani, che sarà anche il più giovane della compagnia, ma non lo riteniamo il più scarso dal punto di vista tecnico e poi in fin dei conti, non è che le altre squadre siano composti da soli europei, la posizione di coach Galli non è più solida come un mese fa, ma l’esperienza ci insegna che, storicamente, la dirigenza della Vuelle preferisca in questi casi la soluzione interna, promuovendo il vice allenatore, e quindi toccherebbe questa volta a Paolo Calbini assumersi l’onere di salvare la Vuelle, soluzione che, con tutto il bene che vogliamo ad un pesarese doc come Calbini, non ci sembra la più adatta, perché l’esperienza non si compra al mercato, ti viene solo dopo aver allenato da head coach per parecchi anni, magari anche nelle serie inferiori, perché allenare gli under non è la stessa cosa, a Pistoia, l’unica squadra rimasta a 6 punti, la posizione di coach Ramagli è traballante, e stanno pensando a Stefano Pillastrini come sostituto, non sarebbe il caso di fregarli sul tempo?

I PIU’ …..

Erik McCree: Per i suoi standard, ha disputato anche una discreta partita dal punto di vista difensivo, cercando l’anticipo sulla linea di passaggio e sbucciandosi le ginocchia nel tentativo di recuperare un pallone, in attacco è andato come al solito, prendendosi 21 tiri, con alterne fortune, anche se il 2 su 8 dalla lunetta non è perdonabile.

Primo tempo: Per una quindicina di minuti, diciamo dal terzo al diciottesimo, Pesaro gioca anche una buona partita, gestendo al meglio la fase offensiva, coinvolgendo tutto il quintetto, o quasi, perché Mockevicius era un fantasma per i compagni, poi il break sul finire del secondo quarto ha minato le poche certezze biancorosse, preludio del tracollo che ci attendeva all’inizio delle ostilità.

….. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – VARESE

Tiri liberi: 9 su 18, con la “perla” dei sei liberi falliti da McCree, percentuale deficitaria che nel primo tempo non ha permesso alla Vuelle di portarsi avanti, anche di un solo punticino.

Tiro da tre: Pesaro tira con la sua solita bassa percentuale (33%), Varese invece supera addirittura il 50%, con 11 triple a segno sulle 20 tentate, confermando le difficoltà della Vuelle a chiudere sul perimetro.

Assist: 18 a 5 per Varese, con Pesaro che ne ha distribuiti 3 con Artis e 2 con Mockevicius, a riprova che il gioco corale rimane un miraggio.

Simone Zanotti; Per carità, non è colpa sua se Pesaro ha perso di 20 anche stavolta, ma la sua breve permanenza sul parquet è coincisa con le prime palle dentro l’area servite da Varese, a riprova che le partite si possono preparare fin nei piccoli particolari.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Bisogna ricreare un minimo di entusiasmo, altrimenti uscire da questa crisi non sarà per niente semplice, la cartina di tornasole del pessimo momento Vuelle sono Blackmon e Mockevicius, il primo non sembra più essere la prima opzione offensiva della Vuelle, colpa di coach Galli che sembra non avere più fiducia nella sua guardia titolare, basta vedere il minutaggio concessigli nelle ultime partite rispetto all’inizio del campionato e stiamo parlando del miglior realizzatore, di uno dei pochi biancorossi in grado di prendersi un tiro dal palleggio, le sue panchine punitive forse sono dovute alle pecche in fase difensiva, ma non è che a novembre James fosse un mastino, ed in ogni caso questo continuo viavai dalla panchina al parquet non sembra giovargli e senza il suo ventello, come ripetiamo da ottobre, le possibilità pesaresi di vincere sono ridotte al lumicino.

vl vareseIl lituano invece sembra stanco, non fisicamente, ma psicologicamente, stanco di dover difendere per due o anche per tre, di essere l’unico ad andare a rimbalzo con continuità, di essere costantemente ignorato dai compagni in fase offensiva, visto che di palloni giocabili continua a riceverne sempre meno col passare delle partite, e se Egidjius molla, siamo messi veramente male, perché forse non sarà un leader, ma sembra quello a cui la situazione stia più a cuore, quello che si arrabbia quando le cose in campo non vanno come dovrebbero, ma Mockevicius potrebbe aver pensato: ” ma chi me lo fa fare a sbattermi ogni domenica, se agli altri non gliene frega niente?, pensiero da togliergli dalla testa il prima possibile, e se Galli non è in grado di farlo, si dovrà trovare un altro allenatore capace di fargli ritrovare la voglia di incazzarsi con tutti, perché in una squadra ci vuole anche questo, uno che sappia tenere in riga i compagni, se l’allenatore non è capace di imporsi sul gruppo.

Staremo a vedere cosa accadrà nel 2019 che sta per iniziare, dopo un 2018 in cui la Vuelle ha vinto 9 partite e ne ha perse 22, facendo vivere pochi momenti di gioia ai suoi tifosi, da parte nostra vi auguriamo un anno pieno di soddisfazioni, in primis personali, e poi tramite la gloriosa Victoria Libertas, che continueremo a seguire costantemente, continuando nel nostro lavoro ai fianchi della società, sia quando le cose vanno bene, che quando vanno male, perché tutti, a cominciare da chi scrive, possono dare di più. Buon Anno.

DAGLI ALTRI PARQUET

E’ arrivata anche la prima sconfitta stagionale per Milano, caduta ad Avellino, che se risolverà i suoi problemi economici, rimane una squadra potenzialmente da secondo posto, occupato per ora dalla sorprendente Varese, che ha approfittato dell’inaspettato tonfo di Venezia a Reggio Emilia, ma a quota 18, assicurandosi così le Final Eight, è salita anche Cremona, dopo i 100 punti rifilati a Torino, a quota 14, Brindisi affianca e supera Trieste dopo averla battuta a domicilio, stessa situazione capitata a Trento che sale all’ottavo posto, dopo aver battuto Bologna, con la Virtus raggiunta a quota 12 anche da Sassari, vittoriosa di 24 punti a Brescia, unica formazione a 10 punti, mentre a 8, insieme a Pesaro e Reggio Emilia è salita anche Cantù, che supera agevolmente Pistoia nello scontro diretto e lascia i toscani da soli all’ultimo posto.

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