Due vittorie consecutive per la Vuelle, Boniciolli sta indicando la strada per essere squadra

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21 gennaio 2019

PESARO – Alzi la mano chi, sul 30 a 14 Vuelle del primo quarto, ha pensato che Pesaro potesse portare a casa la vittoria senza problemi. Se l’avete alzata, vuol dire che non avete seguito molto le vicissitudini del basket pesarese in questi ultimi sette anni. Perché cambiano i giocatori, cambiano gli allenatori, ma a rimanere immutato è il modo in cui gioca la squadra, quello che forse solo due o tre volte, su oltre 100 partite giocate in questo lasso di tempo, ci ha permesso di assistere all’ultimo quarto, con la tranquillità di avere già i due punti in tasca, tutte le altre volte, abbiamo dovuto soffrire fino all’ultimissimo minuto, a volte anche in quelli successivi, come contro Torino domenica scorsa, anche se poi, quando arriva la vittoria, ha un sapore anche più gradevole.

E sempre in tema di alzate di mano, se nelle ultime due partite, ci fosse stato al timone della Vuelle ancora coach Galli, Pesaro sarebbe riuscita a portare a casa 4 punti? Stavolta anticipiamo noi la risposta, che non può essere che un fragoroso no, perché Boniciolli non sarà un mago, ma la sua Vuelle 2.0 è una squadra vera, con tutti i suoi limiti, ma almeno è in grado di reagire ai parziali negativi, senza soccombere alle prime difficoltà, come accadeva con il coach varesino, poi c’è ancora tanto da lavorare, sia in attacco, dove non può essere solo la coppia di destinazione milanese a tirare il carro, che in difesa, dove una zona decente prima o poi toccherà metterla su, ma almeno abbiamo assistito a due partite intense, dove l’importanza dei punti in palio non è stato un peso, ma uno stimolo per dare il massimo, dove il trio americano è stato responsabilizzato, non perché non esistono alternative, ma perché hanno alle proprie spalle un allenatore che crede nelle loro qualità, basta vedere il cambiamento di Dominic Artis, che non sarà mai un tiratore, ma deve credere di esserlo, per aumentare la fiducia nei propri mezzi, mentre Blackmon, che dovrebbe essere un tiratore, anche se contro Pistoia ha sticchiato i ferri per 8 volte, ha semplicemente sbagliato 8 triple che doveva prendere, tutte in equilibrio, permettendogli di continuare ad attaccare il ferro e segnare o in entrata, o dalla lunetta, subendo otto falli, senza che il suo allenatore dovesse rimproverarlo di aver forzato i tiri. E parlando di rimproveri, molti ne continuerà a ricevere dal suo coach il buon Erik McCree, che di fiducia ne ha anche troppa e che ha bisogno di essere continuamente guidato nelle sue mosse, per evitare che si creda il padrone dell’universo e tiri fuori la spada come He-Man, ma un conto è guidarlo, e un conto è lasciargli la libertà che merita un giocatore del suo talento, dandogli comunque la possibilità di continuare nelle sue entrate senza senso, almeno all’apparenza, perché il suo controllo di corpo continua ad essere misterioso, considerando la stazza che si porta dietro, ma gli permette di far vedere i contatti alla terna arbitrale, conquistando falli a favore, anche se poi dalla lunetta spreca qualche libero di troppo.

Tutte le grandi squadre hanno bisogno di avere tre primi violini che suonano all’unisono, ma che siano anche in grado di eseguire pezzi da solista, e in questo, il trio Blackmon-McCree e Artis dà abbastanza garanzie, ma per diventare veramente una grande orchestra, la Vuelle avrebbe bisogno che anche gli altri componenti siano in grado di eseguire lo spartito, magari non con la classe dei primi tre, ma comunque suonando al meglio il loro strumento, lo possono fare Zanotti e Mockevicius, che non saranno dei virtuosi, ma che almeno sanno cosa fare con lo strumento in mano, mentre sembrano andare fuori tempo i componenti della panchina, dallo stonato Ancellotti, che azzecca una nota su quattro, allo spaurito Monaldi, che spesso fa scena muta, mentre Murray ormai sembra aver riposto lo strumento nella custodia, in attesa di cambiare orchestra, potrebbe ancora diventare invece un buon esecutore il giovane Shashkov, che a livello tecnico non ha niente da invidiare a nessuno, ma che ha ancora bisogno, di sgranchirsi delle dita rimaste inattive per troppo tempo.

Ma alla fine, in un’orchestra, tutti gli occhi sono puntati sul direttore, quello che sta in piedi sul suo palco a dirigere con la bacchetta e che si accorge subito se qualcuno ha sbagliato una nota, la Vuelle, il suo direttore sembra averlo trovato, anche se ancora non tutti i componenti sembrano seguirlo, o meglio, non tutti sono in grado di eseguire il suo spartito, ed in questo caso, sarebbe meglio cambiare qualche componente di un’orchestra, che se capita un raffreddore ad uno dei primi tre violini, rischia di stonare malamente e sarebbe un peccato a questo punto della stagione sinfonica.

I PIU’….

James Blackmon: Un’altra super partita per James, che deve solo ritrovare la mira perduta dall’arco per essere devastante, ma che anche così rimane il miglior realizzatore del campionato, il pericolo pubblico numero uno per le difese avversarie, nelle vittorie della Vuelle c’è sempre stato il suo contributo determinante.

Erik McCree: Se qualcuno riuscisse a convincerlo che non gli mancherebbe niente per catturare anche una decina di rimbalzi a partita, ci troveremmo di fronte al potenziale Mvp del campionato, ma anche così, il suo nome rientra già nel lotto dei potenziali vincitori, perché classe e tecnica rimangono da quartieri alti, il problema è che lo sa anche lui.

Dominic Artis: Non avrà la classe dei primi due, ma il ragazzo sa giocare a basket, sa cosa fare col pallone in mano e, col passare delle partite, dà la sensazione di non aver ancora espresso tutto il suo potenziale.

Simone Zanotti: Almeno fino alla pausa di febbraio, il suo posto in quintetto non dovrebbe essere in discussione, viste anche le brutte prestazioni di Murray, e il buon Zano continua a fare il possibile per mantenerlo, con stoppate e rimbalzi, anche se deve avere più coraggio a prendersi le triple e meno coraggio nel prendersi tiri dentro l’area, dove ha grosse difficoltà a liberarsi.

…… E I MENO DELLA SFIDA PISTOIA – PESARO

Tiro da tre: 3 su 17 per la Vuelle, in cui pesa come un macigno lo zero su otto di Blackmon, ma almeno Pesaro ha avuto l’intelligenza di non insistere troppo con le triple, preferendo concentrarsi sul tiro da dentro l‘area.

Diego Monaldi: Continua ad essere il giocatore di tutta la serie A col peggior differenziale tra minuti giocati e punti realizzati, i problemi di falli di Artis, hanno costretto Boniciolli a concedergli più minuti del previsto, ma è chiaro che il coach triestino non riponga grossa fiducia in Monaldi e non stupitevi se in un futuro prossimo, arriverà un altro italiano a togliergli ulteriore spazio.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

vuelle esultaLe conferenze stampa post partita di coach Boniciolli sono una fucina inesauribile di informazioni per tifosi ed addetti ai lavori, perché l’allenatore triestino non è uno di quelli che si nasconde dietro ad un dito, e non ha paura di fare nomi e cognomi o parlare dei singoli, poi naturalmente, alcune cose devono rimanere private, come quando gli chiedono cosa ha detto ad Artis per convincerlo a tornare ad essere determinante, e ha risposto che è una cosa che deve rimanere tra lui e il play, ma dopo la “pollitutidine” con Torino, sono arrivate le stanze che Diego Monaldi non deve mai aprire, o meglio neanche sognarsi di guardarle, perché uno deve essere cosciente dei propri limiti e il primo tempo del play biancorosso è stato disastroso, uno di quelli che avrebbe meritato una lavata di testa stile Ancellotti con la Fiat, ma Boniciolli si è morso la lingua e ha fatto finta di niente, o quasi, sapendo che i problemi di falli di Artis, lo avrebbero costretto a rimetterlo in campo nel finale, dove almeno non ha combinato più disastri e ha diretto la squadra con discreta efficacia.

Ma la prima cosa che coach Boniciolli ha tenuto a chiarire è che queste due vittorie consecutive, non devono distrarci dall’unico obiettivo perseguibile da questa Vuelle, che rimane quello di raggiungere la salvezza il prima possibile, senza mai guardare chi c’è sopra, concentrandosi solo su chi sta sotto di noi e sulla prossima partita, che ci propone quella Brindisi che ha appena rifilato 101 punti a Milano. In una squadra dove l’intelligenza tattica non è la dote principale, mentre lo è il talento individuale, il nuovo coach ha fatto due cose basilari: ha semplificato la difesa, evitando per adesso di ricorrere a zone e pressing, eliminando il cambio sistematico, consapevolizzando chi la difesa ce l’ha nel Dna, a sbattersi anche per i compagni meno adatti a questo fondamentale, e infatti Zanotti e Murray il loro meglio lo hanno dato in fase difensiva. In attacco invece, se hai Blackmon e McCree, sarebbe sciocco non sfruttarli a dovere, e i loro 20 tiri a partita se li devono sempre prendere, senza ingabbiarli in schemi pre costruiti, ma lasciandoli liberi di leggere la situazione e comportarsi di conseguenza, poi, più avanti, si dovrà cercare di coinvolgere anche Mockevicius nei giochi, magari con qualche pick and roll, ma se hai degli studenti capoccioni, troppe nozioni, tutte in una volta, verrebbero recepite male e un bravo direttore d’orchestra deve sapere quando è il momento di cambiare musica o di continuare con quella che hanno studiato fino a quel momento e, per adesso, si continua a suonare lo stesso brano, cercando di perfezionarlo ogni domenica, mentre per quello nuovo si attenderanno magari dei suonatori diversi.

DAGLI ALTRI PARQUET

Per la prima volta in stagione, ci sono quattro punti di differenza tra le prime otto ed il resto della compagnia, magari sarà un caso, ma potrebbe essere il primo segnale, di un campionato che sta esibendo le sue gerarchie. E’ un segnale di piccola crisi l’ha dato Milano, che dopo le batoste subite in Eurolega, incassa a Brindisi la seconda sconfitta stagionale, con tanto di101 punti subiti, del passo falso dell’Armani non ne approfitta Avellino, che senza quattro stranieri, si deve arrendere a Cantù, venendo così scavalcata al secondo posto da Venezia, che solo nel finale riesce a superare Torino, Cremona rimane al quarto posto, nonostante lo stop casalingo impostogli da Trento nel posticipo, mentre a quota 18 si è formato un quartetto composto oltre che da Brindisi, da Sassari, brava a risolvere la pratica Reggio Emilia, da Bologna, che supera senza problemi Trieste e da Varese, battuta a Brescia da una Germani pronta a rientrare in zona playoff, come Trento, riducendo così a cinque il numero delle squadre impegnate nella lotta salvezza.

 

 

 

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