Caso di razzismo nel basket giovanile, la dura denuncia di Walter Magnifico

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23 gennaio 2019

PESARO – Una secca denuncia quella che la storica ‘bandiera’ del basket pesarese Walter Magnifico ha pubblicato sul proprio profilo Facebook in riferimento a dei fatti accaduti al termine della gara del campionato di Under 18 Gold che ha visto protagonista la squadra fondata dall’ex capitano della Vuelle, il Real Basket Club Pesaro. Segnalazione riportata da www.basketmarche.it che Pu24 rilancia per condividere la riflessione:

Walter Magnifico saluta l'Adriatic Arena“Vivo da sempre nel mondo del basket ed ho, sempre e fortemente creduto, che lo sport offra possibilità di conoscenza e di socializzazione tra ragazzi anche di culture diverse e, in questo senso, può essere inteso come veicolo di valori positivi, di educazione, civiltà ed umanità. In questo momento storico della nostra Società è più che mai fondamentale che esso rivesta un ruolo determinante e che veicoli messaggi chiari e positivi sul concetto di vera integrazione, parola di cui tutti si riempiono la bocca ma che, all’atto pratico, si stenta e non poco ad applicare realmente.
 Oltre all’impegno con i giovani della mia Società, nel mio ruolo di consigliere regionale della Federazione, costantemente, insieme al Presidente ed ai miei colleghi, alle varie riunioni o nei colloqui personali con i rappresentanti delle Società, poniamo l’attenzione sul concetto di trasmettere, in particolare, alle giovani leve i principi di lealtà, rispetto, accoglienza ed integrazione, ma mai, in tantissimi anni vissuti sui campi di gioco, mi sarei aspettato di vivere direttamente un’esperienza così negativa che mi getta addosso così tanta amarezza e rabbia, soprattutto perché i protagonisti sono proprio giovanissimi atleti di 16-17 anni.

Al termine di una partita del Campionato regionale Under 18 Gold, le vergognose frasi offensivediscriminatorie che i nostri avversari, dopo aver vinto meritatamente sul campo, rivolgevano ad un nostro giocatore di colore, nella permanenza in spogliatoio delle squadre, non avevano assolutamente nessuna ragione di esistere e la situazione non è degenerata solo grazie alla correttezza dei nostri ragazzi, che hanno lasciato l’impianto delusi ed amareggiati, senza mettere in atto nessuna reazione offensiva se non difendendo educatamente il proprio compagno.

Le oltraggianti parole come “scimmia di merda”, e i “buu da stadio” che il nostro amico ha dovuto ascoltare e subìre al suo indirizzo fanno il pari con gli episodi di cui purtroppo nel mondo dello sport e del calcio, in particolare, ci troviamo a commentare quasi settimanalmente e che stridono con tutto ciò che lo sport o la presunta cultura sportiva italiana ha il diritto ed il dovere di insegnare alle giovani generazioni.

La Società ospite nei giorni seguenti ha formulato le scuse al nostro giocatore, pur sottolineando il proprio disaccordo con il rapporto redatto dall’arbitro presente sul posto. Sostengono, ed ho ragione di credere, di essere un “esempio nell’intero panorama cestistico nazionale” e di “stigmatizzare atteggiamenti provocatori e offensivi nei confronti degli avversari”, ma non appare coerente il fatto che abbiano precisato di non condividere quanto dichiarato dall’arbitro, organo di salvaguardia disciplinare all’interno della competizione, e pertanto organismo da rispettare in primis nelle deliberazioni assunte. Da una società esemplare che stigmatizza comportamenti offensivi mi sarei aspettato anche la condivisione piena del referto arbitrale e l’applicazione di sanzioni interne nei confronti di quei tesserati che ne hanno leso il nome e l’immagine.

Per quanto ci riguarda, purtroppo, la reazione del nostro giocatore alle decisioni del giudice che “vista l’impossibilità da parte degli arbitri presenti di individuare con assoluta certezza le persone ritenute colpevoli” applicando l’art. 35 n. 4, sanzionava una inibizione di 15 giorni al dirigente responsabile, è stata quella di comunicarci che non avrebbe più giocato a basket, fortemente deluso dal fatto che chi lo aveva offeso e umiliato, l’aveva fatta franca.  La genuinità del nostro caro amico, con una passione sfrenata per il basket si riassume in tutte le sue semplici e chiare parole “si gioca di squadra e quando si va in campo si vince e si perde tutti insieme, erano in spogliatoio tutti insieme, avrebbero dovuto ‘perdere’ tutti insieme”.

Gli ho spiegato che i giudici applicano i regolamenti e che bisogna fidarsi del loro operato, ma ad essere sinceri, in un caso del genere, chi può dargli torto. Naturalmente, io per primo con tutti i suoi amici, in questi giorni abbiamo fatto di tutto per fargli cambiare idea e di riportarlo sui propri passi, di sentirsi orgoglioso del colore della sua pelle e di diventare sempre più forte e più onesto di tutti quei maleducati che dimostrano cecità ed immaturità e che purtroppo potrà incontrare ancora sulla sua strada.

Non c’è da stupirsi però. Forse oggi ci troviamo in questa situazione perché dovunque (in ogni ambito, sport, scuola, lavoro) si giustificano fin dalla giovane età comportamenti immorali e discriminatori. Siamo ancora molto indietro su questo aspetto e bisognerebbe avere, tutti, più coraggio per poter riuscire a ribaltare le cose e far diventare lo sport un vero luogo di accoglienza ed integrazione per tutti.”

Walter Magnifico
Real Basket Club Ps

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