Cinque più cinque o sei più sei? Il primo dilemma per la Vuelle è la formula del roster

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31 maggio 2019

LOGO VUELLEPESARO – Una delle prime decisioni che lo staff biancorosso e il nuovo allenatore dovranno prendere, è che tipo di formula adotterà la Vuelle 2019-20, ovvero se continuerà col 6+6, o tornerà alle origini, con quel 5+5 tanto caro al presidente Costa, con cui Pesaro iniziò lo scorso settembre, per poi cambiare formula con l’innesto del giovane Shashkov.

Nella regular season appena terminata, solo tre italiani sono riusciti a superare la soglia del 10 punti realizzati di media – il bresciano Abass, il virtussino Aradori e il brindisino Moraschini – ad ulteriore dimostrazione che i giocatori nostrani validi sono sempre di meno, e per questo costano sempre di più, considerando anche che, con il ventilato passaggio da 16 a 18 squadre, si dovrà trovare un’altra decina di italiani validi per la serie A, compito arduo per tutti, figuriamoci per chi, come la Vuelle, non ha mai navigato nell’oro.

Il 6+6 dà maggior garanzie e ti tutela da eventuali infortuni, ma ti impedisce di concorrere per il premio dell’utilizzo degli italiani, a cui quest’anno solo tre squadre hanno partecipato, visto che le sole Brescia, Cremona e Trento hanno finito la stagione con i 5 stranieri a referto, e le tre si sono divise un discreto gruzzoletto, anche se poi, nel conteggio, si deve tenere in considerazione, anche l’età e i risultati degli juniores, e probabilmente non saranno molte di più le squadre che adotteranno il 5+5 l’anno prossimo, dato che la Fortitudo ha già annunciato che passerà al 6+6 e anche Roma sembra intenzionata a farlo, anche perché già dallo scorso anno, il premio è stato diminuito in maniera notevole, tanto che alla fine la prima – Brescia – incasserà una cifra intorno ai 200.000 euro, su un montepremi totale di mezzo milione, insomma non proprio un obiettivo da inseguire a tutti i costi, dato che, anche in caso di vittoria, la somma incassata rappresenterebbe meno di un decimo dell’attuale budget biancorosso, e per vincerlo, si dovrebbe avere almeno un italiano da quintetto, e un sesto uomo da 20-25 minuti a partita, ma per ingaggiarli, servirebbe una cifra vicino ai duecentomila euro, col rischio che, in caso di un malaugurato infortunio, l’investimento risulti addirittura anti economico.

Tra l’altro, la Vuelle in questi anni, non è stata molto fortunata nella scelta degli italiani, condizionata sicuramente dallo scarso budget disponibile, che l’ha costretta a cercare fortuna in serie A2, sperando che il salto di categoria fosse assorbito nel miglior modo possibile, ma i risultati sono stati spesso deludenti.

Siamo andati indietro di sei anni, ripercorrendo le scelte fatte, in materia di italiani, dalla premiata ditta Cioppi-Costa dal 2013 in avanti, e i risultati non sono stati lusinghieri, nel 2013-14 il migliore fu Bernardo Musso (8.9 punti), con Andrea Pecile che diede una bella mano come play di riserva dietro a Elston Turner, mentre il contributo di Alessandro Amici e Luigi Dordei fu in linea con le aspettative nei loro confronti, nel 2014 il migliore fu ancora l’oriundo Musso, che sfiorò i dieci punti di media, in una delle Vuelle forse più “scarse” della sua storia, con Nicolò Basile, che faticava a superare la metà campo in palleggio, mentre Nicholas Crow si riscattò nelle ultime partite, con Tommaso Raspino che soffrì maledettamente l’impatto con la serie A. Non andò tanto meglio l’anno successivo, con Basile che addirittura venne nominato capitano, ma il suo rendimento fu sempre insufficiente, come quello di Gazzotti, mentre Francesco Candussi venne utilizzato, per necessità, come cambio del centro, mentre sarebbe stato più utile da numero quattro, ruolo che sta ricoprendo egregiamente in serie A2 attualmente, l’unico che si salvò parzialmente fu Marco Ceron, che infatti venne riconfermato anche l’anno successivo insieme a Gazzotti, nuovo capitano, in una Vuelle che utilizzò la formula del 3+4+5, con sette stranieri a referto e i giovani Bocconcelli e Serpilli che fecero qualche fugace apparizione, nel 2017, Ceron ha giocato la sua terza stagione consecutiva in maglia Vuelle, guadagnandosi i gradi di capitano, con Monaldi ed Ancellotti che completavano il reparto italiani, insieme a Serpilli, per arrivare così alla stagione appena conclusa, dove il play e il pivot sono stati riconfermati, con Simone Zanotti che si è guadagnato il quintetto, sotto la gestione Boniciolli, mentre Luca Conti, dall’arrivo del nuovo coach, è sparito dai radar.

Insomma, degli italiani passati alla Vuelle in questi ultimi sei anni, gli unici che hanno giocato in serie A nella stagione 2018-19, sono stati Gazzotti a Cremona, e Ceron a Brescia, anche se poi lo sfortunato Marco ha dovuto dare forfeit per il brutto colpo ricevuto alla testa, oltre naturalmente a Zanotti, Monaldi, Conti ed Ancellotti, i quattro che hanno vestito la casacca biancorossa, e che forse potrebbero anche essere riconfermati, ma vorrebbe dire che Pesaro, ancora una volta, non vorrà alzare l’asticella, considerando anche il rientro alla base di Michele Serpilli.

Se si decidesse di tornare al 5+5, diventerebbe quasi automatica la riconferma di Ancellotti, dato che di centri validi non ce ne sono poi tanti in giro a prezzi modici, ma per gli altri ruoli, ci vorrebbe comunque un italiano tosto, certamente non uno che andrà ai Mondiali cinesi di settembre, perché siamo realisti, ma sarebbe utile riuscire ad accaparrarsene uno compreso nella fascia da 20 a 30, in un’ipotetica scala di valori dei giocatori nostrani, altrimenti si continuerebbe ad avere la panchina meno produttiva del campionato, con tutte le conseguenze del caso.

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