L’ingaggio di Perego taglia il nastro al 2019-20 della Vuelle. Il nuovo coach sotto la lente di Pu24

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14 giugno 2019

peregoPESARO – E’ cominciata ufficialmente la stagione 2019-20 della Victoria Libertas. La Vuelle infatti, ha ingaggiato Federico Perego (RILEGGI QUI COMUNICATO UFFICIALE), coach 34enne originario di Lissone (MB), negli ultimi cinque anni vice di Andrea Trinchieri al Bamberg, squadra di cui poi è diventato head coach lo scorso gennaio, vincendo la coppa di Germania e conquistando anche l’accesso alle Final Four di Champions League, manifestazione poi vinta dalla Virtus Bologna, è alla sua prima esperienza da capo allenatore in Italia, con tutte le incognite del caso, ma nonostante la giovane età, non è uno sprovveduto, e potrebbe essere l’uomo adatto alla rinascita della pallacanestro pesarese, dopo sette anni di galleggiamento nei bassifondi della classifica.

Perego cercherà di portare alla Vuelle il suo modo di intendere la pallacanestro, molto simile a quella di Trinchieri, di cui è stato vice per tanti anni, ma non speculare, perché il Bamberg visto nel 2019, quello con cui ha vinto la coppa di Germania, giocava un basket magari non spettacolare, ma redditizio, con una rotazione ampia di giocatori, dove un quintetto base vero e proprio non esisteva, ma cambiava in base alle caratteristiche degli avversari, le sue squadre naturalmente sfruttano il tiro da tre, arma indispensabile nella pallacanestro degli anni’10 e temiamo anche in quella del decennio successivo, ma non si dimenticano né di servire i centri, né di usare il pick and roll, specialmente quello laterale, con qualche sprazzo di alto e basso e gioco a due tra i lunghi, a tutti poi piace correre in contropiede, ma per farlo, bisogna partire anche da una buona difesa, principalmente individuale, ma non stupitevi se la sua Vuelle si metterà a zona per qualche minuto, specialmente la tre-due, con qualche accenno di pressing.

Tutti i bravi allenatori sanno che comunque la differenza la fanno i giocatori in campo, anche se nel basket, un timeout o un cambio effettuato nel momento giusto, può essere decisivo per le sorti di un match, e per far bene nei suoi due o tre anni di permanenza in riva al Foglia (glielo auguriamo), Perego dovrà avere a disposizione una squadra che ne assecondi la tipologia di gioco e nel costruirla, sarebbe utile anche sfruttare i suoi cinque anni al Bamberg, dove tra Eurolega e Champions League, ha incontrato tante squadre europee, e dei tanti giocatori visti, qualcuno potrebbe essere utile anche alla Vuelle, perché non è obbligatorio prenderli tutti a Las Vegas, come è accaduto negli ultimi anni, anzi, ingaggiare un americano con esperienza europea, sarebbe sicuramente utile, per evitare i problemi di ambientamento visti troppe volte in questi sette anni.

E in questi sette anni, tra l’altro, è solo la seconda volta che si parte senza l’allenatore dell’anno precedente, la prima volta c’era Piero Bucchi al timone, e non è andata a finire benissimo, a Perego auguriamo di essere l’uomo giusto al momento giusto, l’uomo della rinascita della pallacanestro pesarese, in quello che si prospetta l’ennesimo anno zero, ma ormai siamo a zero dal 2012, sarebbe invece il caso di cominciare a crescere numericamente, tornando alla doppia cifra di vittorie, anzi qualcosina in più, perché con 20 punti, in un campionato a 18 squadre e due retrocessioni, vai dritto dritto in serie A2, perché il bel gioco va benissimo, ma le vittorie sono indispensabili, così come partire bene, perché il buon Perego non avrà nessun bonus da sfruttare, non essendo un profeta in patria, come i vari Ticchi, Paolini e Spiro Leka, non essendo stato stato un ex Vuelle, come Dell’Agnello, e non avendo neanche salvato Pesaro nell’anno precedente, come Cedro Galli, Perego è nuovo in tutti i sensi, e quando arriveranno le prime difficoltà, i tifosi pesaresi potrebbero manifestare il loro dissenso, senza sentirsi in colpa, gli stessi che, in questi ultimi giorni, al nome di Perego associato alla domanda: “Chi ha preso la Vuelle come coach?” ci hanno risposto: “Perego chi?” Il nome magari non dirà niente ai non addetti ai lavori, ma il ragazzo, perché a 35 anni (da compiere a settembre) di questi tempi, sei ancora un ragazzo, ci sembra preparato e pronto all’avventura di una vita, di quella che, nel bene e nel male, potrebbe aprirgli o chiudergli la porta del basket che conta, sperando che, anche grazie a lui, la Vuelle finalmente ci rientri definitivamente.

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