Festeggiati i quarant’anni di Chica Boba, la “ragazza allegra” dei mari. I ricordi di Michele Cinquepalmi, lo storico skippper

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6 luglio 2019

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PESARO – Una festa in famiglia, all’aperto, nella sede della Compagnia della Vela…. per celebrare i primi quarant’anni della “ragazza allegra” – la traduzione è letterale, ma il significato di boba in spagnolo lascia aperte mille porte ad altrettante interpretazioni, da sciocca a stupida… –. Chica Boba ha festeggiato circondata dagli uomini e dalle donne che l’hanno vissuta in ogni angolo dei mari, compreso l’Oceano Atlantico.

Chica Boba, ormeggiata nel molo di ponente del porto di Pesaro, vicino alla sede della sezione dell’Anmi (Associazione Nazionale Marinai d’Italia), ha una bellissima storia da raccontare. Lo fa, per lei, Michele Cinquepalmi, storico skipper che ha il record di miglia marine percorse a bordo dell’imbarcazione che appartiene alla famiglia Gasparini.

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Michele Cinquepalmi, lo storico skipper, e Giovanni Gasparini, l’armatore, festeggiano il compleanno della “ragazza allegra”

Siamo in Strada tra i Due Porti.

“Vede quello sportellone aperto del capannone alla nostra sinistra? Una volta era la sede della Yacht Officine Pesaro, nata con Torquato Gennari, portata avanti dall’ingegner Cobau e da Italo Binucci. Fu lì che venne realizzata materialmente Azzurra, la prima imbarcazione italiana a partecipare all’America’s Cup. Chica Boca nasce lì, nel 1979″.

Lei fu a bordo da quell’anno?

“No, allora lavoravo e abitavo a bordo di Anna Maria, una goletta altrettanto bella. Chica Boba venne progettata da Carlo Sciarrelli su commissione di Edoardo Austoni, medico velista milanese che a bordo della barca pesarese partecipò alla mitica Ostar, la regata transatlantica, giungendo settimo nell’edizione 1980. In seguito, Chica Boba fu acquistata da un gruppo di Rimini. Di quel gruppo faceva parte anche Rinaldo Gasparini…”.

Siamo entrati nell’era del Signor Renco.

“Come era suo costume, Rinaldo non ebbe dubbi e, rivolto agli altri soci, disse: o tutta vostra o tutta mia. La prese lui”.

Fu allora che nacque il rapporto tra l’armatore, Gasparini, e lo skipper, Cinquepalmi.

“L’approccio fu singolare. Il primo incontro rischiò di provocare che tra noi non ci fosse seguito. Chica Boba, che veniva da Rimini, venne ormeggiata nel posto peggiore, a pochi passi da dove ci troviamo (siamo nella zona del Club Nautico; ndr), davanti agli scogli. Abitando a bordo di Anna Maria, quando c’erano le serate di bora, scendevo sul molo per vedere come se la passassero le altre imbarcazioni. In particolare ero incuriosito da Chica Boba. Le facevo la punta. Vidi diverse persone impegnatissime a tirare le cime per rendere meno problematico l’ormeggio. Mi scappò una frase: Ma chi è quel patacca che l’ha ormeggiata qui? Uno dietro di me domandò: Lei dove l’avrebbe messa? Gli risposi che d’inverno in porto c’erano tanti posti liberi. La questione finì lì. La mattina dopo si presentò un uomo in motorino per dirmi che il signor Gasparini aveva bisogno di parlarmi. Ovviamente sapevo chi era Rinaldo Gasparini, ma non lo conoscevo personalmente. Quando mi presentai nel suo ufficio m’accorsi che era l’uomo al quale avevo dato del patacca. Lui non provava alcun risentimento per il mio giudizio. Iniziò la nostra collaborazione e trovai un ormeggio più sicuro per la barca, vicino all’Anmi, dove è ormeggiata ancora oggi”.

Nel corso della festa per i primi quarant’anni di Chica Boba, Michele Cinquepalmi ha ricevuto il premio per le miglia a bordo, al timone. Crediamo che, con tutto il rispetto per le altre, le più suggestive siano quelle del 1992, l’anno delle Colombiadi, della Regata sulla rotta di Cristoforo Colombo: da Genova a Cadice, da Cadice alle Canarie e dalle isole spagnole a Porto Rico. Quindi a New York, Boston e Liverpool.

“Ho saltato solo una tratta perché avevo un contratto di lavoro che m’imponeva di stare quindici giorni in Sardegna. Quindi salutai la comitiva a New York. Però tornai a prenderla a Liverpool per riportarla a Pesaro”.

Da Cadice a Porto Rico era la sua prima traversata atlantica?

“Sì. E devo confessare che la facemmo da principianti, tanto è vero che l’incaricato delle carte nautiche si presentò con un pacco di carte stradali… A rimediare ci pensò Rinaldo, che acquistò a caro prezzo le carte nautiche vendutegli dallo skipper dell’imbarcazione ormeggiata al nostro fianco”.

Ricordo con divertimento il racconto del vostro arrivo a Porto Rico, accolti dal rum dell’ospitalità e dalle risate di chi leggeva Chica Boba.

“Ancora oggi, a quarant’anni di distanza, non ho capito il significato vero, perché ce ne sono di diversi e in ogni porto c’era un’interpretazione particolare, da ragazza allegra a donna di facili costumi”.

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Fra gli altri pregi, Rinaldo Gasparini ne ha avuto uno davvero unico: mettere la sua barca a disposizione di tanti velisti. Pensando che ci sono armatori che ti inceneriscono se osi soltanto guardare le loro barche…

“Sono gelosi, Rinaldo non lo era. Voleva che le sue imbarcazioni navigassero, poco importava se lui non era a bordo. Era una persona molto generosa. Durante la tappa a New York, arrivò con il figlio Giovanni, noleggiò due elicotteri e regalò all’equipaggio un tour su Manhattan”.

Rinaldo Gasparini è scomparso prematuramente. Vi è mancato? Vi manca ancora oggi?

“Il suo entusiasmo e la sua voglia di navigare non appartengono a tutti. Suo figlio Giovanni è molto preso, giustamente, dalla famiglia e dall’incarico importante che ricopre nella Renco. E non ha neppure il tempo per andare in mare”.

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