«Pesaro un gran bel po’»: la ripartenza a Palazzo Gradari è nel segno dell’associazionismo

PESARO – Nel segno dell’associazionismo, Matteo Ricci riparte da Palazzo Gradari. Prima battezza la neonata «Pesaro un gran bel po’», presentata da Timoteo Tiberi, con la base di candidati e sostenitori: «Una grande energia che siamo riusciti ad aggregare. Competenze messe al servizio della città, che hanno consentito un risultato straordinario controvento. Risorse che ora non vogliamo disperdere, per contribuire a migliorare la città. A iniziare dai quartieri. Si tratta di un grande esperimento di centrosinistra civico vincente. Un’associazione aperta a tutti». Poi vira sulla città intervistato dai giornalisti Roberto Fiaccarini e Simonetta Marfoglia, nell’incontro moderato da Micaela Vitri.

SCENARIO –  «I pesaresi ci hanno dato fiducia», attacca il sindaco. «Hanno capito che la città sta cambiando: ora restano tante cose da fare. La sforzo principale sarà completare i cantieri e i dossier avviati, oltre che mettere in campo nuovi lavori». Tra gli altri cita «opere di Autostrade, vecchio palas, Palazzo Ricci, San Domenico, ex tribunale, via dell’Acquedotto». Insomma: «Decine e decine di milioni di investimenti che cambiano la città. Noi ce la metteremo tutta per andare avanti spediti. Ma tifare perché le cose non si facciano, come qualcuno fa, non mi pare un grande atteggiamento. Di recente sono stato al ministero delle Infrastrutture: spero che oltre al sindaco ci vadano anche i parlamentari e i consiglieri regionali. Magari qualche telefonata da Pesaro può partire anche dai partiti dell’opposizione che oggi sono al governo nazionale. In ballo non c’è il bene del sindaco ma quello della città». Matteo Ricci, in ogni caso, non ama temporeggiare. E si dice certo: «Non deluderemo i pesaresi. Molto dipenderà dalla compattezza di squadra: c’è stata in passato, ci sarà anche in futuro».

SVILUPPO – Sulle opere di Autostrade: «E’ partito il cantiere dell’interquartieri di Muraglia con le attività propedeutiche. E’ stata finalmente nominata la commissione e dopo l’estate verrà scelta la ditta che farà la strada. Per il resto del pacchetto, Autostrade entro fine luglio manderà i progetti esecutivi al ministero per l’ultimo passaggio. Poi si andrà avanti con attività propedeutiche e gare. Per il casello, invece, contiamo di partire entro il 2020». L’inciso: «Più di andare tutte le settimane a Roma a sollecitare non posso fare: ormai sono cose nelle mani di ministero e Autostrade». Di sicuro, «il balletto con la minaccia della revoca delle concessione non aiuta». Detto questo,  «con la bretella di Santa Veneranda possiamo ripensare la viabilità del quartiere. Specie via Bonini, che può diventare a senso unico con la ciclabile. Cosa che oggi sarebbe irrealistica senza la circonvallazione». Poi sterza su largo Aldo Moro: «Due ipotesi per trasformarlo in una vera cerniera tra centro e mare: interramento dello Statale o interramento del piazzale. Soluzioni al vaglio del gruppo di lavoro che include i tecnici comunali e i referenti della proprietà dell’ex Bramante, disponibile all’operazione in termini di oneri di urbanizzazione. Si sceglierà la strada più praticabile sul lato tecnico e finanziario».

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CAMBIO DI PASSO – Citta-giardino e dintorni: «Avere la città pulita è un diritto, non sporcarla è un dovere. Sul senso civico continueremo a martellare». Nel frattempo, c’è un progetto interessante della Fondazione Scavolini per ricreare i vecchi giardini storici tra Palla e Moletto. «Coinvolgendo i ragazzi dell’Agrario e i giardinieri di Aspes. Con una parte fissa e una mobile, con grande qualità artistica». Poi «gli undici boschi in città», il cambio di passo sulla qualità della differenziata «con la tracciabilità del rifiuto, dopo il 70 per cento raggiunto nella quantità». Insomma: «Puntiamo a una città sempre più pulita, con sempre più verde. Siamo tra i primi cinque centri capoluogo in fatto di verde pubblico, secondo il Sole 24 Ore. Vogliamo migliorare ulteriormente». Sul divieto di fumo nella battigia e in acqua: «So bene che non risolviamo il problema, ma non parliamo di fumo passivo. E’ un passo avanti contro i cretini che inquinano il mare con i mozziconi. Così come vogliamo attrezzarci sulla plastica monouso per il prossimo anno. In mancanza di una normativa nazionale i sindaci, attraverso le ordinanze, possono spingere il legislatore verso una direzione. La nostra è chiara nei confronti di plastica e cicche di sigarette che inquinano il mare».

LEVE – Capitolo economia: «Usiamo le leve realistiche. A Pesaro chi apre una nuova attività vede azzerate le tasse comunali per tre anni. E’ un modo per sostenere chi ci prova.  Puntiamo su turismo e servizi: la città è più viva e in giro c’è più gente, anche nei locali. Vogliamo flessibilizzare e semplificare il piano regolatore: saremo i primi amministratori a non progettare l’espansione ma la trasformazione della città. L’urbanistica del futuro è dire per ogni area cosa non si può fare. Lasciando più possibilità di trasformazione a quelle zone di costruito». Un concetto che il sindaco estende anche allo spazio della Celletta adiacente alla zona del nuovo casello: «In più, abbineremo il tema della consapevolezza della salute energetica delle abitazioni. Un fronte che può crescere, con ricadute positive sul lavoro». Si va avanti con la rete di alleanze: «Con Urbino speriamo che il dialogo possa sfociare in un progetto fondamentale per il territorio, come la candidatura a ‘città europea della cultura 2033′: è la dimensione ottimale per giocare la sfida».

FUTURO – Nuovo ospedale: «La Regione per la prima volta ha fatto una scelta chiara su Muraglia: ora serve andare avanti veloce. Una città che non decide rimane indietro. Riaprire dibattiti dopo che si sono chiusi è da irresponsabili». Bando periferie: «Finalmente si parte, è arrivata la certificazione della Corte dei Conti. Undici milioni e 200mila euro che cambieranno un pezzo di città. Stiamo ragionando con i tecnici sulla quantità delle gare da fare per i lavori: nel frattempo Ferrovie farà la ristrutturazione dell’edificio della stazione e migliorerà l’area circonstante. Avremo un completamento di quell’area, insieme a via dell’Acquedotto». Infine l’ex Amga: «Andiamo avanti come detto: chiusura della bonifica attraverso le piante, secondo il progetto con l’università della Tuscia. Restituiremo quello spazio verde, fruibile, ai cittadini del porto. Mettiamo altri 300mila euro nel 2020 per la bonifica di un’area privata. Su cui più dell’80 per cento delle responsabilità, secondo sentenza, è dei privati». Quindi: «Se i privati la smettono con il braccio di ferro e non esagerano, siamo disponibili ad andargli incontro per spostare la previsione urbanistica da un’altra parte. Altrimenti alla fine faremo un conto. E sono convinto che il Comune dovrà chiedere molti soldi ai privati. Perché abbiamo speso molto di più di quello che dovevamo: lo abbiamo fatto nell’interesse di Pesaro e del porto».

 

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