Cannabis light, la Cassazione la mette al bando: il prefetto incarica i sindaci d’informare i commercianti che la quantità di principio attivo (THC) non conta. Gli AGGIORNAMENTI

di 

29 luglio 2019

Cannabis light canapaPESARO – Nella mattinata odierna si è svolta una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica cui hanno partecipato, oltre ai vertici provinciali delle forze di polizia, anche i Sindaci e loro rappresentanti dei Comuni nel cui territorio sono presenti esercizi commerciali che vendono prodotti derivanti dalla canapa.

Oggetto della riunione sono state le implicazioni conseguenti alla recente sentenza, depositata il 10 luglio 2019, della Corte di Cassazione che, a Sezioni Unite, si è definitivamente pronunciata in ordine alla liceità della vendita di prodotti ricavati dalla canapa, statuendo che la loro commercializzazione, indipendentemente dalla quantità di principio attivo (THC), costituisce un illecito di natura penale secondo la normativa sugli stupefacenti.

Il prefetto, pertanto, ha richiamato l’attenzione dei sindaci sulla necessità di informare i titolari degli esercizi commerciali interessati in merito ai principi affermati dalla pronuncia della Suprema Corte e sulle conseguenze derivanti dalla commercializzazione di detti prodotti.

I rappresentanti dei Comuni presenti si sono impegnati a diffondere l’informazione ai titolari dei predetti esercizi commerciali.

AGGIORNAMENTO

Con riferimento alla riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutasi in data odierna, ed a seguito delle richieste di chiarimento pervenute, la Prefettura ribadisce che secondo i principi affermati dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 10 luglio 2019, è vietata la cessione, la vendita e in genere la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, indipendentemente dalla quantità di principio attivo (THC).

Naturalmente resta ferma, sempre secondo i principi sanciti dalla Suprema Corte, la liceità della coltivazione e della commercializzazione di prodotti ricavati dalla canapa elencati nell’art. 2 comma 2 della L. 242/2016 che di seguito si trascrivono:

  1. Alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;

  2. Semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;

  3. Materiale destinato alla pratica del sovescio;

  4. Materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;

  5. Materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;

  6. Coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di Istituti pubblici o privati;

  7. Coltivazioni destinate al florovivaismo.

Di tanto, si è provveduto ad informare le Amministrazioni locali affinchè ne rendano edotti i titolari degli esercizi commerciali interessati.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>