Il ROF perde il Palafestival

di 

14 agosto 2019

Una struttura preziosa che ha ospitato tanti capolavori

2005

Il barbiere di Siviglia fa calare il sipario in Viale dei Partigiani

Il Barbiere è l’ultima opera vista nel Palafestival che da 14 anni attende l’inizio dei lavori

Il Barbiere è l’ultima opera vista nel Palafestival che da 14 anni attende l’inizio dei lavori

La quarta puntata della storia del ROF (rileggi la prima puntata qua, la seconda qua e la terza qua) è dedicata al vecchio caro Palafestival di cui tutti, dallo staff agli artisti, dagli spettatori ai giornalisti narratori, sentono la mancanza.

La sera del 22 agosto 2005 rischia di mettere fine a un’epoca, alla – scusate il paragone ardito – Prima Repubblica del Rossini Opera Festival che nel vecchio caro hangar di Viale dei Partigiani aveva trovato una casa dal valore inestimabile. Certo, la struttura era datata, i pavimenti degli spogliatoi delle squadre di basket, diventati camerini degli artisti, davano la sensazione di vivere un perenne terremoto. Ad avercene, però, di posti così, trasformati in vero e proprio teatro dai bravissimi tecnici del ROF.

I posti in tribuna erano assai scomodi quando s’assisteva a rappresentazioni di lunga durata, ma come dimenticare che, laddove Cook e Daye, Magnifico e Costa, Gracis e Zampolini avevano dato vita ai Sei Tenori tricolori, diretti da Valerio Bianchini, vero von Karajan della palla a spicchi, ora facevano canestro i grandi nomi della lirica mondiale, le più belle voci rossiniane.

La sera del 22 agosto, chi assistette alla quarta e ultima rappresentazione de Il barbiere di Siviglia firmato da Luca Ronconi, con Joyce Di Donato Rosina, Juan Diego Flórez Conte d’Almaviva, Bruno De Simone Bartolo, Dalibor Jenis Figaro e Natale De Carolis Basilio, mai avrebbe immaginato che più che un arrivederci sarebbe stato quasi un addio al caro glorioso Palafestival.

Eppure, l’allora sindaco Luca Ceriscioli, promosso più per demeriti che meriti a governatore delle Marche e finito, forse non per caso, all’ultimo posto nella recente classifica dei governatori più amati (nel suo caso i meno amati), annunciò alla città e al mondo che il Rof sarebbe tornato presto a una delle sue sedi. Infatti…

Mai fidarsi dei politici, sempre pronti a promettere, raramente a mantenere. Eppure, noi che non amiamo particolarmente le scelte di vita dell’attuale sindaco Matteo Ricci, dalla bruttissima torre, collocata in un luogo così bello, al mancato rispetto delle norme della circolazione in bicicletta (il primo cittadino dovrebbe essere un esempio, sempre), al suo meglio apparire (sui social) che essere, siamo convinti che, a dispetto dei suoi cinque anni senza Palafestival, al posto di Ceriscioli avrebbe fatto meglio, come sta dimostrando, appunto, durante la sua carica. Se non altro, Ricci si muove, batte i colpi, si fa sentire, trasmettendo un indubbio amore per Pesaro. Ceriscioli era, ed è, raccontano amici che vivono da vicino la vita della Regione Marche, il nulla dietro il perenne sorriso.

Un grave perdita, dunque, perché senza il Palafestival al ROF viene a mancare un teatro con tanti posti, anche se spesso il parquet è occupato dagli allestimenti e la possibile platea utilizzata solo per i grandi concerti.

Applausi al Signor Bruschino dopo la prima nel Palafestival

Applausi al Signor Bruschino dopo la prima nel Palafestival

Il Palafestival venne inaugurato il 20 agosto 1988 con Il signor Bruschino con il regista Roberto De Simone; protagonisti Enzo Dara (Gaudenzio), Mariella Devia (Sofia), Alberto Rinaldi (Bruschino padre), Eugenio Favano (Bruschino figlio), Dalmacio Gonzales (Florville), Michele Farruggia (Commissario), Alfonso Antoniozzi (Filiberto) e Nicoletta Curiel (Marianna). Scene e costumi di Enrico Job. Sul podio, a dirigere l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino – guarda che coincidenza con il ROF XL – Donato Renzetti.

Nel 1989 fu L’occasione fa il ladro a usufruire degli spazi del Palafestival, con regia, scene e costumi di Jean-Pierre Ponnelle, e ripresa a cura di Francesca Zambello.

Scorrendo le pagine web del ROF, non troviamo rappresentazioni nel 1990, con La scala di setaAtelier Nadar e Le cantate per i borboni/La morte di Didone/Le nozze di Teti e di Peleo nell’Auditorium Pedrotti e Ricciardo e Zoraide nel Teatro Rossini.

Ma il 10 agosto 1991 si torna al Palafestival con il meraviglioso Tancredi di Pier Luigi Pizzi, diretto da Daniele Gatti, con protagoniste Lucia Valentini Terrani e Mariella Devia. L’accoglienza del pubblico fu molto positiva.

Il Festival poteva contare su tre teatri: il Rossini, l’Auditorium Pedrotti e, appunto, il palazzo dello sport di Viale dei Partigiani, trasformato dai tecnici in un teatro con un’acustica incredibile per un capannone ricco di numerosi elementi strutturali metallici.

Semiramide e il campo di grano (Amati Bacciardi)

Semiramide e il campo di grano (Amati Bacciardi)

Nel 1992 è l’indimenticabile Semiramide a potere contare nei grandi spazi di Viale dei Partigiani. Il regista Hugo De Ana è bravissimo, come abbiamo anticipato raccontando la scena del campo di grano, vero.

Il 1993 vede l’allestimento di Maometto II, esclusiva di Pizzi.

L’anno dopo viene riproposta Semiramide.

Il 1995 resta nella storia per il Guillaume Tell, ma il Palafestival ospita anche la Messa di Gloria diretta da Yves Abel.

Il 1996, abbiamo raccontato ieri, è l’anno che segna l’esordio di Juan Diego Flórez, Corradino in Matilde di Shabran. E va in scena anche La morte di Didone accompagnata dalle Arie di baule.

Il 1997 è Graham Vick a utilizzare al meglio i grandi spazi e l’altezza del Palafestival con il primo allestimento di Moïse et Pharaon.

Vesselina Kasarova e Bruno Praticò (Amati Bacciardi)

Vesselina Kasarova e Bruno Praticò (Amati Bacciardi)

Il 1998 segna il debutto nel ROF di Vesselina Kasarova, struggente Cenerentola nell’opera omonima con la regia di Luca Ronconi. Il Palafestival è in delirio per la cantante bulgara e per i suoi colleghi: Juan Diego Flórez è un Don Ramiro insuperabile, Alessandro Corbelli un perfetto Dandini, Bruno Praticò un inimitabile Don Magnifico.

Il 1999 segna il ritorno de Il viaggio a Reims ancora di Ronconi.

Il 2000 viene riproposta Cenerentola, con Sonia Ganassi nel ruolo.

Un anno dopo è il turno de La donna del lago che ancora una volta vede la regia di Luca Ronconi e con Juan Diego Flórez (Giacomo V), ammiriamo Daniela Barcellona (Malcom) e Mariella Devia (Elena), ma anche Simone Alberghini (Duglas) e Charles Workman (Rodrigo).

Sono anni in cui le opere vengono riproposte continuamente. La Semiramide del 2003 non è più di Hugo De Ana, ma affidata a Dieter Kaegi. Darina Takova nel ruolo eponimo, Daniela Barcellona è Arsace e un grandissimo Ildar Abdrazakov è Assur.

Il 2004 segna il ritorno di Tancredi, con il ruolo affidato a Marianna Pizzolato, mentre Amenaide è Patrizia Ciofi e Argirio è cantato da Gregory Kunde.

E siamo già al 2005, anzi al 2019, e Q-U-A-T-T-O-R-D-I-C-I anni aspettiamo ancora… Godot.

(4-continua)

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