Come sta il basket italiano? Verso il Mondiale di fine mese

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14 agosto 2019

palla-da-basket serie aPESARO – Come si valuta lo stato di salute di uno sport di squadra? Principalmente da tre fattori: i risultati della Nazionale, delle squadre di club nelle competizioni europee e dal ricambio generazionale in atto. Bene, se dobbiamo valutare lo stato di salute del nostro basket in base a questi tre dati, non siamo messi benissimo. La Nazionale non sale sul podio di una competizione importante (Olimpiadi, Mondiali, Europei) da 15 anni, dall’argento olimpico di Atene 2004, che tra l’altro rimane l’ultima partecipazione olimpica degli azzurri, a livello di coppe europee abbiamo raccolto qualche successo nelle competizioni Fiba, ma in quelle dove girano più soldi – Eurolega ed Eurocup – e alle quali partecipano le squadre più competitive del Vecchio Continente, l’ultima apparizione alle Final Four rimane quelle di Siena nel 2011 e addirittura l’Eurocup, nei suoi 18 anni di storia, non è mai stata vinta da una formazione nostrana.

Ma dove andiamo veramente male è nel ricambio generazionale, la linfa vitale di ogni sport, ma che nel basket non funziona già da diversi anni, un dato su tutti: nei roster 2019-20 delle 17 formazioni della serie A, solo 5 under 21, i ragazzi nati dal 1998 in poi, sono stati inseriti nei titolari, escludendo cioè gli juniores senza contratto professionistico, che vengono inseriti nei 12 per non incorrere nelle sanzioni disciplinari. I cinque ragazzi sono Matteo Picarelli, classe 2001, tesserato da Trento, Davide Casarin, talento del 2003, a cui Venezia ha voluto dare una chance di confrontarsi subito ad alto livello, Alessandro Simioni, lungo 21enne che cercherà spazio a Cantù, e i due ragazzi del 2000, tesserati dalla Carpegna Prosciutto Pesaro, dove sperano che Federico Miaschi e Paul Eboua siano già pronti a farsi valere.

Tutto qui, i nostri settori giovanili hanno prodotto solo 5 giocatori di serie A in questo mercato estivo, cinque ragazzi che tra l’altro non dovrebbero trovare tantissimo spazio, e che terremo sotto osservazione, per vedere il loro minutaggio finale al termine della stagione, poi molti under 21 giocheranno in serie A2, serie dalla quale difficilmente saranno in grado di risalire. O se lo faranno, avverrà per la famigerata “legge panda” quella dei 6 italiani obbligatori – 5 in caso di un roster di 10 giocatori – nata con l’intento di valorizzare i talenti nostrani, che invece ha finito per fare danni, alzando di fatto gli ingaggi, anche per giocatori “normali”, che in una legge di mercato non varrebbero 50-60mila euro annui di stipendio, ma che le società sono costrette ad elargire proprio per il suddetto obbligo.

Non è facile venirne a capo, perché i veri campioni, leggi Belinelli e Gallinari, se ne vanno in Nba, i giocatori di maggior talento, leggi Hackett e Datome, se ne vanno all’estero a guadagnare milioni di euro di stipendio, quelli con un talento di poco superiore alla media, leggi Moraschini e Della Valle, decidono di privilegiare il lato economico e vanno a fare la panchina a Milano. Rimangono così i cosiddetti “normali”, giocatori di talento medio, che comunque riescono a strappare contratti remunerativi, anche di 150/200mila euro annui, che a cascata alzano gli stipendi di tutti gli altri italiani.

Come se ne viene fuori da questa situazione? Non abbiamo la bacchetta magica, ma è chiaro che, a livello tecnico, qualcosa non funziona, dato che tutte le squadre Juniores giocano allo stesso modo, mancano i fondamentali e si valorizza la tattica, a discapito della tecnica individuale, poi conta anche la personalità, in una generazione poco disposta al sacrificio, che si accontenta del compitino e di guadagnare comunque uno stipendio sopra la media. Poi esistono le eccezioni, che sono quelle che hanno salvato l’onore italico nell’ultimo decennio, quei giocatori di talento che sono venuti fuori nonostante tutto, e che hanno consentito alla Nazionale di rimanere a galla, pur non vincendo niente, anche se c’era chi diceva che era “la più forte di tutti i tempi”, per poi perdere in casa contro la Croazia la partita decisiva per andare elle Olimpiadi.

In mezzo a tutti questi problemi, ci sarebbe anche un Mondiale da giocare a fine mese, manifestazione dove ci siamo qualificati anche grazie alla nuova formula, che rende la vita complicata alle nazioni con giocatori in Nba o Eurolega ma, visto che ci siamo, cerchiamo di fare bella figura, anche se le premesse non sono delle migliori, con Melli out e Gallinari e Datome ai box per tutta la preparazione. Dopo gli ultimi tagli, sono rimasti in 15 a disposizione di coach Sacchetti, che dovrà, prima del 26 agosto, effettuarne altri tre, per presentarsi in Cina con 12 giocatori a referto. Se la malasorte ci lascerà in pace, dieci sono già sicuri di giocare il 31 agosto contro le Filippine, perché oltre a Datome, Gallinari e Belinelli, ci saranno Hackett e Luca Vitali che si daranno il cambio in cabina di regia, Aradori e Alessandro Gentile nello spot di guardia, con Awudu Abass da numero tre, Jeff Brooks ala grande titolare e Paul Biligha da centro, affiancato probabilmente da Amedeo Tessitori, unico altro lungo di ruolo che magari nei 12 stona un po’, ma è l’unico coi chili giusti da opporre per 10 minuti ai centroni avversari. Se si deciderà di portare il centro di Treviso, rimarrebbe un solo posto disponibile, e coach Sacchetti dovrà valutare se sia il caso di portare un altro mezzo lungo, scegliendo tra il figlio Brian e Giampaolo Ricci, o di allungare il reparto esterni con Ariel Filloy, terzo play di questa Italia, che si giocherà il posto con Amedeo Della Valle, più guardia rispetto all’oriundo.

Poi si può discutere sule esclusioni di Polonara e Tonut, ma la sostanza sarebbe cambiata di poco, quest’Italia deve ancora aggrapparsi alle sue stelle, sempre meno brillanti, e alla capacità di coach Sacchetti di stravolgere la sua filosofia di gioco, per cercare di creare una squadra dall’alta intensità difensiva. Quando saranno scelti i 12 per la Cina, vi spiegheremo cosa dovrà fare l’Italia per raggiungere il suo vero obiettivo in questi Mondiali, ovvero la qualificazione ai tornei preolimpici in programma a giugno 2020, perché di andare a Tokyo direttamente non se ne parla neanche, visto che ci andranno solo le prime due squadre europee del Mondiale. Da tifosi speriamo sempre per il meglio ma, realisticamente, la Nazionale è a un punto di non ritorno, e per i prossimi anni si dovrà sperare nella crescita di Davide Moretti e nella voglia di Nico Mannion di passare le sue estati in Italia, invece di godersi i dollari che la Nba gli comincerà ad elargire da settembre 2020. Per il resto, all’orizzonte, si intravedono solo nubi minacciose.

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