ROF, il bellissimo concerto degli Italian Harmonists: con le voci della Scala anche il Quartetto Cetra entra nella storia del Festival

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15 agosto 2019

Gli Italian Harmonists

Gli Italian Harmonists

PESARO – Ma che bel Ferragosto! Il merito è degli Italian Harmonists, protagonisti nel Teatro Rossini, e del ROF, ovvio.

”Niente che non si sapesse – commenta uno spettatore seduto dietro di noi, in sesta fila -: a Pesaro sono davvero bravi!”.

Un’invasione di campo è obbligatoria: il merito è di chi ha scelto e portato al 40° Rossini Opera Festival Pesaro le “Voci della Scala”. Sul resto, meglio stendere un velo pietoso: il concerto della mattina di Ferragosto si poteva titolare come una famosa canzone: “Eravamo quattro amici al bar”.

Beh, un po’ più di quattro. Poco più di mezza platea e meno di dieci spettatori nei palchi.

Visto dal palcoscenico, l’interno del Teatro Rossini poteva sembrare una piccola oasi (di appassionati) in un grande deserto (una città, che si dice della musica, disinteressata). Con una vista così desolante, avere voglia di cantare sembrerebbe impresa improba, anzi impossibile. Non per gli Italian Harmonists, che regalano al pubblico presente, composto soprattutto da spettatori stranieri, in particolare tedeschi, un’indimenticabile mattinata di Ferragosto.

Una volta di più, gli assenti hanno maledettamente torto.

Accompagnati al pianoforte de Jader Costa, un vero maestro negli arrangiamenti, i tenori Massimiliano Di Fino, Luca Di Gioia, Andrea Semeraro e Giorgio Tiboni e il basso Sandro Chiri incantano fin dal primo brano: un Minuetto di Luigi Boccherini su arrangiamento di Harry Frommermann.

Al termine dell’esecuzione, Giorgio Tiboni spiega che è “un doveroso omaggio ai nostri ispiratori: i Comedian Harmonists, un gruppo vocale che con la stessa formazione (cinque voci maschili e pianoforte) spopolò nella scena musicale, prima tedesca, poi europea e americana, negli anni Trenta. Poi dovette sciogliersi a causa delle leggi razziali volute dal nazismo perché tre di loro erano ebrei. Ebbero grandissima fama e ci hanno lasciato tantissime registrazioni dei loro brani e degli arrangiamenti particolari. Avete ascoltato, appunto, un loro arrangiamento originale. Il nostro progetto è partito dalla loro impostazione con l’intenzione di emularli. A ulteriore omaggio, proponiamo come secondo brano, un esperimento anche per loro, perché questo di Robert Schumann – Träumerei – è tipicamente strumentale, armonizzato per le voci con l’arrangiamento di Bruno Seidler Winkler, pianista tedesco.

Il pubblico è affascinato dal racconto e dall’esecuzione. Una coppia tedesca in fila 4 appare emozionata e non lo nasconde.

Segue un secondo brano di Schumann – Du Ring an meinem Finger (Tu, anello al mio dito, da una poesia di Chamisso, il poeta francese Louis Charles Adelaide conte di Chamisso; ndr) – arrangiato dal pianista Jader Costa.

Quindi Franz Schubert, Der Lindenbaum, il tiglio, adattamento di Italian Harmonists. Un brano dolcissimo.

Entra in scena Jader Costa, non è solo il pianista che accompagna le cinque voci scaligere: ma l’autore di numerosi arrangiamenti in programma. Il primo è su musica di Johannes Brahms, composta per voce singola: O wüsst ich doch den Weg zurück (O conoscessi la via del ritorno). Quindi si passa a uno dei brani più famosi di Brahms: Le danze ungheresi n. 5. Al termine, un’ovazione.

Il programma saluta la Germania e – da danza a danza – entra in casa del… padrone di casa: Rossini. La danza su arrangiamento di Costa. Alla fine un coro: stavolta “canta” il pubblico. “Bravi, bravi, bravi!”, indirizza a tutti i protagonisti. Pochi spettatori, grande passione. Una passione coinvolgente, che contagia i tenori, il basso e il pianista, che eseguono due brani più intimi: dalle Soirées Musicales, prima Il rimprovero, poi La promessa.

L’ultimo Rossini è Largo al factotum!, che ha uno scatenante arrangiamento di Jader Costa: il pianista s’unisce al canto: “Figaro!”. E sono ancora applausi.

Da Rossini a Jacques Offenbach, con un altro pezzo che era nel repertorio dei Comedian Harmonists: la Barcarolle da I racconti di Hoffman su arrangiamento del pianista Erwin Bootz. L’interpretazione è struggente.

Infine la conclusione del programma con la Sinfonia del Nabucco di Giuseppe Verdi in un adattamento di Massimiliano Di Fino.

Ormai la sintonia tra artisti e pubblico è al massimo e il bis obbligatorio, pur se presentando la Sinfonia verdiana – con le voci che diventano anche percussioni – aveva anticipato i saluti. Che sono posticipati.

Giorgio Tiboni spiega al pubblico che il bis è “un bellissimo brano che, negli anni 50, il Quartetto Cetra ha scritto insieme con il maestro Gorni Kramer: In un palco della Scala”. Ma Garinei e Giovannini?

Era un brano bello allora. Stamattina, con le voci dei cinque che rendono omaggio al teatro dove lavorano, diventa emozionante.

Siamo a un’ora di concerto, 60 minuti, anzi 3.600 secondi da ricordare, uno per uno, conditi da risate e applausi, quasi da concerto rock. Che bello vivere così.

Subito accontentati. Il brano di commiato è, appunto, Voglio vivere così… Una canzone del 1941, composta da Giovanni D’Anzi e Tito Manlio.

Cosa c’è di meglio di Voglio vivere così, col sole in fronte, e felice canto, beatamente. Cosa c’è di meglio, a Pesaro, del Rossini Opera Festival e delle sue proposte? Ma quando non c’è da sfilare, lo capiscono in pochi.

2 Commenti to “ROF, il bellissimo concerto degli Italian Harmonists: con le voci della Scala anche il Quartetto Cetra entra nella storia del Festival”

  1. Gent.mo Sig. Murgia,
    abbiamo letto e condiviso con emozione e gioia la sua splendida recensione.
    La ringraziamo di cuore per aver saputo trasmettere attraverso le sue parole, ciò che anche noi abbiamo sentito e vissuto durante l’ esibizione.
    Certo, una maggior pubblicità ci avrebbe aiutato, ma come ha detto giustamente lei gli assenti hanno sempre maledettamente torto.
    Con stima e gratitudine.
    Andrea, Luca, Giorgio, Max, Sandro e Jader

    • Luciano scrive:

      Sono io che ringrazio Voi. Prima di tutto per il piacere che mi ha regalato il Vostro concerto, ma anche per l’attenzione a quanto ho scritto.

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