Dalla sorprendente Luarca e dal suo bellissimo cimitero a La Caridad, ultimo giorno nelle Asturias: altra tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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29 settembre 2019

La ventesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa, la diciassettesima tappa, la diciottesima tappa e la diciannovesima tappa.

di Luciano Murgia

LA CARIDAD (Spagna) – Ma che sorpresa! Raccontando il Cammino del Nord sto abusando di questa parola, ma ieri (e oggi) più che mai non ho alternative.
Già l’arrivo che vi ho proposto ieri con un paio di foto è stato una sorpresa. Poi la passeggiata prima di cena… Pure stanco per la tappa da Soto de Luiña a Luarca, mi sono concesso un lungo giro sul lungoporto, poi per salire sulla collina ad ammirare il faro e soprattutto il “cementerio”, definito uno dei più belli al mondo, con il parigino Pere Lachaise, che ospitò le spoglie mortali di Gioachino Rossini, prima che venissero traslate nella chiesa di Santa Croce in Firenze, il viennese Zentralfriedhof, lo svedese Skogskyrkogardena, a Stoccolma, il genovese Staglieno e diversi romeni, a incominciare dal Cimiterul Vesel, detto il cimitero allegro, nella regione di Maramures,
Il “cementerio” dì Luarca ha una vista meravigliosa sul mare e il suo colore bianco trasmette serenità, quasi allegria. Una delle sue tombe ospita il Premio Nobel della Medicina Severo Ochoa, nato a Luarca. Qui è sepolta anche la moglie Carmen.
Dall’alto del faro ho rivisto la costa da dove sono arrivato. Ma quanta fatica hanno fatto piedi e gambe! Ma sì, anche il gluteo infortunato, che più volte mi ha mandato segnali inequivocabili (forti punture di spillo che si irradiavano al fondo schiena), che ho ignorato perché volevo rendervi partecipi di questo luogo, delle sue bellezze che, sono convinto, pochissimi conoscono. Io ho imparato che esisteva Luarca solo lo scorso 20 giugno quando amici fiorentini conosciuti nel Cammino Inglese mi mandarono una foto del porto; stavano facendo il Camino del Norte.
Ho fatto non poca fatica per arrivare quassù. Salita fino a quota 30 partendo dal livello del mare su un passaggio di 110 passi ritenuto anche pericoloso, tanto che l’autorità non risponde di eventuali incidenti. La foto del mare che s’infrange sugli scogli fa capire perché…
E prima mi sono dovuto sorbire 54 scalini. E altri 57 scalini per arrivare alla Capilla de la Virgen Blanca e al Faro de Luarca.
La chiesa, detta anche Ermita de Atalaya, risale al secolo XIV. Il Faro fu inaugurato nel 1862.
A pochi passi il “Cementerio”.
Ci sarebbe anche da raccontare dei cannoni del secolo XVI e del cretino che ha lasciato per terra una bottiglia di birra, ma non amo le armi e i cretini, quindi lascio perdere.
Per cena mi sono concesso una pizza, discreta malgrado un capello della pizzaiola, ne La Pizzeria davanti al porto. Seduto all’aperto, sorseggiando una birra Estrella Galicia, ho ricevuto il “que aproveche”, il buon appetito, di una coppia che passeggiava con i bambini. Prima ancora, mentre arrancavo verso Cadavedo, un grande sorriso e un saluto di una signora che guidava un’auto piena di bambini. Gli asturiani sono molto gentili.
Anche la titolare di una pasticceria che mi ha servito un gran pezzo di torta pagato solo 1,40 euro. Così stamattina mi sono ripresentato per colazione prima della partenza per La Caridad.
La notte è trascorsa bene nel dormitorio quasi pieno. Solo il posto letto sopra il mio era libero. I tappi di gomma schiuma acquistati in farmacia sono stati utili per mitigare gli effetti di due “roncadores” che hanno russato senza pause. Ma non sono serviti contro le zanzare che hanno preso d’assalto le mie braccia e tutto ciò che non era coperto dal sacco a pelo.
Colazione super nella Confiteria Ancomar, 30 metri dall’Albergue Villa de Luarca: spremuta d’arance, torta di mele e conchiglia di cioccolato. Pura energia per una tappa tormentata dal vento caldo di sud-ovest. Raffiche fastidiose che sembrano annunciare cambiamenti del tempo. Ci stiamo avvicinando alla piovosa Galicia e le previsioni meteo annunciano pioggia sia martedì sia domenica. Come da mia tradizione: nei precedenti 4 Cammini, ben tre volte sono arrivato a Santiago de Compostela sotto il diluvio. Vedremo.
Però stamattina, al risveglio, la giornata era molto bella, il cielo limpido e la temperatura gradevole, con totale assenza di vento; addirittura si è dormito con le finestre aperte. Mentre i giorni scorsi l’alba era fredda.
Anche oggi tappa in altalena, si perde il conto dei saliscendi. Il punto più alto, prima della discesa a Navia, è a quota 185 metri. A La Colorada temo di essermi perso, mi salva la vista di un cartello con la magica conchiglia gialla, anche se stavolta la freccia è bianca. Sono a Navia, credo il centro più grande di questa ventesima tappa.
Mi colpisce molto un cartello che nel ristorante Cantabrico propone per dolci i postres de la abuela, i dolci della nonna; come non esserne attratti?
Le raffiche di libeccio creano difficoltà. Come il caldo. La temperatura è di 25 gradi quando faccio una sosta acqua in Plaza de Abastos.
Un fIume, il mare, mai visto così vicino, oggi, salvo alla partenza. Un circolo canottieri, un ponte e tante bandiere dei paesi europei.

Superato il siamo a El Espin. Succede spesso in questo Cammino che un fiume sia confine tra Ayuntamentos.
Emozione leggendo un cartello stradale, Granda de Salime 68 km. Il ricordo va al bellissimo Cammino Primitivo dello scorso anno.
Nuvoloni neri, poca gente in giro, poche anche le automobili, però nei campi si lavora. E io cammino in un campo di mais.
Il cammino di Santiago passa all’interno di un’azienda agricola: a destra una grande stalla, a sinistra le mucche nel pascolo, ma anche pavoni e anatre
Un Lavadero del 1930, ho sete ma è senza garanzie di potabilità.
Vedo per la prima volta una freccia asturiana. Mi piace. D’ora in poi, ne vedrò diverse.
Mentre mi avvicino a La Caridad, che per gli asturiani del posto sarebbe A Carida, perché come i galleghi e i portoghesi la loro lingua non prevede “la”, ma solo “a” (vedi A Coruña), sento e vedo esplodere i mortaretti. Arrivato all’albergue Xana (personaggio della mitologia asturiana, una sorta di dea dell’amore) apprendo che il paese è in festa per San Miguel. Magari più tardi, dopo un buon riposo. farò un salto in paese. L’albergue è all’entrata.
Oggi è terminata la terza settimana di Cammino. Domani inizierà la quarta che spero di concludere domenica 6 ottobre.
Prima, di pensare alla tappa di domani, da A Carida a Ribadeo, in Galicia, permettetemi, da innamorato degli sport di fatica, di congratularmi con Eleonora Giorgi, marciatrice azzurra di grande talento che ha vinto la medaglia di bronzo nella 50 km dei Mondiali di atletica in Quatar. Solo fischi a chi ha voluto che gare così importanti venissero organizzate in un Paese che non rispetta i diritti umani e che propongono condizioni impossibili per gli atleti che fanno fondo. Basta guardare cosa è accaduto nella maratona femminile.

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