“Arrivato a Santiago de Compostela, il mio Cammino del Nord dedicato a Mauro Salvi e Breege Finnegan”: Luciano Murgia è arrivato alla meta

La ventisettesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa, la diciassettesima tappa, la diciottesima tappa  la diciannovesima tappa e la ventesima tappa e la ventunesima tappa , la ventiduesima tappa , la ventitreesima tappaventiquattresima tappa, la venticinquesima tappa e la ventiseiesima tappa.

di Luciano Murgia

SANTIAGO DE COMPOSTELA (Spagna) – Dopo 3 ore e 40 minuti di camminata veloce iniziata a Pedrouzo, sotto la pioggia, sono arrivato in Obradoiro, la grande piazza della cattedrale di Santiago de Compostela, concludendo il mio quinto Cammino di Santiago. Circa 900 km, forse qualcosa di più, quindi il mio Cammino più lungo.

Entrando, per la troppa emozione, ho anche sbagliato strada, allungando di qualche minuto. Cosa volete che sia pensando che il mio Cammino è incominciato la sera del 9 settembre, alla stazione francese di Hendaye, da dove ho raggiunto Irun, luogo di partenza del Camino del Norte.

Un Cammino indimenticabile, come gli altri, ma con qualcosa di speciale che io dedico a Mauro Salvi, amico pesarese e a Breege Finnegan, signora irlandese. Entrambi sono scomparsi prematuramente. Mauro, oltre che amico, aveva “partecipato” ai miei precedenti Cammini realizzando – con il suo negozio TimPes di Via Manzoni – la targa per la teca in cui ho messo le scarpe con cui ho camminato da San-Jean-Pied-de-Port, Porto, Ferrol e Oviedo verso Santiago de Compostela. Ogni volta mi chiedeva informazioni sul Cammino. E poi finivamo a parlare di basket e di politica.
Breege Finnegan, signora irlandese scomparsa improvvisamente, era la mamma di Fiona, moglie di Eamonn, amico di Sligo conosciuto al termine della prima tappa del Cammino francese, il 13 maggio 2016. Sotto il diluvio ci trovammo in un piccolo hotel di Roncesvalles che non aveva posto per noi. Così lui, il suo amico Wasim ed io dovemmo trasferirci in un albergo di Burguete, circa 3 km. Cenammo insieme e facemmo conoscenza. Da allora ci teniamo in contatto. Il Cammino di Santiago apre il cuore a splendide amicizie.

Mi auguro che il mio piccolo pensiero renda meno triste il ricordo di Mrs. Finnegan.

A proposito di amicizie: ieri sera, a Pedrouzo, ho cenato nella pizzeria CH, dove l’anno scorso, a una tappa dalla fine del Cammino Primitivo, fui ospite dell’amica Krysia, scozzese. Ieri sera le ho mandato le foto del locale e le sono tornati in mente i passi nel bosco tra Pedrouzo e Santiago de Compostela.

Pizza alle verdure, doppia birra, gelato e poi a letto nell’albergue Cruceiro, dove la notte è trascorsa tranquillamente, anche se una famiglia spagnola da “ultimi 100 chilometri” ha svegliato tutti mettendosi in Cammino alle ore 5,30.

Alle 8,15, quando mi sono messo in strada, sotto la pioggia, non ho visto bar aperti. Eppure ieri sera tutti i locali erano pieni. Gli avventori soprattutto “caminantes” che consumavano molto. Pedrouzo vive di Cammino.

Subito, alla partenza, le prime immagini annunciano che siamo nel Francese. Tanti i gruppi, mai visti nel Nord e nel Primitivo.

Il gestore della Pensión Bar Kilometro 15 apre presto e fa buoni affari.

Una famiglia italiana con figlia sul passeggino mi permette di augurare Buongiorno e Buon Cammino.

Foto di gruppo immancabile davanti alla statua nei pressi dell’aeroporto di Lavacolla, dove rischia di decollare una buccia di banana gettata a terra da un pellegrino maleducato.

Come nel Francese e nel Primitivo, rispetto la tradizione e faccio mettere il “sello”nella capilla di Santa Lucía, a San Paio.

Inizia la salita verso monte Gozo, dove arrivo alle 11, percorsi 14,80 km. Non piove ma le guglie non di vedono.

Proseguo con tanta compagnia. In un chilometro vedo più gente in cammino che lungo tutto il Nord. La conferma che siamo tra i Pellegrini degli ultimi 100 km.

Scendo gli scalini che tre anni fa bloccarono il mio amico americano Santiago Prince, che pagó all’improvviso le fatiche del Cammino Francese.

Ieri Lizzie, cagnolina francese, oggi Tomy, cagnone messicano che cammina con le scarpette e viaggia con i suoi amici. Sono partiti il 29 agosto da Irun, entusiasti del Cammino del Nord. Mi vergogno a dire che io sono partito il 10 settembre, anche se qualche chilometro l’avevo fatto la sera prima.

La conferma della straordinaria affluenza di pellegrini la ricevo arrivando all’Oficina de Acogida al Peregrino, dove ti concedono il certificato che attesta il Cammino in base ai “timbri” giornalieri. Bisogna prendere il numero, come al supermercato o alle visite mediche. Io sono il numero 817 e sono arrivati al 387. Un addetto molto gentile mi anticipa che l’attesa è di almeno 4 ore e spiega che con il telefono posso controllare con un app i tempi. Per fortuna ho scelto una pensione a pochi passi. Posso fare una bella doccia, mangiare e riposare in attesa di tornare qui. Dove nel frattempo sono entrati diversi monsignori. Un motivo in più per allontanarmi.

Purtroppo la cattedrale è chiusa al culto e non ci sarà la messa di mezzogiorno con il botafumeiro che volevo mostrarvi.

Non resta che ringraziarvi per l’attenzione, scusarmi per gli errori e dire un grande grazie al Parco del Monte San Bartolo i cui sentieri hanno consentito che mi presentassi preparato al lungo e difficile Cammino del Nord.

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