MiFID II, i risultati in Italia un anno dopo: aspettative tradite, nessun intermediario ha superato il test

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13 gennaio 2020

investimenti clienteDa quest’anno in Europa è operativa la Direttiva MIFIDII, quella che cioè stabilisce degli obblighi precisi per tutti gli intermediari finanziari in materia di trasparenza nella comunicazione dei costi dei servizi di investimento alla clientela. Lo scopo della Direttiva, per quanto concerne costi e oneri, è definire un’idea di standard nella comunicazione, sempre più centrale, per aiutare l’investitore nel prendere decisioni di investimento consapevoli. In Italia molti investitori, infatti, non hanno alcuna consapevolezza di quanto spendono per investire, nonostante quella per la gestione finanziaria si tratti di una delle spese più onerose per molte famiglie, se non altro la maggioranza, spesso superiore all’assicurazione di una auto, alle imposte immobiliari, alle spese mediche.

Tuttavia, nonostante ottime premesse all’inizio, la sensazione è che ci sia ancora molta strada da fare, in casi in cui, come per l’Italia, le aspettative non sono state mantenute. Secondo quanto emerso da una ricerca, condotta in sinergia da MoneyFarm e dalla School of Management del Politecnico di Milano, i risultati dell’applicazione della MiFID II sono a dir poco allarmanti. La ricerca ha voluto rappresentare un accompagnamento per l’industria del risparmio nel percorso che sta compiendo verso standard virtuosi per quel che riguarda la trasparenza e l’indipendenza. Dopo la pubblicazione, avvenuta nello scorso luglio, per esaminare le comunicazioni precedenti all’investimento, è stato tempo di concentrarsi sui rendiconti annuali a riassunto dei costi sostenuti da ogni cliente nel 2018.

I risultati, come si diceva, sono in chiaroscuro: su un campione di diciotto soggetti analizzati, nessuno ha eseguito tout court le indicazioni delle Autorità e delle associazioni di categoria. Secondo quanto riportato anche dal Sole24Ore, solo quattro intermediari su diciotto hanno inviato una specifica documentazione con meno di cinque pagine, a fronte di altri che invece hanno inviato documenti di 20-30 pagine: solo la metà degli intermediari ha menzionato le parole costi o oneri nel titolo.

L’analisi è stata condotta su tre livelli distinti di valutazione, inerenti adempimenti relativi ai requisiti obbligatori minimi imposti dalla normativa primaria e dai regolamenti attuativi di secondo livello. Non solo, centralità anche alle indicazioni pubblicate dall’ESMA, L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, tra ottobre 2016 e maggio 2019 e da tutte le Associazioni di categoria a titolo di best practice, con la formula Q&A, domande e risposte. Altri parametri qualitativi, al di là delle raccomandazioni e degli obblighi previsti ex lege, possono rendere ancora superiore la trasparenza e la chiarezza delle informazioni fornite dal legislatore. Come si diceva poc’anzi, nessun intermediario ha rispettato al massimo le raccomandazioni della stessa Esma. Si parla di orientamenti che, seppur non obbligatori, costituiscono un impegno ed indicano prassi di mercato virtuose per tutti gli operatori, nella miglior applicazione della normativa. Che prevede, lo ricordiamo, la centralità del cliente, nei confronti del quale si agisce, mettendo a disposizione informazioni chiare, corrette e trasparenti per un investimento consapevole. Esame, per il momento, non superato ma la MIFID II pretende risposte e soprattutto una corretta applicazione, nel prossimo futuro. Per il cliente e per la trasparenza, sempre più necessaria, in campo finanziario.

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