Quale futuro per il basket italiano “stoppato” dal Coronavirus? Gli incastri possibili

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16 marzo 2020

PESARO – Giusto 30 giorni fa, la nostra pallacanestro, celebrava a Pesaro il punto più alto della stagione, con Venezia che festeggiava la conquista della Coppa Italia ai danni di Brindisi, in un weekend che aveva portato in riva al Foglia più di 30000 persone, provenienti da otto città diverse, e se questo ha contribuito al caos nella nostra provincia, non sta a noi giudicarlo.

E’ passato un mese, ma sembra passato un anno, con l’Italia che sta cercando di resistere ad uno tsunami che l’ha investita, non risparmiando nessuno, neanche lo sport, che magari con qualche giorno di ritardo, si è fermato in attesa di tempi migliori.

Lo ha fatto anche la pallacanestro, pure se la Fiba e l’Eurolega ci hanno messo troppo tempo a capire la gravità della situazione, ma alla fine hanno preso coscienza dell’impossibilità di far proseguire uno sport, dove i contatti fisici sono alla base del gioco, e nessuno sa quando e come si riprenderà l’attività agonistica.

Un momento della semifinale tra Milano e Venezia

La semifinale tra Milano e Venezia di Coppa Italia alla Vitrifrigo Arena

Sul piatto ci sono le ipotesi più fantasiose, dalle Final Four per lo scudetto, ai playout per non retrocedere, ma a decidere il tutto, saranno due fattori: il primo naturalmente è sanitario, perché senza sicurezza è inutile ricominciare, il secondo è più tecnico, legato alla disputa o meno delle Olimpiadi di Tokio, dato che la nostra nazionale dovrebbe riunirsi il 12 giugno, per disputare il torneo preolimpico in Serbia.

Se i giochi verranno posticipati, o rimandati al 2021, ci sarebbe spazio per proseguire fino alla fine di giugno, altrimenti si dovrebbero incastrare le date tra campionato e Coppe, e la vediamo dura garantire l’equità sportiva, visto che tra l’altro, molti americani sono tornati in Patria, con pochissime intenzioni di tornare dalle nostre parti.

Staremo a vedere, e fare ipotesi in questo momento è impossibile, ma questo riposo forzato ci sta facendo capire tante cose, ci sta facendo capire che ci sono eventi più importanti del basket, ma che anche il basket è importante, soprattutto come valvola di sfogo dalla routine quotidiana e da tutti i suoi problemi, perché finché ti arrabbi per una sconfitta, finché ti incazzi per un fallo non fischiato, finché speri ancora che la tua squadra possa salvarsi, anche se non ha mai vinto una partita, vuol dire che, in quel momento, non hai cose più importanti per cui arrabbiarti.

Ecco, vorremmo tornare al più presto ad arrabbiarci per una scelta sbagliata di coach Sacco, per un fallo evidente di sfondamento, che la terna arbitrale ha valutato come fallo del difensore, per un canestro sbagliato da mezzo metro di Zanotti, o per gli errori di costruzione estivi della squadra.

Vorrebbe dire, che non abbiamo problemi più gravi a cui pensare, che per due ore, possiamo staccare la spina dalla realtà quotidiana, ed immergerci in una sorta di limbo, in cui sfogare sia la rabbia, che la gioia, vorrebbe dire che nelle piazze, il lunedì successivo alla partita, si potrà nuovamente riunirsi in gruppetti, per discutere della partita della domenica, vorrebbe dire che, quando apriremo un quotidiano locale, per prima cosa, torneremo a cercare la pagina sulla Vuelle, invece di consultare il triste elenco di chi non c’è l’ha fatta.

Vorrebbe dire insomma, che ci si potrà arrabbiare per il basket, senza temere di venir presi per superficiali, perché lo sport, anche se fa girare miliardi, non è una priorità assoluta, ma è comunque fondamentale nella nostra società, perché l’uomo rimane un animale sociale, che ha bisogno di comunicare con il prossimo, di avere contatti fisici, e niente come lo sport, accomuna persone diversissime tra loro, ma unite dalla stessa passione.

E’ passato un mese, ne passerà sicuramente un altro, e temiamo possa anche non bastare, e quando si riprenderà, tutti saremo diversi da come eravamo, sperando però di tornare alla Vitrifrigo Arena, con lo stesso spirito del compianto Andrea Rossi, che magari coi suoi tempi, non faceva mai mancare il suo sostegno alla Vuelle, tranne quando faceva la pausa per la merenda, e la faceva spesso e volentieri.

Un abbraccio a tutti, teniamo botta.

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