Il premier Giuseppe Conte ora “chiude” tutto: “Aperti solo alimentari e farmacie, la vita prima di tutto”

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21 marzo 2020

ROMA – Il premier Giuseppe Conte è tornato a parlare. Tramite il proprio profilo Facebook, aveva annunciato di voler fornire aggiornamenti su ciò che sta accadendo nel nostro Paese alle 22.45. E importanti aggiornamenti li ha forniti una 50ina di minuti dopo, facendo quello che da più parti era richiesto: chiudere tutto.

Il presidente del Consiglio dei ministri, dinnanzi all’incessante macchina di morte e di dolore provocata dal Coronavirus, ha decido per lo stop di tutte le attività produttive. Tutte tranne supermercati, negozi di generi alimentari, farmacie, parafarmacie e di prime necessità. “Nessuna restrizione sui giorni di apertura, quindi invito a mantenere la calma senza una corsa agli acquisti che non sono giustificate”, ha detto. Saranno altresì garantiti “servizi bancari, postali, assicurativi e finanziari, i trasporti e tutte le attività connesse e accessorie”. Al di fuori delle attività essenziali, saranno possibili solo condizioni in modalità smart working, “più qualche attività produttiva rilevante per la produzione nazionale”.

“Rallentiamo il motore produttivo del Paese ma non lo fermiamo – ha detto Conte – D’altronde siamo di fronte alla crisi più grave dal secondo dopoguerra in poi”. E ancora: “Le immagini che avremo nella memoria saranno indelebili, per la morte di tanti nostri concittadini in questi giorni durissimi. I decessi, per noi che siamo cresciuti con certi valori, non sono semplici numeri. Piangiamo persone, storie di famiglie che perdono gli affetti più cari”.

Quindi il primo ministro ha rinnovato l’invito a rispettare le regole: “Misure adottate che necessitano tempo, lo sapevamo. Dobbiamo con pazienza e senso di responsabilità rispettare misure severe, che vanno a toccare abitudini radicate nei cittadini. Dobbiamo resistere… non abbiamo alternative. Solo così potremo tutelare noi stessi e chi amiamo. D’altronde il sacrificio di rimanere a casa è minimo se paragonato a quello di altri cittadini. E qui penso agli ospedali, luoghi cruciali, dove c’è chi rinuncia e rischia di più. Penso ai medici e agli infermieri, alle forze ordine, alle forze armate, alla protezione civile, ai commessi, ai farmacisti, ai lavoratori dei servizi pubblici e dell’informazione. Ogni giorno loro non vanno a lavorare ma compiono un atto responsabilità per la nazione. Di amore per l’intera Italia”.

Quindi l’ulteriore passo, cioè la chiusura di ogni attività non essenziale per la filiera. “Una misura che ci predispone ad affrontare la fase più acuta del contagio”.

Contenere la diffusione epidemia, fronteggiando l’emergenza sanitaria che si sta tramutando in piena emergenza economica. “A voi tutti, dico, che lo Stato c’è – ha chiosato il premier – Lo Stato è qui. Abbiamo deciso misure straordinarie per ripartire quanto prima. Bisogna stringersi forte ora, come una catena a protezione del bene più prezioso che è la vita. Le rinunce di oggi, questo passo indietro, servirà domani per prendere la rincorsa. Per tornare nelle fabbriche, negli uffici, fra le braccia di parenti e amici. Non rinunciamo al coraggio e al futuro”.

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