Fare il nonno ai tempi del Coronavirus: la STORIA

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4 aprile 2020

nonno e nipotePESARO – Come sto? Il corpo abbastanza bene, l’animo sta male. Grazie. Ho il corpo sano di un vecchio e l’animo di un bambino impaurito. Ha paura di un virus, invisibile, subdolo e malefico che ci tiene prigionieri. Mia moglie e io siamo rinchiusi nel nostro appartamento da circa 30 giorni. Fuori, nel corpo sociale, gli altri pesaresi sono ugualmente prigionieri. Cellule di una comunità asfittica. Il virus vorrebbe penetrare le nostre cellule, i nostri alveoli, ma ha già intaccato il tessuto sociale. Per le vie del centro, pochi umani si muovono isolati e silenziosi. Saranno dei mutanti? Saranno asintomatici? Io e gli altri, Io e il Mondo. Il virus sembra aver vinto la sua prima battaglia, ci ha isolati. Ci ha costretto a temere il contatto con gli altri. Ha isolato l’individuo dalla comunità e cultura in cui abitualmente vive. La Chiesa, quella di Sant’ Agostino, ha il portale aperto per accogliere l’umanità mutante. Lungo il Corso un altoparlante del Grande Fratello ripete: State a casa! All’improvviso, poi, un sorriso che ti rivolge tua nipote sullo schermo dell’iPad ti riporta agli affetti, al desiderio d’amore. Là, nell’appartamento dell’altro isolato, vive mio figlio con la sua famiglia; vivono le mie nipotine. Devo resistere, desidero riabbracciarle!

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