CanestrI pieni di lacrime per la morte di Franco Lauro

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14 aprile 2020

safe_image.phpPESARO -Sembra che il cielo ci sia caduto sulla testa! Come vivere nel villaggio di Asterix. Solo che il nostro villaggio è globale – ci chiederemmo mai se la globalizzazione è stata un bene? – e le notizie, più tristi che mai, ci rincorrono da ogni angolo della terra.
Potete non crederci, ma è da Miami che ci è pervenuta la tristissima notizia della morte di Franco Lauro, giornalista RAI con il quale abbiamo condiviso centinaia di partite di basket e altrettante trasferte in ogni angolo d’Europa.
Dopo Tullio, Franco. Un altro Lauro se ne è andato  improvvisamente, lasciandoci senza parole, attoniti, addolorati. Tullio e Franco, entrambi traditi – cosi raccontano, oggi, da Roma, come allora ci raccontarono da Milano – dal cuore, troppo grande, troppo generoso, troppo innamorato dello sport. Entrambi innamorati di uno sport meraviglioso: il basket, la pallacanestro.
Uno sport che ha aperto le porte del mondo a Franco, portandolo tante volte anche a Pesaro.
Quante partite, quante cene da Alceo, sulla Panoramica Ardizio, quante pizze in Viale Trieste e poi, quando si poteva, quante canzoni, tu, visto che io sono stonato, al Bistrot, sotto l’hotel Cruise, o, nei pressi, al Blu Inn.
Cantavi come raccontavi una partita di pallacanestro, con la stessa passione.
Ti ricordi, Franco, quella sera a Madrid, dopo un All Star Game italo-spagnolo? Conquistasti il pubblico del… pullman che ci riportava in centro, cantando una canzone, se la memoria non mi inganna, di Ferradini: Teorema.
Prendi una donna, dille che l’ami, scrivile canzoni d’amore
Eri bravo a cantare, Franco. Del resto il tuo cognome tradiva il luogo di nascita – Roma – per l’origine, evidentemente partenopea. Chi canta meglio di un napoletano? Vorrei che me lo confermassi tu. Invece leggo i necrologi dei tuoi colleghi, di Paola Ferrari e di Riccardo Cucchi, che magari non lo ricorda più ma una delle sue prime radiocronache ebbe per protagonista la Scavolini. Che anche tu amavi. Altrimenti non avresti chiesto di seguirla spesso. Come facevi.
Ciao, Luciano, sono in arrivo a Pesaro. Che si fa stasera?”.
Si piange un amico che se ne è andato a 58 anni, che non vedevamo da tempo e ha condiviso con noi viaggi e cene, taxi da prendere al volo e linee telefoniche che non funzionavano, panini gelati e l’amore per uno sport fatto di mille canestri, stasera pieni di lacrime.

 

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