Raffaello il genio sensibile, un documentario da non perdere su RaiPlay

di 

22 aprile 2020

documentario-raffaelloURBINO – Se avete perso la programmazione regolare, andata in onda il 5 aprile sul Rai Tre, ma avete la possibilità di accedere a RaiPlay, non perdete l’occasione di vedere il documentario dedicato al grande urbinate nel quinto centenario della morte.
L’apertura è emozionante, soprattutto per chi è innamorato di Urbino. Ma come si può non essere innamorati della Città Ducale? La mia prima volta, andando a iscrivermi all’Università, mozzò il fiato. Nebbia fitta fino a Trasanni. Poi, poco  dopo la doppia curva, l’ultima salita che portava al bivio: a sinistra, salendo, la chiesa di San Bernardino, il cimitero e le Cesane, in basso verso Fermignano, a destra per il centro, le mura. Spuntava il sole che con i suoi raggi illuminava l’incantesimo che Urbino offre al visitatore. Allora c’era il bivio, oggi la rotatoria. Tutto è cambiato. Non l’incantesimo.
Il documentario s’apre con la vista dei Torricini, seguita da quella sul monumento a Raffaello.
Ai piedi del monumento, il critico d’arte Luca Tomìo che accompagna le immagini: 
Un bambino che diventa un genio, il Divin Fanciullo. Un pittore assoluto, quasi un dio mortale, una vita breve e intensa, vissuta più da principe che da artista. Il perfetto cortigiano, benvoluto dai suoi collaboratori. Conteso dai massimi committenti del suo tempo e anche amato dalle più belle donne.
Il documentario, promosso dalla Regione Marche, è un lungo viaggio sulle tracce di Raffaello che ha portato gli autori a percorrere migliaia di chilometri, scoperto opere inedite, incontrato persone straordinarie.
E ogni volta – dice la voce narrante – abbiamo provato lo stupore della meraviglia davanti al tocco inenarrabile di questo genio del Rinascimento italiano, il più grande pittore di tutti i tempi“.
Tutto è iniziato da Urbino, gioiello incastonato nell’Italia centrale, uno dei maggiori centri culturali del Rinascimento che ancora oggi conserva il suo fascino, illustra il documentario. 
Perché – aggiungiamo noi – Urbino è immortale, come Raffaello.
Giorni fa, nella rubrica Un libro al giorno, dedicato a La mappa dei libri perduti di Violet Moller, abbiamo scritto della Scuola di Atene, nella Stanza della Segnatura, dipinta da Raffaello per Papa Giulio II. È l’immagine che segue quelle di Urbino che aprono il documentario. È in quel quadro che Raffaello, a confermare la riconoscenza per i meriti del padre Giovanni Santi, ne volle riprodurre l’effigie accanto alla propria, spiega Tomio.
Nel giardino delle glorie, siamo di nuovo a Urbino, il padre, guarda, ammirato, il figlio.
Siamo nel cuore di Urbino, entriamo nella casa natale di Raffaello, dove ad accogliere Tomìo c’è il professor Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello.
Da lì si passa alle meraviglie del Palazzo Ducale, dove attende Peter Aufreiter, allora magnifico direttore della Galleria Nazionale delle Marche. Ed è lì che si parla del “colpo del secolo”: il furto e il recupero dellaMuta, raccontati dal capitano dei carabinieri Renato Puglisi.
Per Tomìo, lo sguardo della Muta è superiore a quello di Monna Lisa di Leonardo. Era la notte tra il 5 e 6 febbraio 1975. Da Palazzo Ducale sparirono la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca e, appunto, La Muta.
Da Urbino inizia il lungo viaggio che porta Raffaello ovunque in Italia: a Gubbio, Spello, Perugia, Firenze, Roma, ma anche Milano e San Pietroburgo. 
Un documentario da applausi, con una sola nota stonata. Alcune donne che hanno avuto la fortuna di nascere in ricchi palazzi presentate come marchesa o contessa. Cari autori, siamo nel terzo millennio, bastano e avanzano i nomi chilometrici che esibiscono queste signore, i titoli nobiliari non hanno più alcun senso.
Raffaello il genio sensibile
Produzione Sydonia Production in collaborazione con la RAI. Regia: Luca Trovellesi Cesana. Autori: Trovellesi Cesana e Claudio Centioni. Sceneggiatura: Claudio Centioni. Consulente scientifico: Luca  Tomìo. Sceneggiatura Claudio Centioni. Direttore della Fotografia Diego Moresi. Musiche Isacco Favazza.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>