Un libro al giorno: La lingua geniale

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26 aprile 2020

"La lingua geniale" di Andrea Marcolongo

“La lingua geniale” di Andrea Marcolongo

PESARO – C’è un filo che lega il libro di ieri a quello di oggi: la Grecia.

Ieri Essere vegetariani nell’antica Grecia, oggi 9 ragioni per amare il greco, La lingua geniale.
Ogni giorno provo a dare continuità alla rubrica iniziata il 26 marzo per farci compagnia durante il confinamento obbligatorio per vincere la battaglia con il Coronavirus. 
Preferisco confinamento a lockdown. Amo l’inglese, ma non sopporto l’anglomania di politici e giornalisti che condiscono discorsi e articoli di anglismi. Non parlano inglese, però intervistano il virologo che s’occupa di Covid-19 e chiedono: “Professore, quale sarà il prossimo step?”. Ma vai! E che dire di chi racconta “step by step” la battaglia al virus.
Non sono nazionalista, tutt’altro, mi considero cittadino del mondo, ma trovo assurdo dimenticare che l’italiano, una lingua bellissima che offre la possibilità di domandare “Quale sarà il prossimo passo?” o raccontare “passo dopo passo”, sia messo in un angolo da politici e giornalisti che si sentono più  autorevoli utilizzando termini inglesi.
Mi ribello a questo pensiero (il)logico e vi propongo  il libro di Andrea Marcolongo che merita di essere letto perché – è scritto nella seconda di copertina – “innanzitutto parla di amore: il greco antico è stata la storia più lunga e bella della mia vita”.
Lo confesso, leggendolo, a incominciare appunto dalla seconda di copertina, ho provato un’invidia immensa nei confronti di Marcolongo.
Avrei voluto volare studiando greco e latino, ma la segretaria di un liceo tarpò le mie ali: “Nel tuo diploma di scuola media è scritto che hai studiato inglese. Quindi non puoi iscriverti alla quarta ginnasio, abbiamo solo classi di francese”.
Il mio sogno di studiare Cicerone, Lucrezio  e Seneca, Platone e Aristotele, di conversare in latino e in greco antico, finì nel cestino della spazzatura dell’anonima segreteria del liceo classico.
Una sera, nella tribuna stampa del vecchio palazzo dello sport di Viale dei Partigiani, prima di una partita di coppa europea tra la Scavolini e una squadra greca, forse il Panathinaikos Atene, rimasi incantato ascoltando la conversazione – in greco antico, cari lettori – tra Alberto Pisani, ingegnere di professione, giornalista sportivo per passione, e gli inviati ellenici. Fantastico. Avrei pagato non so quanto per essere al posto di Alberto.
Dalla prima nel gennaio 1984, decine di trasferte ad Atene e Salonicco, andando di buon mattino a  Monastiraki, la fermata della metropolitana ateniese da cui si raggiungevano l’acropoli e l’agorà, sognando di tornare indietro nel tempo per ascoltare i discorsi dei filosofi. E poi camminare sul lungomare di Salonicco leggendo le insegne dei negozi, i cartelloni pubblicitari, anche le maglie delle squadre con i nomi degli sponsor scritti con i caratteri del bellissimo alfabeto greco. Momenti indimenticabili che hanno allargato a dismisura la mia delusione per gli studi  classici mancati.
Così mi sono tuffato con entusiasmo nelle pagine scritte da Andrea Marcolongo, stimolato al massimo dalla seconda di copertina:
Non importa che sappiate il greco oppure no. Se sì, vi svelerò particolarità di cui al liceo nessuno vi ha parlato, mentre vi tormentavano tra declinazioni e paradigmi. Se no, ma state cominciando a studiarlo, ancora meglio. La vostra curiosità sarà una pagina bianca da riempire”.
Poco meno di 150 pagine di immersione pura in un sogno, grazie alla capacità che Marcolongo ha di rendere comprensibile ogni passo, ogni lezione, dalla scrittura alla nostalgia, dalle onomatopee alla poesia.
Andrea Marcolongo, grecista, si è laureata alla Statale di Milano. Questo è il suo primo libro.
Lo sappiamo tutti: la prima reazione davanti a un testo in greco antico spazia dalla paralisi al terrore puro. Ho scelto nove ragioni per amare e per raccontare ciò che il greco sa dire in un modo unico, speciale, diverso da ogni altra lingua – e sì, per spazzar via ogni paura trasformandola forse in passione”.
La lingua geniale, di Andrea Marcolongo (editori Laterza, euro 15)
La cronologia della nostra rubrica:
26 marzo: La confraternita degli storici curiosi, di Jodi Taylor
27 marzo: “Riapriamo le librerie”. Un applauso a Matteo Renzi 
28 marzo: Una passeggiata nella Zøna, di Markijan Kamyš 
29 marzo: Arenaria, di Paolo Teobaldi
30 marzo: Lezione di italiano, di Francesco Sabatini
31 marzo: La ladra di frutta, di Peter Handke
1 aprile: Il Cammino di Santiago, di Paulo Coelho
2 aprile: Il sesso come sport, di Bruno Fabbri
3 aprile: Cleo e Giò, di Helen Brown
4 aprile: New York, il Romanzo, di Edward Rutherfurd
5 aprile: Se mi mandi in tribuna, godo, di Ezio Vendrame
6 aprile: L’assassinio del commendatore, di Haruki Murakami
7 aprile: Ovunque tu sia, di Romana Petri
8 aprile: I diavoli di Zonderwater, di Carlo Annese
9 aprile: Coach Woden and me, di Kareem Abdul-Jabbar
10 aprile: Patria, di Fernando Aramburu
11 aprile: Farmacia dell’anima (La riapertura delle librerie)
12 aprile: Non gioco più, me ne vado, di Gianni Mura
13 aprile: Michael Jordan, la vita, di Roland Lazenby
14 aprile: Il silenzio e il furore, le vite di Gioachino Rossini, di Vittorio Emiliani
15 aprile: L’ultimo respiro del corvo, di Silvia Brena e Lucio Salvini
16 aprile: Omaggio a Luis Sepúlveda
17 aprile: La morte a Venezia, di Thomas Mann
18 aprile: Il mondo di Gianni Mura
19 aprile: La mappa dei libri perduti, di Violet Moller
20 aprile: Triade minore, di Luigi Ferrari
21 aprile: Mozart in viaggio verso Praga, di Eduard Mörike
22 aprile: Nel bianco, di Ken Follett
23 aprile: I Viceré, di Federico De Roberto
24 aprile: Pastorale americana, di Philip Roth
25 aprile: Essere vegetariani nell’antica Grecia, di Plutarco e Porfirio

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