Protesta di trecento ristoranti e cento negozi della provincia. Consegnate le chiavi ai sindaci

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29 aprile 2020

PESARO – Luci accese e chiavi in mano, in oltre 300 ristoranti e bar della provincia (a cui si sono aggiunti un centinaio di negozi). Nel nostro territorio c’è stata un’adesione di massa, superiore alle più rosee aspettative, alla manifestazione nazionale del settore Ho.re.ca. Complice anche la perfetta organizzazione, che in sinergia con amministrazioni comunali e questura, ha garantito lo svolgimento nel rispetto delle disposizioni per il contenimento del contagio da Covid-19.

E’ stata una manifestazione ‘virale’, con un ‘contagio’ di positività, quella messa in campo tra ieri sera e stamattina e che ha visto gli imprenditori della ristorazione sparsi nei vari comuni unirsi sotto lo slogan “Risorgiamo Italia” che è anche il nome della manifestazione di protesta per lanciare un grido d’aiuto ai governanti, che hanno abbandonato gli imprenditori del mondo Horeca (tra cui il nostro #Ristoritalia, il movimento nato a Fano) relegandoli all’ultimo posto nel calendario delle riaperture… con imposizioni che rischiano di farli fallire prima e di non farli aprire affatto.

Ieri sera, dopo quasi due mesi, si sono illuminate di nuovo le insegne di bar e ristoranti chiusi dai primi di marzo. E con le luci dei locali alle 21 si sono accesi i riflettori sulla protesta nazionale. Volevano infatti esprimere con un gesto simbolico la volontà di tornare in piena attività: produrre, generare occupazione e regalare emozioni, assicurando un contributo produttivo al sistema Paese. Poi stamattina tutti dai sindaci a consegnare le chiavi delle attività, per chiedere ai primi cittadini un atto di responsabilità nei confronti degli imprenditori locali. “Siamo molto soddisfatti della riuscita della manifestazione” dice Giorgio Andrea Ricci, capo delegazione fanese e referente per le Marche del movimento nazionale. A Fano sono stati una ventina i rappresentanti della categoria ad incontrare stamattina il sindaco Seri consegnandogli le oltre 150 chiavi raccolte nella notte nei 5 punti sparsi per la città. Ed altre 100 e più sono state invece raccolte questa mattina in piazza del Popolo e consegnate immediatamente al sindaco di Pesaro Ricci, dal capo delegazione Mario Di Remigio. Il sindaco di Colli Al Metauro Aguzzi ha atteso invece la delegazione capitanata da Lucio Pompili nella residenza comunale di Saltara; lì gli sono state consegnate 70 chiavi, una dozzina di chiavi sono finite nella mani del sindaco di Cartoceto Rossi, mentre a Fossombrone sono state 80 anche grazie al gemellaggio con l’associazione dei commercianti Forum Shopping. Assieme allo chef Luca Zanchetti c’era infatti anche il gioielliere Giorgio Aguzzi nella delegazione che si è presentata dal sindaco Bonci.  A Cagli 30 chiavi consegnate, mentre a San Lorenzo in Campo nessuna. “Il sindaco aveva già un impegno per stamattina, ma si è detto comunque solidale con noi, garantendoci il suo sostegno” spiega Paolo Biagiali. Ma i ristoratori dell’Alta Valle del Cesano non si sono scoraggiati e hanno comunque aderito all’iniziativa recandosi nelle piazze più vicine: Cagli, Colli al Metauro e persino Fano, per chi risiede lì.

Una manifestazione che ha visto un bel coinvolgimento e nessun assembramento, la disponibilità dei sindaci che si sono detti anche loro preoccupati per le possibili ripercussioni sul tessuto sociale delle proprie realtà civiche, nel caso le paure dei ristoratori (ovvero il fallimento con la conseguente perdita di lavoro per tutti i loro dipendenti) si concretizzassero. “A fronte della nostra grande disponibilità – dicono gli organizzatori -, l’azione del governo fino ad oggi si è dimostrata tardiva ed insufficiente. Ci è stata promessa liquidità e non ci sono arrivate neanche le dovute garanzie. Quando si parla di fase due o  fase tre, vengono contemplati parametri insostenibili: aprire con il 30/40% dei ricavi ed il 100% dei costi. Per i locali di pubblico spettacolo la data della riapertura non è nemmeno all’orizzonte. Noi abbiamo dimostrato correttezza e responsabilità fin dall’inizio di questa emergenza sanitaria, rispettando prima le norme di distanziamento che c’erano state imposte dallo Stato e persino anticipando il decreto Conte nella chiusura dei nostri locali. Ora ci aspettiamo la stessa correttezza e responsabilità da parte dello Stato che ad oggi ci fa sentire figli di nessuno”.

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