Un libro al giorno: L’Italia di Dante

di 

3 maggio 2020

L'Italia di DantePESARO – L’Italia di Dante viaggio nel paese della Commedia, scritto da Giulio Ferroni, conclude la rubrica incominciata il 26 marzo, con La confraternita degli storici curiosi di Jodi Taylor, per provare a farci compagnia in questo lungo periodo di confinamento che domani, lunedì 4 maggio, aprirà una nuova fase. La rubrica si trasforma da Un libro al giorno a Un libro alla settimana. Ogni sabato, a incominciare dal 9 maggio.
Seguendo le  orme di Dante ho percorso tutta l’Italia, attraversando i suoi luoghi meravigliosi, le sue pieghe. Seguendo proprio il modo in cui Dante dà respiro a questi luoghi, a questi paesaggi, agli squarci formidabili che dà del nostro paese, di cui,  in questi momenti in cui siamo tutti confinati nelle nostre case, sentiamo ancora di più la bellezza e la mancanza. Penso che non ci si arresterebbe mai a pensare alla  vastità delle immagini che Dante dà del nostro paese”.
Così Giulio Ferroni anticipa L’Italia di Dante, che nell’Inferno, Canto XXVIII, 76-90, vive il tradimento di Malatestino Malatesta, tiranno, più che signore, di Rimini, nei confronti dei due miglior di Fano,  Guido del Cassero e Angiolello da Carignano, che, convocati, andavano a Rimini via mare, ma furono gettati in acqua e morirono annegati, in modo da non avere propizio il vento di Focara.
Focara, detta così probabilmente per i fuochi accesi a  quota 170 metri, sul primo monte da Trieste ad Ancona, a segnalare la giusta rotta ai marinai. Fiorenzuola di Focara che ricorda Dante con una  lapide sulla porta che introduce al vecchio borgo. 
Siamo nella nona bolgia, dove vengono puniti coloro che commettono scandali, seminatori di scisma e discordia, e d’ogne altro male operare.
E fa saper a’ due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l’antiveder qui non è vano,
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento di un tiranno fello.
 
Tra l’isola di Cipri e di Maiolica
 non vide mai sì gran fallo Nettuno,
 non da pirate, non da gente argolica.
Quel traditor che vede pur con l’uno,
e tien la terra che tale qui meco 
vorrebbe di vedere essere digiuno,
farà venirli a parlamento seco;
poi farà sì, ch’al vento di Focara
non sarà lor mestier vóto né preco
Scrive Ferroni che “I Malatesta ambivano alla signoria di Fano, dove in effetti si insediarono, tenendola fino al 1463. La loro presenza è testimoniata da vari edifici, in primo luogo la Rocca malatestiana”. Il nome di Guido del Cassero è stato attribuito a una via che  sbocca all’Arco d’Augusto, mentre Angiolello è ricordato solo da una strada a Carignano, nella zona delle terme.
Il tradimento accadde nel tratto di mare tra Pesaro e Cattolica, dove chi navigava doveva guardarsi dal vento che soffia dal colle di Focara.
Giulio Ferroni racconta il suo viaggio ne L’Italia di Dante, giunto nella provincia di Pesaro e Urbino.
“Eccomi allora a seguire, ma dalla costa via terra, il percorso fatto dai due sventurati fanesi: non mi tocca un incontro pericoloso, ma quello con un gentile scrittore, Paolo Teobaldi, che mi aspetta a Pesaro, dove vive. Di recente mi è capitato di recensire un suo romanzo dedicato alla strada, a questa stessa strada Adriatica che percorro, e alla vita dell’ultimo responsabile di quelle case cantoniere, che avevano la funzione di curare l’assetto delle strade statali e che sono state ormai dismesse. Macadàm è il titolo di questo romanzo “stradale”: è il nome che indicava il pavimento stradale solido e nel romanzo è soprannome del protagonista cantoniere, emblema dell’Italia del lavoro e della concretezza, della solidarietà e dell’impegno per le cose fatte bene, un’Italia che non si lascia attrarre da miti e illusioni, e che cura lo spazio che le è affidato, come questa strada, che Macadàm tiene sempre pulita (ma chi può farlo adesso?)”.
Più di mille pagine, sei dedicate all’incontro con Paolo Teobaldi, che accompagna Ferroni da Pesaro a Cattolica, procedendo sulla Panoramica San Bartolo di cui è abituale frequentatore, a piedi, camminando. Speriamo di rivederlo e salutarlo, a distanza ovvio, già domani, lunedì 4 maggio, che potrebbe passare alla storia come il giorno dopo, anche se le anticipazioni fornite sia da quanto accade in altri paesi che hanno riaperto, sia dal nostro comportamento non solo di questi ultimi giorni, inducono a essere cauti, perché l’Italia di Dante è soprattutto l’Inferno.
L’Italia di Dante, viaggio nel  paese della Commedia, di Giulio Ferroni (La nave di Teseo)

 

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