La meravigliosa riscoperta del Parco del San Bartolo

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5 maggio 2020

PESARO – Galeotto fu il tagliando all’automobile che attendeva da tempo la riapertura dell’officina. “Ci porti la macchina alle 8, gliela riconsegneremo dopo qualche ora“.
Così, alle 8,10, eccomi in strada, sulla statale Adriatica. Che si fa? Come non approfittare dell’occasione e, a distanza di due mesi, ritornare sul San Bartolo? Si va, seguendo prima Strada di Santa Marina e poi Strada dei Canneti. La partenza a freddo è impegnativa, il dislivello tra la statale Adriatica e Santa Marina Alta è notevole, la pendenza è superiore al 10 per 100. Però l’entusiasmo aiuta, rivedere luoghi tanto amati è un’emozione unica. Il Parco Naturale del Monte San Bartolo (la denominazione è questa, mi è più caro il colle) è uno dei luoghi più belli della provincia di Pesaro e Urbino, una palestra unica per chi ama il trekking, camminare, scoprire i sentieri.
Quando raggiungo quota 160 sul livello del mare, respiro a pieni polmoni. I colori, tra il verde dell’erba e l’azzurro del cielo e del mare, sono bellissimi. L’area di sosta per le scampagnate è chiusa fino al 17 maggio causa Covid-19. L’idea sarebbe di andare verso Fiorenzuola di Focara, di cui ho scritto domenica nella rubrica Un libro al giorno, raccontando L’Italia di Dante di Giulio Ferroni che dedica alcune pagine a Paolo Teobaldi (RILEGGI QUI LA RUBRICA DI PU24).
E se… ma sì, proviamo a puntare i piedi, che nel caso non significa fermarsi, verso Pesaro, sperando che…
Sì, è proprio come desideravo. Mi pare di vedere lo scrittore pesarese che riprende confidenza con il San Bartolo. Come al solito, ha parcheggiato nel piazzale che ospita il ristorante Gibas. Non ci vediamo da due mesi, anche se ci siamo sentiti più volte nelle ultime settimane. L’abbraccio è simbolico, il piacere di rivedersi grande. Però rispettiamo le norme e scambiamo qualche parola a distanza. Poi lui scende verso la statale, io proseguo verso Fiorenzuola di Focara. Prima di salutarlo, gli chiedo l’autorizzazione a pubblicare il racconto che mi ha mandato durante il confinamento. Lo potete leggere su pu24.it (CLICCA QUI). È un racconto bellissimo .

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È molto bello, a tratti, anche questo martedì 5 maggio. Per raccontarlo ci vorrebbe il Manzoni. Senza scomodare la scomparsa di Napoleone Bonaparte, si rimane attoniti di fronte a tanta bellezza. Signore e signori, ma questo è il San Bartolo.
Passano i primi, solitari, ciclisti; in seguito si vedranno – ti pareva – coppie di pedalatori che non rispettano le norme sul distanziamento sociale. Mica riguardano loro, sembrano dire: noi facciamo ciò che vogliamo. 
Si accede al sentiero del Castellaro, guardato a vista da due asini: uno sdraiato, l’altro in mezzo al sentiero, entrambi mansueti. Però non si può proseguire perché pochi passi più avanti il sentiero è occupato da un nutrito gruppo di cavalli. Giusto non importunarli. Si torna indietro, camminando sull’asfalto, lasciato per salire alle Rive, godendo di una vista stupenda sulla falesia. Il tipico suono delle bisce che si muovono sembra fare eco al vento. Il campo di grano diventa un mare d’erba. Scendendo in basso, osservo più in alto la lingua gialla, il sentiero che porta alla cima del monte Brisighella, dove spesso noi camminatori dobbiamo fare i conti con l’inciviltà dei ciclisti che calano in sella alle mountain bike. Il loro transito è vietato, ma non se ne curano. Mi piacerebbe avere il parere di Davide Cassani, bravissimo Ct della Nazionale di ciclismo, che stimo come atleta, tecnico, commentatore televisivo e persona, ma è a quota sotto zero quando difende la categoria a prescindere.
Cambiamo tema, meglio guardarsi intorno, tra il rosso dei mille papaveri, il giallo delle meravigliose ginestre  e i milioni di fili d’erba. Si sale, lentamente, fino alla cima, da dove, tra le ginestre e il cielo, spunta il campanile di Fiorenzuola di Focara. Il canto degli uccelli fa compagnia al camminatore solitario, in staffetta con i nitriti dei cavallini che si cibano. La bella area di sosta è tutta mia, la colazione all’aperto è un piacere, anche se il vento soffia forte e le nuvole hanno oscurato il sole.
È tempo di ritornare alla concessionaria. Cammino un po’ sul sentiero e un po’ sull’asfalto, sempre mettendo la mascherina, anche per evitare di subire l’ansimare di alcuni ciclisti non protetti. Non è un obbligo. Però è obbligatorio pedalare in fila indiana, distanziati di almeno 5 metri, mai affiancati. Tutto il contrario di quel che vedo e fotografo.
Nel cimitero di Santa Marina Alta è in corso  un funerale, questo sì con grande rispetto, per il defunto e per le norme. Le poche persone presenti sono tutte a distanza, sembrano alberi le cui foglie mormorano al vento parole affettuose per chi è scomparso.

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