Tifosi del basket in attesa: a che serie la Vuelle si iscriverà?

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22 maggio 2020

LOGO VUELLEPESARO – Prima o poi, torneremo a parlare anche di basket giocato, o almeno di basket mercato, come era consuetudine, di questi tempi, quando una volta finita la regular season, si cominciava ad immaginare come sarebbe stata la Vuelle prossima ventura, chi sarebbe rimasto dell’annata appena conclusa, e chi sarebbe arrivato per quella successiva.

Invece, purtroppo, siamo ancora costretti a parlare di regolamenti, di tasse, di contributi, di defiscalizzazione, e di tutti i problemi che affliggono non solo Pesaro, ma l’intero mondo della nostra pallacanestro, che in queste condizioni, rischia di perdere parecchi pezzi per strada.

Se i problemi della Vuelle erano noti a tutti, non stupisce neanche il passo indietro di Toti, presidente della Virtus Roma, messa in vendita dal suo patron, con non molte speranze che l’acquisto avvenga in tempi brevi, attesa anche la situazione critica di Pistoia, che negli ultimi anni ha stazionato come Pesaro, nelle parti basse della classifica, e non ha alle spalle un proprietario forte. Meno attesa, forse, per i non addetti ai lavori, la crisi di Cremona, anche se quando, dieci giorni fa, si parlava di blocco delle retrocessioni, non era un’idea campata in aria, ma figlia di una situazione ben definita, quando erano già noti i problemi di 5-6 società, che rischiavano e rischiano tutt’ora di non partecipare alla serie A, scegliendo l’opzione di scendere al piano di sotto, per la gioia di Milano, che da tempo sogna un campionato più snello, magari a 12, che non le dia troppo fastidio durante l’anno, e che gli consenta di focalizzarsi solo sull’Eurolega.

Si parlava di 5-6 società, perché oltre a Pesaro, Pistoia, Roma e Cremona, ci sono almeno altre due squadre – una lombarda ed una del profondo sud – che hanno i loro problemi da risolvere, problemi acuiti dalla mancata introduzione nel Decreto Rilancio della tanta attesa clausola di defiscalizzazione delle sponsorizzazioni.

Non siamo economisti, ma è doverosa una breve spiegazione: le società chiedevano al governo l’inserimento nel decreto della clausola che avrebbe permesso agli sponsor, non più di scaricare “semplicemente” la fattura, inserendola come una nota spesa nel bilancio, ma di usare una buona parte dei soldi dati come sponsorizzazione come credito d’imposta. Ovvero se versi, ad esempio, 350.000 euro ad una società sportiva a titolo di sponsorizzazione, una parte di essa – da definire, ma comunque non inferiore ai 2/3 – la puoi usare come credito d’imposta.

Tradotto, nell’esempio sopracitato, quella società si ritroverebbe circa 230.000 euro da scalare immediatamente dall’utile dichiarato per quell’anno, mettiamo 250.000, pagando così “solo” 20.000 euro di tasse. Capirete che sarebbe un incentivo notevole, per tutte le aziende intenzionate, e non è casuale che il modo della pallacanestro, quello del volley, e la Lega Pro del calcio si siano coalizzate, fondando il comitato 4.0, per chiedere al governo un repentino dietrofront, inserendo nel prossimo decreto la tanto agognata defiscalizzazione, altrimenti tantissime società rischiano di sparire dal panorama.

Lo sa anche il presidente Petrucci, che ieri ha espresso tutti i suoi timori per il futuro, in un’assemblea che ha deliberato lo spostamento dei controlli Com.tec. dal 30 giugno al 27 settembre, data del probabile inizio del prossimo campionato, con buona pace delle società virtuose, che avrebbero passato l’esame senza problemi, e ha posticipato anche l’obbligo di presentare il budget previsionale per la stagione 2020-21, clausola che sarebbe andata in vigore dal primo luglio, e che avrebbe obbligato le società a presentare la lista degli sponsor, con tanto di lettere d’impegno, in caso di mancanza, sarebbe stata a rischio l’iscrizione per il campionato.

E’ stato introdotto invece l’obbligo di rilasciare una lettera d’impegno, da parte dell’azionista di maggioranza, o socio di riferimento, da cui emerga, in modo chiaro ed inequivocabile, la volontà di supportare finanziariamente la società tutta stagione 2020-21, che tradotto in parole povere vorrebbe dire che la Fip vuole sapere a chi chiedere i soldi in caso di necessità.

Particolare non di poco conto, specialmente per quelle società, come la Vuelle, dove è un Consorzio il proprietario, e dove bisognerà trovare una persona fisica che si assuma l’onere di rispondere in proprio, nel caso sopravvengono eventuali problemi economici.

Situazione sicuramente ingarbugliata, che rischia di complicarsi ulteriormente, se lunedì non arriverà la sospirata fumata bianca dall’incontro con i fratelli Beretta, summit a cui dovrebbe partecipare anche Livio Proli, di fatto già entrato nello staff della Vuelle, anche se ancora non sono chiari quali saranno i suoi compiti.

La speranza è che, se non sarà decisivo, non sia in ogni caso l’ultimo incontro tra le due parti, e che ci si possa ritrovare antro breve, magari dopo che le istituzioni avranno preso decisioni favorevoli per tutto lo sport italiano. Anche se non si può aspettare troppo, con la data ultima del 15 giugno che si fa sempre più vicina, e che sancirà la serie a cui parteciperà la Vuelle nel 2020-21.

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