Vuelle, con la firma di Repesa si torna a fare sul serio. Il triennale col coach croato alza l’asticella degli obiettivi

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23 giugno 2020

Jasmin Repesa

Jasmin Repesa

PESARO – Si ritorna a fare sul serio, perché Jasmin Repesa, con tutto il rispetto, non appartiene alla stessa fascia di allenatori che sono passati in riva al Foglia negli ultimi dieci anni, Repesa fa parte del gotha del nostro basket, lo dicono i trofei messi in bacheca, lo dice il suo rapporto con la nazionale croata, che non è proprio una squadretta facile da gestire, e lo dicono i risultati raggiunti nelle sue quattro precedenti esperienze italiane, con gli scudetti vinti a Milano e Bologna, sponda Fortitudo, e gli anni passati a Treviso e Roma, quattro città che hanno rappresentato, a fasi alterne, l’élite del nostro basket.

Fin qui il passato, che alla fine interessa il giusto, quello che interessa al tifoso pesarese è una risposta alla domanda che circola nell’aria: Ma se è arrivato uno come Repesa, vuol dire che sono finiti i tempi bui?

Lo speriamo tutti, per adesso siamo solo alle ipotesi, perché come nei gialli che si rispettano, un indizio può essere casuale, al secondo cominci a porti delle domande, ma è solo al terzo che non credi più alle coincidenze.

E per ora, il solo indizio che abbiamo, è che con Repesa, la Vuelle ha alzato la famigerata asticella alla voce coach, firmandolo tra l’altro per i prossimi tre anni, segnale che un progetto serio all’orizzonte possa esserci, visto che tra un po’ arriverà il secondo indizio, quando sapremo la reale cifra che i Fratelli Beretta metteranno a disposizione, e per quanti anni, vorranno abbinare il marchio Carpegna Prosciutto a Pesaro.

Ma sarà solo al terzo indizio, che non crederemo più alle coincidenze, e lo scopriremo naturalmente, quando cominceremo a firmare i nuovi giocatori, sarà quello il vero banco di prova, perché un allenatore può essere bravo quanto ti pare, ma se allena dieci “scappati di casa”, può fare pochino per elevare la sua squadra dai bassifondi.

Che tipo di allenatore è Jasmin Repesa?

Trait d’union tra la vecchia generazione e quella moderna, non è un coach cresciuto con la Nba in testa, perché è sempre stato consapevole che dalle sue parti – Croazia – il talento è forse anche maggiore rispetto agli States, ma sa che è l’America a guidare il movimento, e molti suoi giocatori d’oltreoceano hanno fatto spesso la differenza. Ama far giocare le sue squadre in velocità, affidando il compito a playmaker scaltri nel gioco a campo aperto, le sue guardie sono sempre state muscolari e con tanti punti nelle mani, e nello spot di numero tre, preferisce atleti bidimensionali, con un buon tiro da fuori e una predisposizione a ricoprire anche il ruolo di guardia.

Sotto canestro, ama alternare giocatori verticali, a pivot più statici e massicci, e anche lui segue la regola non scritta, che l’ala grande debba essere anche un tiratore da tre, uno che possa aprire la scatola dal perimetro, non è uno che segue la regola dell’otto, ovvero che otto titolari siano sufficienti per coprire un intero campionato, e anche il nono e il decimo, e perfino l’11esimo e il 12esimo, troveranno spazio nelle sue rotazioni.

In difesa, usa la zona con parsimonia, preferendo quella individuale, con qualche aggiustamento in corsa, e aspettiamoci una squadra solida fisicamente, perché non vuole che i suoi soccombano negli scontri diretti, naturalmente sa che stiamo vivendo nell’epoca del pick and roll, di cui non abusa, ma che fa parte del suo libro degli schemi, libro dove troveranno posto poche idee magari, ma chiare fin dal principio, essendo un coach che pretende di essere rispettato, fuori e dentro il parquet.

L’arrivo di un coach di scuola slava, ampia il bacino da cui pescare i cinque stranieri, in un’estate dove in America si ricomincerà a giocare a fine luglio, e per forza di cose, condizionerà le scelte anche da questa parte dell’Atlantico, e il nome Repesa potrebbe avere il suo peso in alcune trattative, specialmente se non si potrà rilanciare sullo stipendio.

Intendiamoci, Repesa non è la risposta esatta a tutte le domande sulla nuova Vuelle, perché ne conosciamo pregi e difetti, dei pregi ne abbiamo già in parte parlato, dei difetti, ne siamo venuti a conoscenza affrontandolo tante volte nella sua trentennale carriera, perché stiamo parlando di un coach dal carattere spigoloso, che talvolta litiga a muso duro coi suoi giocatori, e che potrebbe non accettare tutte le direttive che gli arriveranno da Via Bertozzini, insomma non è un signor Si, ma uno con le sue idee, che non tarderà a chiarire, con chiunque gli si porrà di traverso.

Come tutte le personalità forti, non ha lasciato sempre un buon ricordo nelle città in cui ha allenato, ma per Pesaro, rappresenta comunque una svolta, un cambiamento radicale rispetto al recente passato, un passato dove il penultimo, o il terzultimo posto, rappresentava il massimo a cui ambire, non crediamo che Repesa sia venuto a Pesaro, per arrivare 16esimo, ma che abbia avuto rassicurazioni, su che tipo di Vuelle verrà costruita sotto la sua guida tecnica, attendiamo fiduciosi degli sviluppi positivi.

 

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