Un libro alla settimana: Il sogno di Achille

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4 luglio 2020

PESARO – Il libro scritto da Carlo Vulpio non può mancare nella libreria di chi ama lo sport, il calcio, di chi è innamorato del calcio che fu, quel calcio che niente ha a che vedere con quello odierno, controllato dagli sciecchi e dagli oligarchi, di giocatori in mano ad agenti che oggi firmano un contratto, ma domani sono pronti a trattare con altre società in vista della scadenza, fra tre-quattro anni, del contratto appena firmato. Del calcio di giocatori copertina, che inseguono i “like“, i “mi piace“, per arrotondare stipendi incomprensibili ai comuni mortali. Un calcio di giocatori che non conoscono la riservatezza e fanno a gara a regalare le loro immagini e quelle delle loro belle ai social.
GigiRivaIl sogno di Achille è la storia di un altro calcio, soprattutto di un altro calciatore, che – “incomprensibilmente”, lui lombardo di Leggiuno, provincia di Varese, disse no all’Avvocato, alla Juventus, rinunciando a un ingaggio che avrebbe moltiplicato assai più che per pi greco il proprio stipendio. Eppure Gigi Riva “la prima cosa che capì da bambino fu che erano poveri“.
Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, firma della Terza Pagina, quella che, storicamente, i quotidiani dedicano alla cultura, e dello spazio dedicato alla Lettura, ha pubblicato, in passato, Il genio infelice (Chiarelettere), sulla vita di Antonio Ligabue, ma anche Roba Nostra (il Saggiatore), La città delle nuvole (Edizioni Ambiente), L’Italia nascosta (Skira). La sua capacità di passare dal racconto della storia tormentata e infelice di un pittore “maledetto” alla narrazione del sistema meridionale del malaffare, seguendo passo dopo passo le inchieste sul rapporto tra criminalità e politica, poi azzerate dal “sistema”, entra con una delicatezza sconosciuta nella vita e nella storia di Gigi Riva, ancora oggi il più grande gleador della nazionale italiana.
Dalla sua penna nascono altre storie che s’intersecano con quelle di Riva, che hanno la straordinaria regia di un allenatore – Manlio Scopigno – che, non solo perché innamorato dell’arte, sarebbe piaciuto a Ligabue. Nacque così il miracolo del Cagliari campione d’Italia, giusto cinquant’anni fa, di Rombo di Tuono, come Gianni Brera battezzò, nella sua unicità, Gigi Riva. 
È una storia che, se volete, parla anche pesarese, perché il portiere di quella squadra, Albertosi, anni dopo allenò la Vis. Perché l’anno prima dello scudetto, la riserva di Riva era Gabriele Ceccolini, uno dei gioielli del calcio cittadino. Ci sarebbe piaciuto che Gabriele si fosse fermato un’altra stagione, giusto per fregiarsi anch’egli del titolo di campione d’Italia. Se conoscete Gabriele, e se vi capita, chiedetegli di Riva, dei pranzi e delle cene nel ristorante Corallo, di Nenè e Zignoli, di altri rossoblù con cui condivise un secondo posto dietro la Fiorentina.
Miracoli d’allora, che oggi sembrano impossibili. Solo il Verona del mitico Bagnoli e la Sampdoria di quello straordinario personaggio che si chiamava Vujadin  Boškov, uno Scopigno nato in Serbia, riusciranno a imitare il Cagliari.
Nessuno, però, ha imitato Riva, la sua storia, le sue scelte di vita che – raccontate da Carlo Vulpio – meritano di fare compagnia ai vostri sogni di rivedere un calcio d’altri tempi. 
Il sogno di Achille, Il romanzo di Gigi Riva, di Carlo Vulpio (Chiarelettere, 18 euro)

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