ROF 2020 nel segno della storia dell’Accademia Rossiniana, e nel ricordo di Alberto Zedda

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30 luglio 2020

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PESARO – Stamattina, passeggiando nel cimitero centrale per portare un fiore ai miei genitori, ho sostato davanti al monumento funebre dedicato ad Alberto Zedda, le cui ceneri riposano sotto l’opera dell’architetto Simonetta Fabbri. E ho pensato, come già nel 2018 nella città gallega di A Coruña dove il maestro era di casa, che Pesaro deve tanto al maestro milanese di nascita, ma pesarese d’adozione.
Se Pesaro è la Città della Musica, il merito è di Gioachino Rossini che ha voluto suo erede il Comune, ma grande è il contributo di Gianfranco Mariotti e di Alberto Zedda.
Eppure, non sempre Pesaro ha dimostrato di meritare di essere Città della Musica, ignorando uno degli appuntamenti più belli proposti dal Rossini Opera Festival: il concerto finale degli allievi dell’Accademia Rossiniana. Tanto è vero che, ne siamo testimoni diretti visto che l’intervista la concesse proprio a noi nell’intervallo di un Concerto finale, il maestro Alberto Zedda, inventore nel 1989 della meravigliosa creatura, il deus ex machina di una scuola più unica che rara, deluso per l’ennesimo Teatro Sperimentale desolatamente vuoto, non nascose il proposito di trasferirla altrove.
Siamo convinti che fosse solo la frustrazione del momento, perché il maestro era molto legato a Pesaro.
Così, pure nell’anno più difficile della lunga storia del ROF, siamo ad attendere l’edizione 2020 dell’Accademia Rossiniana, che non è stata cancellata malgrado i danni causati dal Coronavirus, e inizierà il 19 ottobre.
E a giorni, potremo godere della bravura di tanti ex allievi che saranno protagonisti del ROF XLI.
Come ricordava lo stesso ROF in occasione della venticinquesima edizione dell’Accademia, “ Molti di loro hanno trovato al Festival il primo sbocco professionale, per poi proseguire la carriera nei teatri di tutto il mondo. Tutto ciò ha contribuito a cambiare radicalmente il panorama della lirica internazionale: opere che fino a ieri erano considerate ineseguibili per l’assenza di cantanti in grado di interpretarle sono oggi entrate nel repertorio dei maggiori teatri; si pensi alle innumerevoli rappresentazioni de Il viaggio a Reims , riscoperto dopo più di un secolo e mezzo di oblio e ora ospite abituale nei cartelloni di tutto il mondo”.
Spiegava l’allora sovrintendente Gianfranco Mariotti: “ Si è molto discusso sugli eccessi e gli abusi del cosiddetto teatro di regia. Noi pensiamo che ci sia molta differenza fra una lettura registica arbitraria, irrispettosa o inutilmente provocatoria e un consapevole adeguamento del linguaggio espressivo basato su un sistema di immagini, rimandi e citazioni più vicino alle categorie di giudizio e ai riferimenti abituali (insomma: alla cultura) di un pubblico moderno. Per muoverci su questa linea ci siamo resi conto che non erano sufficienti a realizzarla gli artisti allora a disposizione, in particolare quelli del cosiddetto star system, autoreferenziali per definizione e concentrati quasi esclusivamente sulla propria vocalità. A noi serviva invece un artista dalla mente libera, consapevole della pluralità degli elementi in gioco, disponibile perciò ad accettare i limiti imposti dal rigore musicologico, a rinunciare a un sopracuto o una cadenza se incongrui o fuori stile, a cantare eseguendo movimenti impegnativi o in posizioni scomode: tutto ciò nella certezza che il risultato finale avrebbe non oscurato, ma invece esaltato e valorizzato al massimo la sua stessa prestazione vocale. A questo punto abbiamo deciso che toccasse a noi contribuire a formare un artista nuovo, tecnicamente attrezzato ma diversamente orientato sul piano culturale e stilistico, disposto a mettere sullo stesso piano il proprio personale successo e la riuscita complessiva dello spettacolo. È con questi obiettivi che è nata l’Accademia Rossiniana, guidata fin dall’inizio da una personalità carismatica come Alberto Zedda, una delle massime autorità rossiniane contemporanee. Come tutti sanno, l’Accademia non è una scuola di canto, ma un seminario di studio dove si apprende la mentalità, la cultura, lo stile del belcantismo: un insieme di edonismo ed espressività, virtuosismo e misura, spavalderia ed equilibrio, gusto del rischio e senso del limite. Tutto questo attraverso una full immersion di un mese e mezzo che si conclude con due concerti pubblici e culmina con la partecipazione al Viaggio a Reims, spettacolo inserito nel cartellone ufficiale del Rof con gli standard qualitativi abituali della manifestazione, davanti a una platea internazionale. Dopo un quarto di secolo il bilancio è impressionante. Non solo una quantità rilevante di ex allievi hanno iniziato da Pesaro grandi carriere (ad esempio: Alaimo, Barcellona, Flórez, Frontali, Scalchi, Siragusa, Pirgu…) ma il continuo aumento del livello qualitativo iniziale dei partecipanti ha permesso ad alcuni di loro di fare il salto direttamente nel ruolo di protagonisti nell’edizione del Festival immediatamente successiva all’Accademia (è accaduto a Pizzolato, Cantarero, Yijie Shi, Peretyatko, Rebeka)”.
Ogni anno, appunto, dopo il concerto finale, gli allievi diventano protagonisti del ROF interpretando Il viaggio a Reims.
Non solo voci. Il maestro Zedda aggiunse, allora: “Con la programmazione de Il viaggio a Reims,  l’Accademia Rossiniana ha introdotto un nuovo capitolo di studio, riservato ai giovani direttori d’orchestra invitati a dirigere lo spettacolo conclusivo dei corsi. Coetanei dei cantanti che guideranno alla prova d’esordio, i giovani direttori selezionati hanno supplito alla carenza d’esperienza frequentando dall’inizio il corso didattico al loro fianco, con loro maturando giorno dopo giorno lo spettacolo sotto la mia guida. Si sono dimostrati tutti all’altezza del compito e tutti hanno intrapreso, dopo l’esordio pesarese, una cospicua carriera. Dalla loro variegata provenienza si evince anche il proposito del Rossini Opera Festival di ottemperare al compito istituzionale di promuovere la conoscenza dell’opera rossiniana, diffondendone la prassi esecutiva anche in ambiti culturali lontani”.
Dall’edizione del 1989, allievi i soprani Angela Brown, Antonella Muscente e Gloria Scalchi, il controtenore Angelo Manzotti, il baritono Roberto Frontali e il basso Antonio Marani, è stato un crescendo rossiniano.
Pensate che nel 1993 uno degli allievi era Carlo Lepore, che quest’anno sarà protagonista de La cambiale di matrimonio, interpretando il ruolo di Tobia Mill. Il basso napoletano due anni fa è stato interprete di un concerto pirotecnico che entusiasmò il pubblico dell’Auditorium Pedrotti.
Il 1995 registrò il trionfo di Daniela Barcellona, mezzosoprano, una delle più grandi protagoniste del ROF.
Nel 1997 emerse il tenore Antonino Siragusa.
Nel 1998 il mattatore fu Paolo Bordogna, attesissimo nell’ABC del Buffo in programma il 18 agosto, con Alfonso Antoniozzi e Alessandro Corbelli. In programma brani di Rossini, Cimarosa, Donizetti, Rota e Verdi.
Il 2000 è l’anno di Nicola Alaimo, che come Bordogna ha scelto di vivere a Pesaro ed è atteso al concerto del 10 agosto che lo vedrà proporre brani di Rossini, Mozart, Donizetti, Verdi, Cilea e Giordano.
Nel 2003, Marianna Pizzolato, protagonista della cantata Giovanna d’Arco (8-11-13-17-20 agosto Teatro Rossini), dopo avere partecipato all’Accademia, interpreta Melibea ne Il viaggio a Reims.
È allieva nell’edizione 2006 Olga Peretyatko, soprano russo, che domenica 9 agosto inaugurerà la serie dei 6 concerti cantando Rossini,  Mozart e Glinka.
Juan Diego Flórez, attesissimo interprete del concerto del 16 agosto, spende bellissime parole: “Considero l’esperienza dell’Accademia Rossiniana fondamentale per un giovane cantante: è qui che potrà apprendere, assieme a colleghi provenienti da tutto il mondo, lo stile del belcantismo, il rispetto musicologico della partitura, l’approccio pratico e diretto al teatro di Rossini. Tutto questo in un ambiente di assoluto rilievo internazionale”.
Nel cast de La cambiale di matrimonio (8-11-13-17-20 agosto Teatro Rossini), oltre a Lepore, sono stati allievi dell’Accademia Giuliana Gianfaldoni (Fannì), che l’anno scorso ha incantato con l’interpretazione di Corinna ne Il viaggio a Reims; Davide Giusti (Edoardo Milfort), Cavalier Belfiore nel 2012; Iurii Samoilov (Slook), Don Alvaro nel 2014; Pablo Gálvez (Norton), Don Alvaro nel 2018; Martiniana Antonie (Clarina), Melibea nel 2017.
Il viaggio a Reims (12-15 agosto, Piazza del Popolo) ripropone Maria Laura Iacobellis nel ruolo di Corinna che la mise in mostra nel 2018; Chiara Tirotta è Melibea, già interpretata nel 2019; Claudia Muschio, Contessa di Folleville, che l’ha fatta apprezzare nel 2018; Claudia Urru, Madama Cortese come un anno fa; Matteo Roma, che l’anno scorso fu Zefirino/Gelsomino, nel 2020 è Cavalier Belfiore; Pietro Adaíni, che si riproporrà, come nel 2019, nel Conte di Libenskof; Nicolò Donini sarà ancora, come un anno fa, Lord Sidney; Diego Savini, strepitoso già dodici mesi addietro, sarà ancora una volta Don Profondo; come nel 2019, Michael Borth darà voce al Barone di Trombonok; Jan Antem farà altrettanto con Don Alvaro; e così Alejandro Sánchez con Don Prudenzio, Antonio Garés con Don Luigino, Carmen Buendía con Delia, Valeria Girardello con Maddalena, Francesca Longari con Modestina, Oscar Oré con Zefirino/Gelsomino ed Elcin Huseynov con Antonio.
Un cast affiatato, di giovani e bellissime voci che, dirette da Giancarlo Rizzi, non mancheranno di esaltare lo spettacolo firmato da Emilio Sagi che da anni è ripreso da Elisabetta Courir. Ovviamente, con le regole imposte dal maledetto Covid-19.

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