Dalmonte: “Dimentichiamo Torino, ci attende un’Umana diversa”

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23 febbraio 2012

PESARO – “Partiamo da una certezza: domenica giocheremo contro Venezia, ma sarà un’altra partita rispetto a quella di Torino”. E’ la premessa di coach Dalmonte nel presentare, a distanza di una settimana, il prossimo avversario della Scavolini Siviglia. Allora, come domenica, è l’Umana Venezia.

Luca Dalmonte

Luca Dalmonte

Intanto – puntualizza l’allenatore romagnolo – il campo sarà diverso e diversa la competizione. Dobbiamo aspettarci una squadra più pronta, perché gioca in casa e preparerà la partita con il ricordo di Torino. E saranno probabilmente diverse le proposte tecniche e tattiche dell’Umana, che sarà certamente più pronta rispetto alla Coppa Italia. Cancelliamo il ricordo di Torino, quell’esperienza, per essere di nuovo con la testa al campionato, a una partita che vale tanto e ha un peso specifico più importante della normalità. E’ doveroso averne coscienza. Venezia ha vinto la gara di andata a Pesaro, vanta la nostra stessa classifica e come noi ha riposato e deve recuperare una partita. Dobbiamo spareggiare questa condizione di parità giocando una partita importante. Dell’Umana abbiamo parlato a lungo una settimana fa: oggi voglio solo ricordare quanto sia grande il talento dei tre esterni americani e come Venezia possa giocare con un’ala piccola fissa in 4 (Tamar Slay) e nel 5 con un 4 perimetrale (Szewczyk), e ha tante variabili supportate da una turnazione che può crearci problemi. Sarà importante la massima attenzione ad ogni singolo possesso”.

A Torino coach Mazzon, attirandosi non poche critiche, in primis quelle di Pozzecco, iniziò con Magro nel ruolo di centro. Forse voleva preservare dai falli gli altri lunghi, ma voi puniste la scelta scappando via nel punteggio. Un inizio favorevolissimo che vi diede la spinta per dominare la partita. Fu un azzardo.
Penso che non fu un azzardo, ma una scelta analizzata, ponderata, supportata da motivazioni che possono essere appunto quelle di avere rotazioni più ampie e più certe a partita in corso. Coach Mazzon sa bene se mantenere o meno la scelta, ma noi dobbiamo essere pronti a tutte le soluzioni, a tutti i quintetti che ci proporrà Venezia. Ci attende – nelle nostre intenzioni – una partita del tutto nuova, con la certezza di dovere preparare la nuova sfida all’Umana con la stessa attenzione che ci ha accompagnato a quella di Torino. Possiamo solo permetterci di portare dietro da Torino a Treviso la fiducia. Siamo consapevoli che loro, giocando in casa, avranno motivazioni in più, oltre al senso di rivalsa, di rivincita. A Treviso, dove giocano per la mancanza di un impianto adeguato alla serie A, sono seguiti da un pubblico caldissimo che dà una carica incredibile”.

Ambiente diverso, quindi, e magari anche Clark, che con le vostre scelte avete escluso completamente dalla partita di Coppa Italia.
Dobbiamo immaginarlo diverso, perché è un giocatore che non accetterà passivamente quello che è successo alle Final Eight. Non solo lui, però, perché al suo fianco ci sono grandi talenti. Lui è un riferimento importante per loro, e di conseguenza anche per la difesa avversaria. Ma non dobbiamo commettere l’errore di concentrarci solo su Clark”.

Anche Tamar Slay avrà voglia di dimostrare di non essere il giocatore deludente visto nei quarti di finale di Coppa Italia.
Può fare la partita ballando tra l’ala piccola e l’ala forte, usando il suo corpo nel 3 e la sua perimetralità nel 4. Necessita di grande attenzione, come Szewczyk. Dovremo avere una buona interpretazione difensiva quando Bowers gioca da 3 e hanno tre guardie vere in campo, con tutta la qualità che ne consegue”.

Daniel Hackett, che accusava mal di schiena, ci ha detto che riprende ad allenarsi oggi. Cusin?
Sicuramente non oggi. Domani vediamo. In dubbio? Direi di no, e lo dico con sano ottimismo… Cusin ha accusato una contrattura”.

Valerio Bianchini – salvando Pianigiani e Sacchetti – ha accusato gli altri allenatori italiani presenti alle Final Four di proporre un basket protocollare, di non avere il coraggio di rischiare…
Al di là del rispetto che ho per Valerio, non solo come professionista ma come persona, vorrei ricordare che c’è uno status molto diverso dei giocatori. Allora le squadre cambiavano poco anno dopo anno e ciò aiutava a formare un sistema in cui intervenire anche improvvisamente. Oggi – se va bene – cambia il 50 per cento. Prendete noi: sono arrivati quattro nuovi giocatori perimetrali (Cavaliero, Jones, Hickman e White). Ed eravamo una delle squadre più “vecchie”. I nuovi arrivati giungono da altrettante esperienze diverse. Per trovare un linguaggio comune, devi dare una base riconosciuta. Ed è chiaro che si gioca con situazioni abbastanza consuete, perché c’è poco tempo per preparare i giocatori nuovi. Magari siamo anche monotematici, ma credo di potere dire che noi allenatori italiani siamo all’avanguardia in Europa”.

Luciano Murgia

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