Scavo Story, votate le migliori ali piccole biancorosse di tutti i tempi

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19 giugno 2013

PESARO – Terza parte della “Scavolini Story”. Dopo aver analizzato il settore esterni, (se non gli avete ancora dato un’occhiata, potete farlo tornando ai link cliccando qui e qui), è arrivato il turno dei giocatori intorno ai due metri di altezza, le cosiddette ali piccole.

 

LE MIGLIORI DIECI ALI PICCOLE DELLA SCAVOLINI

Llyod “swee pea” Daniels: (1967 – 31 partite -1995-96) Basterebbe un dato per comprendere che tipo di giocatore e uomo sia stato Daniels: nella sua carriera professionistica ha cambiato maglia per oltre trenta volte, passando dai Lakers ad una sconosciuta squadra venezuelana. Arriva a Pesaro mentre si attende il completamento dell’astronave della Torraccia, in quello che sarà l’ultimo anno del vecchio hangar di Viale dei Partigiani, il fisico non sembra quello di un giocatore di basket e sapere che nel suo corpo è rimasta una scheggia di pallottola dopo una sparatoria per questioni di droga, ne aumenta il fascino, ma la classe è da quartieri alti del basket mondiale e la sua conoscenza del gioco è da manuale, purtroppo è il classico esempio di cosa sarebbe potuto diventare con uno stile di vita differente, a Pesaro, pur con qualche sregolatezza di troppo, trova il modo di rendersi protagonista e la partita dei tre supplementari contro la Fortitudo finita 118-117 per Pesaro, dove un Daniels allo stremo delle forze realizza i tiri decisivi, lo consacra definitivamente idolo della tifoseria.

Darren Daye e Tony Kukoč, al Mac Donald's Open del 1988 (foto Enrico Manna)

Darren Daye e Tony Kukoč, al Mac Donald’s Open del 1988 (foto Enrico Manna)

Darren Daye: (1960 – 123 partite – 1988-92 – Due scudetti e una Coppa Italia) Ha semplicemente cambiato il modo di intendere il suo ruolo nella pallacanestro europea. Prima del suo arrivo nella primavera del 1988, non esisteva un ala di due metri capace di attaccare il ferro indistintamente da sinistra o destra e di arrestarsi dai quattro metri per realizzare con irrisoria semplicità. I difensori troppo grossi ne subivano la velocità e non riuscivano a fermarlo, quelli più piccoli pativano il suo gioco spalle a canestro e la sua propensione a rimbalzo, in contropiede era una gioia per gli occhi e i suoi duetti con Cook sono un simbolo di un basket che non esiste più. A voler cercare il pelo nell’uovo, gli mancava il tiro da tre e, come tutti i giocatori vincenti, quando la partita non ne richiedeva il massimo impegno tendeva ad alzare il piede dall’acceleratore, ma se vi serviva cambiare il corso di una partita bastava affidargli il pallone e le cose si mettevano a posto automaticamente.

Silvio Gigena: (1975 – 154 partite -1999-2005) Argentino di nascita, ha saputo sopperire a doti fisiche non proprio da decatleta,con una grinta tutta sudamericana che metteva in campo ad ogni occasione, sbattendosi sempre al massimo delle sue forze anche contro avversari più grossi e preparati tecnicamente. Con il passare del tempo aveva messo su anche un discreto tiro da tre specialmente dagli angoli e pur arrivando a malapena ai due metri non perdeva mai l’occasione di andare a rimbalzo anche contro pivot molto più grossi. Nei sei anni trascorsi a Pesaro si è saputo conquistare l’affetto dei tifosi che gli riconoscevano l’impegno messo ogni sera sul parquet.

Michael Hicks: (1976 – 122 partite – 2006-10) Pesaro lo sceglie nell’anno del ritorno nei professionisti e il panamense si fa subito apprezzare per le sue doti fisiche unite ad una mano più che discreta. Si pensa che il salto in serie A ne penalizzi il rendimento, ma Hicks smentisce subito tutti conquistando il titolo di miglior realizzatore con quasi 19 punti di media, buon tiratore da tre, va a rimbalzo con buona applicazione e nonostante il passare degli anni, alcune sue schiacciate sono da highlights di giornata.

Marko Milic: (1977 – 74 partite – 2003-05) Lo sloveno volante, soprannome attribuitogli dopo aver vinto una gara delle schiacciate saltando sopra un automobile, arriva insieme a Phil Melillo da Roseto e anche in maglia biancorossa conferma pregi e difetti di una carriera altalenante. Elevazione straordinaria per uno che non raggiungeva neanche i due metri, ha fatto della potenza fisica il suo punto di forza schiacciando ad ogni occasione, anche perché la mano era veramente quadrata e si ricordano tanti tiri che non arrivavano neanche al ferro. Col passare del tempo aveva imparato a giocare spalle a canestro, sfruttando un buon uso del piede perno per concludere in spettacolari tiri anche in reverse, rimbalzista buono, ma non eccellente, ha lasciato un buon ricordo anche dal punto di vista umano.

Giuseppe “Peppe” Ponzoni: (1956 – 260 partite – 1975-84, una Coppa delle Coppe) C’è la sua foto nella squadra del primo anno di sponsorizzazione Scavolini e vive la trasformazione dalla squadra che fatica a rimanere in serie A2 a quella che lotta per lo scudetto e vince trofei internazionali. Mancino che prediligeva giocare in contropiede, vive le sue annate migliori con l’arrivo di Kicanovic, con il quale si intendeva alla perfezione nel concludere a canestro gli assist del giocatore slavo. Il tiro era rivedibile ma per un decennio è stato il simbolo della Pesaro dei canestri.

Michael “Mike” Sylvester: (1951 – 194 partite – 1980-86 – Una Coppa Delle Coppe e una Coppa Italia) Quando la Scavolini riuscì a strappare Sylvester a Milano, Pesaro capì che i tempi bui erano finiti e si preparava a vivere quegli anni ’80 che l’avrebbero portata nel gotha della pallacanestro italica. Temperamento da marine, l’oriundo di Cincinnati rappresentava alla perfezione la famigerata “tigna” pesarese, con la sua capacità di non tirarsi mai indietro quando gli animi si surriscaldavano e le sue risse contro Caserta sono ormai entrate nella leggenda della Scavolini. Dal punto di vista tecnico, il suo strano modo di tirare con il caricamento del pallone da dietro alla testa, non era proprio da manuale, ma se c’era da realizzare un canestro fondamentale il pallone finiva sempre nelle sue mani e la tripla segnata nella finale di Coppa Italia del 1985 che permise alla Scavolini di ribaltare la differenza canestri contro Varese, per uno che da tre non tirava praticamente mai, è un ulteriore prova della mentalità vincente di questo incredibile giocatore.

James “the flight” White: (1982 – 39 partite – 2011-12) Arrivato come ultimo dono personale di Valter Scavolini che, sul finire del mercato, diede l’ok per acquistare il miglior realizzatore della stagione precedente, White ha confermato tutte le sue qualità di grande atleta finendo spesso sopra il ferro a concludere con spettacolari schiacciate che gli hanno permesso di vincere l’ennesimo “Slam Dunk Contest” nell’All Star Game di Pesaro. Tiratore discontinuo, ha prodotto punti grazie ad un eccellente gioco in penetrazione e alla voglia di correre in contropiede ad ogni occasione, in difesa cercava spesso l’anticipo a discapito di una pressione continua, ma rimane uno dei giocatori più spettacolari visti indossare la canotta Scavolini.

Domenico “Mimmo” Zampolini: (1957 – 430 partite – 1981-93 – 2 scudetti – 2 Coppa Italia – Una Coppa delle Coppe) Forse nel basket degli anni Duemila avrebbe faticato a farsi valere, con quel fisico non proprio scolpito e un principio di pancetta, ma avercene di giocatori del suo calibro. Arrivato a Pesaro ad inizio anni ’80, ha vissuto totalmente gli anni d’oro della pallacanestro biancorossa, dando un sostanzioso contributo alle vittorie con il suo tiro dagli angoli che ha fatto scuola per le generazioni future e quel sottomano rovesciato, vero marchio di fabbrica, del quale si sono perse le trecce nel basket moderno. A rimbalzo dava una mano senza essere dominante e in difesa spesso si prodigava anche contro i pivot avversari, insieme a Magnifico, Gracis e Costa ha costituito l’ossatura italiana della Scavolini invidiata dal resto d’Italia.

Mindauskas Zukauskas: (1975 – 88 partite – 2006-09) Dopo le stagioni trascorse in maglia senese, Pesaro lo sceglie per ripartire dalla Legadue e il lituano conferma in pieno tutte le qualità che gli hanno permesso di vincere anche un’Eurolega con lo Zalgiris Kaunas. Le necessità di squadra ne richiedevano spesso lo spostamento da numero quattro, ma Zukauskas dava il meglio di sé quando giocava da ala piccola dove poteva sfruttare il suo micidiale tiro da tre, anche se spesso rinunciava alla conclusione personale per servire un compagno. Tiratore di liberi da oltre il 90% di media, è stato l’ultimo comunitario di valore ad aver indossato la maglia pesarese.

 

Votate i vostri tre preferiti, lasciando un commento in fondo a questo articolo, se non lo avete ancora fatto, potete esprimere il vostro voto anche per i play e le guardie, sarà nostra cura conteggiare regolarmente tutti quelli arrivati in redazione, grazie.

Il mio voto personale:

1 Darren Daye
2 Mike Sylvester
3 Michael Hicks

15 Commenti to “Scavo Story, votate le migliori ali piccole biancorosse di tutti i tempi”

  1. Mattia scrive:

    1 – Darren Daye

    2 – Lloyd Daniels

    3 – Marko Milic

  2. Massimo scrive:

    1 Darren Daye semplicemente il numero uno.
    2 Mike Sylvester attaccante di razza, gran temperamento, un trascinatore.
    3 Lloyd Daniels era matto e non saltava una foglia ma aveva un talento pazzesco per il basket

  3. Emanuele scrive:

    1. Darren Day

    2. Michael Hicks

    3. Domenico Zampolini

  4. Gorgo scrive:

    Daye
    Sylvester
    White

  5. Ago scrive:

    1) Daye: non si discute un vero “numero uno”
    2) Sylvester: poteva essere nato al Porto, in Soria, a Loreto, a Pantano …….uno di noi in tutti i sensi anche come carattere e personalità
    3)
    Tutti i giocatori citati nell’elenco!

  6. andy66 scrive:

    1) Day….ma e’ fuori garaaaaaaaaaaaaa
    2) George McCloud …partito in sordina , poi grande fine stagione , classe cristallina, tiro mortifero…..e poi la sola scazzottata con Coldebella vale il secondo posto
    3) Michael Hicks

  7. maurizio scrive:

    1- Sylvester
    2-. Daye
    3- Zampolini

  8. claudio scrive:

    1 Darren Daye
    2 Mike Sylvester
    3- Zampolini

  9. FABRIZIO scrive:

    Come rendimento Darren Daye
    come personalità e carattere Mike Sylvester
    poi il vuoto

  10. Jack71 scrive:

    1 Darren Daye assolutamente il migliore e fuori concorso .chiedere a un certo larry bird negli allenamenti!!!!!!

    2 Mike Sylvester 3 ricordi che ho stampato nella mente :quando entro’ a fare i tiri di riscaldamento subito dopo la morte del figlio e il palas si ammutolì, scazzotata con davis indimenticabile e tiro da tre punti con il tiro aggiuntivo che valse la coppa italia contro la CiaoCrem Varese!!!!!

    3 Zampolini ancora oggi a bologna non lo vogliono sentire pronunciare

  11. Filippo VLinside scrive:

    Qua è tosta!!!
    1- Gigena
    2- “The Flight” White
    3- Hicks

  12. Peru scrive:

    1- darren daye
    2- lloyd daniels
    3- mike sylvester

  13. agoluca scrive:

    1) daye 2) silvester 3)hicks

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