Occorre chiudere Pesaro Studi?

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23 gennaio 2014

PESARO – Risulta che l’Università, quella dell’età libera, sia approdata a Pesaro Studi. Ne sta utilizzando alcune aule didattiche. Che cosa ha a che fare con l’Università, quella vera? Onore e merito vanno riconosciuti al suo presidente, il dottor Maurizio Sebastiani, che, da 25 anni, ha costituito e fatto funzionare questa efficiente ed efficace realtà culturale cittadina. La potremmo definire: “Ente della pesaresità”. In essa tengono lezioni sulle tradizioni del nostro territorio docenti prestigiosi quali: Riccardo Paolo Uguccioni, Umberto Spadoni, Goffredo Palucchini, Glauco Maria Martufi, Massimo Pandolfi, Franca Gambini, Maurizio Di Massimo, per citarne qualcuno. Una domanda, però, nasce spontanea: è questo il futuro del polo universitario pesarese? Pesaro Studi, quando fu fondata nel 1997, aveva un grande obiettivo strategico che si inseriva nella visione di “Pesaro città della qualità”. L’obiettivo era quindi quello di creare un polo universitario per sostenere i progetti di sviluppo del nostro territorio.

Qual è oggi lo stato dell’arte dei corsi universitari? In estrema sintesi, il seguente. E’ stato soppresso il corso in “Ingegneria e Gestione della Produzione”; il Corso di “Lingue e culture orientali” non ha potuto trasferirsi al palazzo San Domenico (Via G. Bruno) che diventerà Museo della Musica “Gioachino Rossini”; il corso di laurea in “Infermieristica”, più opportunamente, potrebbe avere sede unica ed esclusiva presso l’Azienda Ospedaliera del San Salvatore. Si è ridotto il curriculum del corso in “Comunicazione pubblicitaria” ma tra i corsi attivi nella sede di Pesaro Studi, accanto al curriculum in pubblicità della triennale in Scienze della comunicazione IMP, c’è anche il corso di laurea magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università di Urbino, attivo con continuità dal 2002, che conta attualmente oltre 120 iscritti, in forte crescita nell’ultimo biennio.

Circolano voci che gli enti associati a Pesaro Studi non possano più contribuire al suo mantenimento. Solitario, come un Don Chisciotte, rimarrebbe solo il Comune di Pesaro a sopportare tutti gli oneri finanziari (si parla di 1 milione di euro). Il Campus scolastico, dopo la riforma universitaria del 2009, non potrà essere trasformato in universitario. Il progetto per rendere Pesaro una città “universitaria” è fallito perché la situazione economica locale non è più quella del 1997. Rivolgo pertanto un appello ai nostri amministratori: Non lasciate al nuovo sindaco e alla sua giunta la decisione della chiusura di Pesaro Studi. Se non interromperete entro marzo i corsi avviati, la collettività pesarese dovrà sostenere gli oneri per almeno un altro anno accademico. E 1 milione?

 

4 Commenti to “Occorre chiudere Pesaro Studi?”

    • admin scrive:

      Scriva il suo indirizzo mail corretto e si firmi con il suo vero nome, se ha il coraggio. Poi pubblicheremo tutto e avremo anche il piacere di querelarla per quello che scrive. Noi siamo indipendenti, senza editore e non prendiamo un euro dalle istituzioni, pubblichiamo tutto di tutti i partiti, dal Pd a Forza Nuova. Prima si scrivere nascondendosi dietro una tastiera, si guardi allo specchio, se ci riesce. La redazione di pu24.it

  1. Roberta Bartoletti scrive:

    Gent.ma redazione, vi scrivo per segnalare una imprecisione nel vostro articolo. Tra i corsi attivi nella sede di Pesaro Studi accanto al curriculum in pubblicità della triennale in scienze della comunicazione IMP avete dimenticato il corso di laurea magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università di Urbino, attivo con continuità dal 2002, che conta attualmente oltre 120 iscritti, in forte crescita nell’ultimo biennio. Non è la prima volta che si “dimentica” questo corso di laurea, vorremmo invece che il nostro impegno nel fare crescere l’università a Pesaro fosse adeguatamente ricordato.

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