Gli autografi del Cigno rimessi a nuovo nel Tempietto Rossiniano

di 

11 agosto 2014

PESARO – Alla presenza di numerose autorità civili e militari, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione del restauro degli autografi di proprietà della Fondazione Rossini; al tavolo dei relatori Oriano Giovanelli, presidente, Mauro Tosti Croce della Direzione generale degli archivi (MIBACT), Ilaria Narici, direttore editoriale della Fondazione Rossini e Mario Salvarezza della ditta SAM, che ha curato il restauro.

Il Presidente ha aperto la conferenza dedicandola nel ventennale della morte a Paolo Volponi, scrittore tra i più significativi del Novecento protagonista della cultura italiana e che ha lasciato la sua collezione d’arte alla Galleria nazionale delle Marche.

Ha poi spiegato come il cattivo stato di conservazione degli autografi di Gioachino Rossini conservati presso il Tempietto rossiniano ha indotto a prendere contatti con la Soprintendenza archivistica per le Marche per avviare un progetto di restauro fondato su criteri metodologicamente aggiornati. La richiesta ha trovato immediata attenzione presso la Soprintendenza archivistica, allora diretta da Mauro Tosti Croce, che peraltro ha anche tante volte collaborato con la Fondazione Rossini (sue pubblicazioni sono nel “Bollettino del Centro rossiniano di studi” e nelle varie collane).

I lavori, avviati nel 2012 e conclusi nel febbraio 2014, sono stati affidati dalla Soprintendenza archivistica alla ditta SAM Restauri di Fiano Romano attraverso gara pubblica e hanno riguardato un numero rilevantissimo di carte: oltre 4.700 per un costo di appena € 8.000.

Dopo il trasferimento a Roma di Tosti Croce presso la Direzione generale degli archivi i lavori sono stati seguiti dalla nuova soprintendente, Luisa Montevecchi, a cui anche va il ringraziamento della Fondazione Rossini.

Il risultato finale è davvero soddisfacente: l’intervento ha eliminato i guasti prodotti dalla acidità degli inchiostri che avevano reso in più punti del tutto illeggibile la scrittura; ha eliminato il rischio di parassiti che avrebbero potuto sbriciolare la carta; ha però sempre reso leggibile il restauro, che è “garantito” per duecento anni ed è perfettamente reversibile. Complementarmente, la Fondazione Rossini, grazie a un finanziamento della Regione, ha potuto provvedere in proprio al restauro delle teche di legno del Tempietto rossiniano dove gli autografi sono conservati.

Il Presidente ha rivolto un particolare ringraziamento a Paolo De Biagi, già viceprefetto vicario, e all’Arma dei Carabinieri, che hanno permesso il trasporto dei materiali in tutta sicurezza.

Mauro Tosti Croce ha sottolineato l’assoluto rilievo dell’intervento che nel 2011 fu l’unico approvato dalla Direzione generale per gli archivi in ambito marchigiano. Ha poi ricordato alcune importanti iniziative promosse dalla Direzione generale nel settore musicale, tra cui quella riguardante il portale “Verdi on line” che si propone come polo di aggregazione delle fonti musicali relative al compositore. Un esempio che potrebbe essere anche adottato per il lascito rossiniano e che consentirebbe di dare una forte visibilità ai materiali raccolti dalla Fondazione presso soggetti pubblici e privati in Italia e all’estero.

Ilaria Narici ha sottolineato come questo restauro restituisca alla fruizione pubblica un patrimonio di essenziale importanza per la cultura italiana e una fonte primaria per l’assolvimento del principale compito istituzionale della Fondazione Rossini: quello di salvaguardare il lascito rossiniano e di valorizzarlo attraverso l’edizione critica della produzione rossiniana.

Mario Salvarezza ha evidenziato le varie fasi dell’intervento grazie all’ausilio di un power point e alla proiezione delle immagini prima e dopo il restauro.

La manifestazione si è conclusa con una visita agli autografi ricollocati nelle teche del Tempietto Rossiniano, che sarà aperto al pubblico in concomitanza col Rossini opera festival, dal 12 al 22 agosto tutti i giorni (tranne Ferragosto) dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.

 

 

 

Il Tempietto Rossiniano è situato nel settecentesco Palazzo Olivieri di proprietà della Fondazione Rossini acquistato utilizzando parte dell’eredità che Gioachino Rossini lasciò alla città di Pesaro da lui nominata sua erede universale. Il palazzo è stato affrescato dal pittore pesarese Gian Andrea Lazzarini (1710-1801) e dai suoi allievi che nella sala antecedente il Tempietto Rossiniano (la così detta Sala dei marmi) raffigurò nascita e vicende storiche della comunità pesarese. Particolare curioso, quelli che sembrano veri marmi sono invece frutto di una tecnica particolare che usa scagliola mescolata a colore.

Foto1Nel tempietto rossiniano sono custoditi gli autografi delle opere rappresentate a Napoli per la prima volta: Elisabetta, regina d’Inghilterra (4 ottobre 1815), Otello, ossia il Moro di Venezia (4 dicembre 1816), Armida (11 novembre 1817), La donna del lago (24 ottobre 1819), Maometto II (3 dicembre 1820), Adina (22  giugno 1826). Vi è inoltre conservata, nella doppia versione: l’una pianistica, l’altra orchestrale, la Petite Messe Solennelle scritta nel 1863 quando Rossini era a Parigi, che reca una celebre dedica ironica al “buon Dio”. Vi si vede anche l’intero corpus dei Péchés de Vieillesse, composizioni cameristiche che Rossini scrisse nell’ultima parte della sua vita e destinò al proprio “salon”. Tra gli altri manoscritti ve n’è uno, acquistato dalla Banca delle Marche, che rappresenta il più antico autografo teatrale di Rossini. Esso contiene un’aria da inserire in un’opera di Luigi Mosca secondo una abitudine ottocentesca praticata da Rossini specie negli anni giovanili.  Il manoscritto autografo “Il voto filiale”, una piccola cantata che Rossini compose a Napoli nel 1820 per Francesca Gnecco, figlia dell’impresario Emanuele Gnecco. L’autografo ben conservato, è composto di poche pagine senza correzioni di sorta.
Vi è anche uno di quei fogli d’album che Rossini soleva riservare come cadeau agli amici e agli ammiratori, “Mi lagnerò tacendo” firmato e datato “Gioacchino Rossini 1850, Firenze”, pervenuto in deposito dal Comune di Pesaro, grazie alla generosità del proprietario, Ing. Carlo Damerini.
A questi si sono aggiunti gli autografi rossiniani della collezione Ld. Saint Davids acquistata con il concorso delle istituzioni pubbliche e private e il volume che raccoglie le lettere ai genitori.
Ultimo in ordine di tempo l’autografo dell’Aria di Maometto dell’opera Maometto II donato da Bruno Cagli in memoria di Wolframo Pierangeli.
Un settore apposito è dedicato alle numerosissime onorificenze che Rossini ricevette nel corso della sua vita, da sovrani, governi ed associazioni di tutto il mondo.
Nella parte superiore delle teche vengono custodite lettere ed immagini di Rossini, dei suoi genitori.
Nella parete di sinistra è esposto il quadro di Gustave Doré che ritrae Rossini sul letto di morte.
Attiguo al tempietto c’è uno studiolo affrescato con decorazioni ispirate a temi religiosi, alludenti alla pacificazione tra gli uomini e Dio dopo il peccato originale e all’esaltazione civile della pace e della giustizia.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>