Rof: Il barbiere di Siviglia ha tante belle voci, ma anche spettatori-giraffe. In coda per un posto in loggione

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11 agosto 2014

Grandi voci (maschili) per Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

Grandi voci (maschili) per Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Dopo la prima di Armida, che ha inaugurato la XXXV edizione del Rossini Opera Festival, stasera va in scena Il barbiere di Siviglia, che piacerebbe anche se cantato da uno… stonato. E’ l’opera che tutti conoscono, che tutti vorrebbero vedere. Forse è questa la spiegazione al tutto esaurito, con in vendita solo i posti in loggione; ultimissimi posti che vanno a ruba: alle ore 12 la lista era di 75 richiedenti. Qualcuno resterà senza biglietto…

Il Rossini buffo per eccellenza, in un teatro centrale, dove tutti possono farsi vedere. Volete mettere con il deserto dell’Adriatic Arena, circondata da cinema, ipermercati, sale giochi e cibo veloce? Infatti, – domenica sera – l’arrivo di due donne elegantissime nei loro abiti super firmati, è passato quasi inosservato se non per i fotografi che erano lì per lavoro.

Dunque, al Teatro Rossini (repliche 14, 17 e 20 agosto alle ore 20), seconda opera in cartellone. Il barbiere di Siviglia è proposto in forma semiscenica dall’Accademia di Belle Arti di Urbino. Da anni la cattedra di Scenografia dell’Accademia produce con i suoi allievi come esercitazione annuale del Corso la progettazione, e la parziale realizzazione, delle scene e dei costumi di uno spettacolo del Festival, sotto la guida del regista scritturato. Quest’anno, invece, gli allievi si sono occupati dell’ideazione e della completa realizzazione dello spettacolo, che ha coinvolto l’intero dipartimento di Progettazione ed Arti applicate dell’istituto, inclusa la sezione Visual e Motion Design che si è occupata delle proiezioni.

L’azione occupa palcoscenico, platea e palchi laterali, che diventano i balconi della casa di Bartolo. L’Orchestra del Comunale di Bologna, diretta da Giacomo Sagripanti, a cui è affidato anche il Coro San Carlo di Pesaro (prima volta al Rof), è in buca, ma molta della vicenda avviene in sala.

E purtroppo occorre anticipare a chi ha acquistato i biglietti nei palchi di terzo e quarto ordine e ha i posti a sedere dietro che dovrà non solo allungare il collo, ma fare molti sforzi di immaginazione per “vedere” quanto accade in platea.

Abbiamo seguito la generale, eravamo in terz’ordine, posto E, e abbiamo visto parzialmente l’opera. Praticamente solo quel che accade in palcoscenico.

D’accordo su tutto, sugli studenti, sui giovani, ma qualcuno – ogni tanto – riesce a pensare anche a tutto il pubblico? Per fortuna le proiezioni che rendono viva l’opera e soprattutto le voci soliste…

Paolo Bordogna, dal 2005 presenza quasi fissa al Rof come pure a Pesaro, è eccellente Bartolo, con una superba interpretazione di “A un dottor della mia sorte”. E che dire di Alex Esposito, bravissimo nell’evidenzia con la voce e con la mimica le piccolezze di Don Basilio. Onestamente – ma parliamo della generale – ci aspettavamo di più da Chiara Amarù, Rosina, che ci aveva convinto molto ne La donna del lago (Malcom); sicuramente farà meglio stasera e nelle repliche. Ottimo il tenore argentino Juan Francisco Gatell, dolcissimo Conte d’Almaviva. Bene Andrea Vincenzo Bonsignore (Fiorello) e Felicia Bongiovanni (Berta), ma la sorpresa è Florian Sempey (Figaro). Fare il factotum della città può essere impresa dura, ma si è ripagati dal pubblico, che ha tributato al baritono francese, esordiente al Rof, vere e proprie ovazioni. A fine rappresentazione, applausi di simpatia anche ad Alberto Pancrazi, giornalista pesarese, che dopo avere seguito per una vita il Rof da inviato Rai, è salito sul palcoscenico, nel ruolo di Ambrogio. Non ha parlato mai, ma alla fine ha… sparato.

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