Fano-Urbino, l’associazione Ferrovia Valle del Metauro risponde alla Provincia

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12 agosto 2014

Dall’associazione Ferrovia Valle del Metauro riceviamo, e pubblichiamo, il seguente comunicato sulla tratta ferroviaria dismessa Fano-Urbino:

Treno Fano-Urbino

Treno Fano-Urbino

FANO – Dopo una serie di articoli a favore della ferrovia Fano-Urbino, e soprattutto dopo la presa di posizione del presidente Spacca, non era difficile prevedere un contrattacco: l’assessore provinciale all’ambiente Porto ha indetto una conferenza stampa per venerdì 8 agosto; da quanto dichiara, con spietata certezza, sono emerse alcune palesi quanto sconcertanti contraddizioni:

Afferma Porto “…. servirebbe una ferrovia a fianco della Fano-Grosseto”.
Con ciò,  si  convalida l’utilità del treno. Però, altrettanto, si svela una totale mancanza di cultura dei trasporti: che senso ha una ferrovia  distante dai centri abitati?  Per ragioni legate ai costi e alle dinamiche ambientali costruire la ferrovia su sede diversa dall’attuale è fortemente improbabile, pertanto l’unico modo per riavere il treno nella valle del Metauro e ad Urbino è riutilizzare  solo ed esclusivamente il  percorso originario.

Asserisce Porto “… a settembre faremo una conferenza nazionale sulle tratte ferroviarie dismesse ed inviteremo sia chi è favorevole al ripristino sia chi è contrario…”
L’assessore (o chi per lui) ha già deciso unilateralmente senza consultare altri soggetti interessati: che senso ha proporre, adesso, una conferenza?

Dichiara Porto “…150 milioni di euro la stima fatta dagli ingegneri della Provincia per il ripristino. Dove troviamo una cifra del genere?” Lo studio SVIM richiesto e finanziato qualche anno fa dalla Provincia stessa stimava i costi di ripristino in 66 milioni di euro. Per quello che ci riguarda anche i nostri studi si avvicinano a quelli della SVIM che possono essere più o meno uguali a seconda del livello che si vuole raggiungere. Riguardo la  copertura, per opere di grande utilità e modesto costo, lo Stato è disponibile. A confermarcelo il presidente della commissione trasporti on. Michele Meta in un audizione recente con FVM.

Sostiene Porto “…inoltre non mi risulta che sia stata fatta un’analisi costi/efficacia”. A parte il fatto che bisogna considerare, invece, il rapporto tra costi/benefici che vede il treno vincente nel confronto con la bicicletta, si ricorda all’assessore che uno studio del genere è stato redatto dal Prof. Bariletti nel 2004. Dal Modello di Esercizio considerato si evince che sono sufficienti 2.500 passeggeri giornalieri per portare in pareggio il bilancio di gestione: dai dati ufficiali il flusso attuale degli utenti assomma a circa 3.500 presenze al giorno (dato della Regione Marche sull’attuale TPL. Queste cifre sono soggette a notevole incremento adottando una seria politica di trasporto simile a quella realizzata sulla Ascoli-Porto d’Ascoli (+30% di utenza in pochi mesi).
Dichiara Porto “…..la delibera di dismissione del tratto è firmata dallo stesso Spacca… e non si torna mai indietro”.
Ricordiamo all’assessore alcuni precedenti: nel 2005, una delegazione composta da FVM, dal presidente della Provincia Palmiro Ucchielli, dal vicesindaco di Fano Giancarlo D’Anna, dal Sindaco di Urbino Corbucci, dal delegato della Regione Arch. Pasquini, dall’On. Lusetti si reca al Ministero dei trasporti e scongiura la dismissione della ferrovia Fano-Urbino richiesta da RFI.
A seguito della decisione ministeriale il presidente Ucchielli ringrazia l’associazione FVM (lettera prot. 10029/2005) e si mostra determinato alla riattivazione della tratta: ”E’ intenzione di questa Amministrazione proseguire con lo stesso impegno lungo il percorso intrapreso ormai da tempo per la riapertura della vecchia struttura ferroviaria Fano-Urbino. Tengo peraltro a sottolineare che è forte l’interesse alla riapertura e ripristino della ferrovia e da sempre abbiamo creduto nella concreta possibilità di riuso finalizzato ad una mobilità più sostenibile in una logica di sviluppo socio-economica a salvaguardia di un fondamentale diritto dei cittadini: il diritto alla mobilità in termini di maggior qualità, tanto più nell’ottica della valenza strategica di un collegamento ferroviario di rilevanza non soltanto locale ma soprattutto nazionale”.
Nel 2009 avvengono due atti fondamentali ed importanti: la Regione Marche concretizza la volontà provinciale nell’accordo aggiuntivo infrastrutture fra Stato e Regione nel 9 marzo 2009 inserendo la Fano-Urbino tra le opere da finanziare, ed il Consiglio provinciale delibera all’unanimità (avvenimento straordinario per la politica) il 30 marzo 2009 (delibera 15/2009) di dare mandato all’Ill.mo Sig. Presidente ed alla Giunta per l’assunzione di una serie di iniziative di carattere immediato propedeutiche alla riattivazione della tratta.
Inspiegabilmente il nuovo presidente della Provincia Matteo Ricci, in contraddizione con quanto obbligatoriamente stabilito nella citata delibera, l’8 maggio 2010 con una sua iniziativa personale scrive al Ministero dei Trasporti e al presidente della Regione Marche per resuscitare l’iter di dismissione perché sua intenzione è  realizzare “una spettacolare pista ciclabile” (p.g. 2401/10); conseguentemente anche la Giunta provinciale seguirà le volontà del suo presidente in sfregio a ciò che aveva deliberato il Consiglio (d.g. 217/2010).

Pertanto torna ad onore del presidente Spacca l’aver riconsiderato la questione e confutato di fatto una decisione presa “illo tempore” in un clima politico ed in una situazione economica del tutto diversa.

Afferma Porto “……La ciclabile Fano-Urbino costerebbe 8 milioni e 200mila euro”.
Se la pista ciclabile tra Fano e Pesaro di lunghezza 9 chilometri è costata almeno 6 milioni di euro (ed è ancora incompleta perché manca l’illuminazione tra Fosso Sejore e Fano e non si trovano neanche le risorse per realizzare i necessari sottopassi al mare),  come è possibile che un percorso di 50 chilometri costi poco più di 8 milioni?

Riguardo alla FIAB, l’assessore Porto sa benissimo che la Direzione nazionale non ha mai espresso alcuna posizione ufficiale sulle ferrovie dismesse di recente. Il presidente nazionale FIAB Antonio Dalla Venezia nella prefazione del  libro “Dalle rotaie alle bici”, che l’assessore aveva sottomano nell’intervista al TG3 di venerdì 8 agosto, scrive:
“…. In Italia sono più di 5.000 i chilometri ferroviari dismessi, pochissimi per la modifica dei tracciati, la maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate, frutto di valutazioni superficiali da parte di amministratori poco lungimiranti e che avevano come modello di riferimento una società basata sulla prevalenza del mezzo privato rispetto a tutto il resto”.  L’assessore si riconosce in queste affermazioni?

Per concludere è bene fare una considerazione.
Come ci si può permettere di volatilizzare e dissipare un capitale infrastrutturale economico (rappresentato dalla ferrovia metaurense) del valore di 500 milioni di euro (tanto costerebbe la ferrovia costruita ex novo ai costi attuali di esproprio, progettazione e realizzazione) e mortificare le aspettative di sviluppo e mobilità della nostra popolazione?

Non sarebbe meglio “dismettere” certi politici invece dei beni della nazione?

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