La leggenda del 15 d’agosto secondo Carlo Pagnini

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14 agosto 2014

Carlo Pagnini davanti alla statua di Pasqualon

Carlo Pagnini davanti alla statua di Pasqualon

PESARO – C’è un pesarese speciale che in un suo libro intitolato “L’om e la cerqua” ci racconta della leggenda di ferragosto. Carlo Pagnini, il poeta dialettale che in tanti riconoscono come l’erede del nostro Pasqualon ci ha raccontato, in vernacolo, un episodio legato al mare nel giorno di un 15 di agosto di quando era un ragazzo. Sul finire degli anni ’30, quindi. Il suo divertimento più grande era di fare il bagno nell’acqua del mare. All’epoca, il dottor De Paoli, scherzando, gli diceva che, se non avesse smesso di stare sempre a mollo, sicuramente, prima o dopo, dietro le orecchie gli sarebbero spuntate “le bavis come ma la saraghéna”. “L’era el quindic d’agost. El giorne dl’Assunzion. I vech’ i dciva che in t’un cla giurnèda el mèr el cunsegnèva ma ‘l Signurén come minim un’anima semplic e inesperta da regalè ma la médra par la su’ festa”. (Era il 15 d’agosto. Il giorno dell’Assunzione. I vecchi dicevano che in quella giornata il mare consegnava al Signore come minimo un’anima semplice ed inesperta da regalare alla madre per la sua festa).

Senza pensare affatto a quanto raccontavano i vecchi, Carlo, anche quel giorno, si trovava a sguazzare come un’anatra in poco più di un metro d’acqua. Sembrava di essere in paradiso. La gente abbandonata sull’arenile prendeva il sole. Ce n’era una distesa piena come una colonia di formiche sopra una fetta di pane con lo zucchero. Le vele di tutti i colori galleggiavano leggere come le ali dei gabbiani. La tramontana giocava coi costumi bagnati appesi nei fili di spranga senza dare nessun segno d’allarme. Una famiglia intera di contadini, con un sacco pieno di vivande, si era fatta tentare di fare un giro al largo con un peschereccio. “A un cert moment, è gambied el vent. (…). In t’un atim el San Bartol el s’è cupert de nuvol ner e cargh de tempesta.” (Ad un certo momento, è cambiato il vento – … -In un attimo il San Bartolo si è coperto di nuvole nere e cariche di tempesta). Nel cielo si è diffuso un fumo da fare paura. La tramontana aveva cominciato ad urlare sempre più forte. Volavano gli ombrelloni. La gente, urlando, fuggiva per ripararsi da qualche parte. I figli cercavano i genitori piangendo. Il mare si ingrossava sempre più. Le onde facevano prova di inghiottire gli scogli. Carlo, per tornare a riva, aveva dovuto lottare contro la corrente che lo portava al largo, fino a non avere più il fiato nei polmoni. “Dop d’un pò de cl’inferne è arturned la calma” (Dopo di un po’ di quell’inferno è tornata la calma). Qualche barcone da pesca si era arenato sulla spiaggia ed un paio ero giunti fino a viale Trieste. I capanni di legno erano stati completamente distrutti. La tragedia più grossa, però, era capitata alla famiglia di contadini, otto in tutto, che avevano voluto fare una gita in barca. L’imbarcazione venne ribaltata e si salvò solo il marinaio. “La tradizion del quindic d’agost la i aveva mantenud la su’ teribil promessa” (La tradizione del 15 d’agosto aveva mantenuto la sua terribile promessa).

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