Rof, Yunpeng Wang, una scoperta per Rossini: “Un privilegio studiare con il maestro Zedda, sogno di tornare a Pesaro e cantare Figaro o il Guillaume Tell”

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15 agosto 2014

PESARO – Origine e bella presenza indurrebbero a facili e stupidi titoli, tipo “Dalla Cina con furore”, anche perché una delle rare giovani spettatrici del Festival confidava che Yunpeng Wang sembra perfetto per recitare in un film che racconta i misteri e le arti marziali dell’immenso e per certi versi ancora misterioso paese.

Yunpeng Wang, bravissimo Don Profondo (dalla pagina Facebook)

Yunpeng Wang, bravissimo Don Profondo (dalla pagina Facebook)

Intervistando Yunpeng Wang, davanti al Teatro Rossini, ci accorgiamo che il baritono cinese è tutto il contrario del furore alla Bruce Lee. Modi gentili, educazione tipica orientale, le stesse sensazioni provate in passato intervistando Yijie Shi, tenore, e Yi-Chen Lin, direttrice de Il viaggio a Reims 2011. E’ bello incontrare persone così gentili, così educate, che non alzano mai i toni della voce, se non per cantare, in un mondo di cafoni sguaiati che hanno sostituito l’avere all’essere.

Ventisei anni, residente a New York, Yunpeng Wang è stato uno dei grandi protagonisti del Concerto finale dell’Accademia Rossiniana e fra i più applauditi de Il viaggio a Reims di mercoledì scorso. Eccellente l’interpretazione dell’aria di Don Profondo, resa famosa dal grande Ruggero Raimondi.

“Sono veramente felice di essere qui, nella città natale di Gioachino Rossini. In verità, sarei dovuto venire già la scorsa estate, ma ma non potei per problemi con il visto. Per questa ragione, sono ancora più contento di partecipare all’edizione 2014 dell’Accademia Rossiniana”.

La permanenza sta per concludersi, a giorni tornerà nella Grande Mela: soddisfatto delle settimane trascorse qui?
“Oh sì! Ho raccontato ai miei amici che mai ho mangiato tanto cibo di mare nella mia vita. Qui la cucina è meravigliosa, e la gente è così calda, così amichevole… Ho vissuto tante belle giornate”.

E’ la sua prima volta a Pesaro?
“No, la seconda. Ma la precedente mi sono fermato solo un paio di giorni, per l’audizione”.

Perché ha partecipato all’Accademia Rossiniana?
“Intanto, su suggerimento di uno dei miei amici che lavora nel mondo dell’opera. Mi ha detto: “Sei un giovane cantante, devi fare un’audizione all’Accademia Rossiniana perché potrebbe aprirti molte porte”. Ho fatto una ricerca on line dei programmi e appreso che era un’opportunità molto interessante. Così, oggi sono a Pesaro”.

Yunpeng legge la “lettera arrivata da Parigi” i suoi colleghi ascoltano (Foto Amati Bacciardi)

Yunpeng legge la “lettera arrivata da Parigi” i suoi colleghi ascoltano (Foto Amati Bacciardi)

Sembrerà incredibile, ma è la prima volta che Yunpeng canta Rossini…
“E’ vero. Normalmente interpreto il belcanto, ma di Bellini e Donizetti e qualcosa del primissimo Verdi. Rossini ha uno stile particolare: richiede sicurezza negli strumenti e nelle voci. Per cantarlo devi possedere una flessibilità di voce in grado di esprimere l’incredibile coloratura. Sto cercando di imparare, perché cantare Rossini richiede perfezione”.

In passato, almeno a scuola, ha studiato Rossini?
“Mai ha studiato Rossini, le sue composizioni, la sua musica”.

Sembra davvero incredibile. Ascoltandolo, mentre parla e soprattutto canta, si recepisce passione per il compositore pesarese. Yunpeng Wang si è innamorato assai presto della musica lirica. Già a 4 anni – ha raccontato ad altri – cantava le grandi melodie e, grazie alla passione del padre che aveva molte registrazioni, ascoltava le opere. Ma fino a quando – quattro anni fa – conclusi gli studi, ricevette un invito alla Manhattan School of Music, non pensava alla carriera di cantante.

Yunpeng, la sua voce sembra fatta apposta per Rossini.
“Sinceramente, penso sia adatta al ruolo di Figaro. Lo penso e lo credo perché dopo le mie prestazioni, molte persone mi hanno avvicinato per dirmelo. Dopo il Concerto finale dell’Accademia, mi è stato proposto di cantare Figaro in Italia, a Cosenza”.

La Cina alla conquista del mondo anche nella lirica. Tempo fa il maestro Zedda disse che sempre più giovani cantanti cinesi arriveranno nei grandi teatri d’opera. La base è immensa, logico che fra tante non manchino le belle voci.
“Sono convinto anch’io. In Cina ce ne sono tante. Lei mi ha detto di Yijie Shi, lui è bravissimo, ha una voce bellissima. Il problema, semmai, è che in Cina non abbiamo buoni maestri e la tecnica è differente. Tendiamo a cantare un passo indietro, non come – ad esempio – i cantanti italiani che hanno lo “squillo”. Basta ascoltarli anche parlare per rendersi conto che è quasi una dote naturale. E quando cantano si capisce che la loro tecnica è corretta…”.

Lei ha appreso molto nelle settimane pesaresi, sotto la guida del maestro Zedda?
“E’ stato un privilegio studiare qui, con il maestro Zedda. E pensare che sono arrivato in ritardo e non ho avuto la possibilità di studiare fin dal primo giorno con lui. Ero impegnato a New York in concerti del Met Opera e ho perso diverse lezioni dell’Accademia. Eppure, anche con meno giorni ho imparato così tanto che mi è quasi difficile spiegare tutto quello che mi ha insegnato il Maestro. Vi spiego un aspetto davvero importante: negli Stati Uniti, i teatri sono molto grandi e i cantanti tendono a spingere molto la voce, per creare un grande suono. In questa maniera, uno quasi dimentica di esprimere se stesso. In Europa, i teatri d’opera sono più piccoli. Quando ho cantato la prima volta davanti al maestro Zedda, un’Aria dal Guillaume Tell, “Sois immobile”, appena ho aperto la bocca, mi ha bloccato subito. “No, no, no!”, mi ha detto: “Troppo alto… troppo alto… Guardami”. E mi ha spiegato come cantare. Ho seguito le sue braccia, le sue mani, le sue indicazioni, ed ho imparato, quasi automaticamente a cantare il legato, a cantare… Il maestro mi ha insegnato una cosa fondamentale: avere curiosità per la musica che si canta. Una lezione fondamentale per un giovane cantante”. Non è un caso che Yunpeng studi l’italiano, per capire ogni parola, per dare un senso a ciò che si canta.

Alla fine de Il viaggio a Reims, parlando con altri spettatori, abbiamo colto una speranza: che piacerebbe rivederla presto a Pesaro, al Rof.
“Lo spero anch’io, ardentemente. Il mio sogno è tornare a Pesaro a cantare Figaro nel Barbiere, oppure fare parte del cast del Guillaume Tell”.

Intanto, Yunpeng Wang canterà Rossini. A New York, al Met, lo attende il ruolo di Fiorello ne Il barbiere di Siviglia.
“Non è un grandissimo ruolo, ma una buona partenza per la mia carriera”.

L’augurio è che possa essere felice come l’abbiamo vista durante Il viaggio a Reims di mercoledì. L’ambiente era bellissimo: vi divertivate voi, si divertiva il pubblico. E’ il massimo.
“Penso che quando lavori con il regista e il direttore devi essere concentrato al massimo, attento a ogni nota, a ogni parola, ma quando sei sul palcoscenico devi divertirti. Se ti diverti tu, si diverte anche il pubblico. Al contrario, se sei nervoso, agitato, trasmetti energia negativa agli spettatori, che non comprano il biglietto per andare a teatro e stare male. Vogliono vivere una bella serata, trascorrere bei momenti, non soffrire”.

Con Il viaggio a Reims non si corre alcun rischio, grazie a Yunpeng Wang e ai suo splendidi compagni di viaggio.

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