Rof, spettatore indignato lascia dopo l’intervallo e rinuncia alle repliche: “Il barbiere di Siviglia è un’offesa al pubblico che non può vedere tutto lo spettacolo”

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16 agosto 2014

Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

Una scena – in palcoscenico – de Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – L’ingegner Bruno Trillò è un grande appassionato di Rossini. Dal 1980 viene a Pesaro, si ferma un paio di settimane e segue tutti gli spettacoli in programma. Segue? Seguiva… fino all’edizione in corso.

“Io sono molto indignato perché l’allestimento de Il barbiere di Siviglia è un’offesa al pubblico. Gli spettatori vanno a teatro per vedere lo spettacolo, poi fanno le loro valutazioni. Chi ha ideato Il barbiere di Siviglia in programma quest’anno ha vietato al pubblico di assistere allo spettacolo, perché molte scene si svolgono in platea, ora a destra, ora a sinistra. A volte e molto frequentemente, metà teatro non vede quanto sta accadendo. E’ un’offesa verso il pubblico che non può fruire dell’intero spettacolo, verso chi paga per vedere l’opera…”.

Lei si è sentito offeso e ha reagito…
“Lasciando il Teatro Rossini alla fine del primo atto. E’ la prima volta in vita mia che ho abbandonato all’intervallo e non sono rientrato, ma non potevo stare ancora in quella sala…”.

Pur essendo in possesso dei biglietti, l’ingegner Trillò ha rinunciato alle successive repliche.
“Ho regalato i biglietti. Sono ancora indignato e per la prima volta in vita mia non vedrò l’intero programma del Rof, che seguo dal 1980 e fino alla prima de Il barbiere di Siviglia avevo visto tutti gli spettacoli, fossero opere o concerti. In precedenza, non sono mancati spettacoli che non ho condiviso, però sempre ho potuto vedere quanto avveniva sul palcoscenico, il luogo deputato allo svolgimento dello spettacolo. Perché – mi chiedo – utilizzare altri luoghi? Spesso, Il barbiere di Siviglia presentava un palcoscenico vuoto. Lo ritengo un affronto verso chi paga, ma anche verso gli artisti, che fanno – bene – il loro lavoro, ma sono stati mortificati da scelte incomprensibili”.

L’ingegner Bruno Trillò, conosciutissimo da cantanti, direttori d’orchestra, registi e comunque da tutti gli addetti ai lavori e dagli spettatori più appassionati, ama Mozart e Rossini, è un sincero innamorato del Rof, non un melomane acido che contesta tutto e tutti. Anni addietro dichiarò, a chi scrive, che bisognava fare santi Gianfranco Mariotti e Alberto Zedda.

La nostra opinione è la stessa di Trillò. Commentando Il barbiere di Siviglia abbiamo scritto: “…molto della vicenda avviene in sala. E purtroppo occorre anticipare a chi ha acquistato i biglietti nei palchi di terzo e quarto ordine e ha i posti a sedere dietro che dovrà non solo allungare il collo, ma fare molti sforzi di immaginazione per “vedere” quanto accade in platea. Abbiamo seguito la generale, eravamo in terz’ordine, posto E, e abbiamo visto parzialmente l’opera. Praticamente solo quel che accade in palcoscenico. D’accordo su tutto, sugli studenti, sui giovani, ma qualcuno – ogni tanto – riesce a pensare anche a tutto il pubblico?”.

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