Arrigoni (FdI-AN): “Per uscire dal provincialismo Pesaro dovrebbe promuovere il territorio, e invece…”

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20 agosto 2014

Da Fabio Arrigoni, esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, riceviamo e pubblichiamo la seguente riflessione:

Fabio Arrigoni, esponente di Fratelli d'Italia

Fabio Arrigoni, esponente di Fratelli d’Italia

CENTO GIORNI

“Dobbiamo andare verso l’uscita dal provincialismo, perché nella crisi abbiamo bisogno di una città che conta. La dimensione e l’ambizione nazionale da conferire al territorio, intersecata all’impegno locale e al contatto diretto con i cittadini”. Correva di grazia il primo febbraio 2014, era il discorso alla città dell’allora candidato sindaco Matteo Ricci. “Voglio essere un sindaco che guardi oltre la Chiusa di Ginestreto, con il potere contrattuale di trattare e farsi aprire le porte, per andare a chiedere le risorse, lì dove ci sono”. L’immobilismo da combattere, la sindrome del ‘non si può fare’ da sradicare. La burocrazia da radere al suolo. Il lavoro da creare e sostenere.

Sono passati circa tre mesi dalla sua elezione; un plebiscito sicuramente, ma pur non dovendo pagare lo scotto di un cambio della guardia al governo della città e proseguendo nella continuità del Pd locale e quindi nelle stesse politiche perpetrate nel corso di tanti anni, quali sono i segnali positivi per Pesaro? Cosa intendeva il candidato Ricci, quando parlava di uscire dal provincialismo? Mi pare che nessuno l’abbia capito, e nemmeno lui. Quale sarebbe la dimensione a carattere nazionale che avrebbe conferito a Pesaro, se persino la più rinomata manifestazione culturale legata alla musica e al nostro illustre concittadino Rossini, vive di luce propria? E per fortuna…. Come detto e ripetuto a più riprese, la nostra città potrebbe assumere nell’arco dell’anno, connotati internazionali tanto da poter essere considerata quasi la Salisburgo adriatica, invece? Invece nonostante giungano appassionati da tutto il mondo per assistere al ROF, si continua a vivere la kermesse come fosse una risorsa inesauribile da sfruttare solo in quel mese. Per uscire dal provincialismo sarebbe necessario promuovere il proprio territorio, le proprie risorse attraverso investimenti, e soprattutto valorizzando il proprio patrimonio paesaggistico, culturale, enogastronomico investendo sull’accoglienza, fornendo al visitatore un ampio ventaglio di scelte e combinando pacchetti per soddisfare i desideri dei turisti più esigenti. Invece no, nonostante i proclami e le promesse elettorali, non si guarda più in là del proprio naso con l’unico interesse atto a mantenere il controllo del feudo.

Da un altro stralcio del discorso: “Voglio essere un sindaco che guardi oltre la Chiusa di Ginestreto, con il potere contrattuale di trattare e farsi aprire le porte, per andare a chiedere le risorse, lì dove ci sono”. Quindi suppongo sia per questo che sono state aumentate immediatamente le tasse comunali? Intendeva questo il sindaco, quando parlava di andare a prendere le risorse dove ci sono? Dai cittadini? Perché ormai in tre mesi di governo della città questo sembra l’unico provvedimento che questa amministrazione sia stata in grado di mettere in atto: l’aumento della TASI e della TARSU.

In merito ai provvedimenti a sostegno delle aziende poi, stenderei un velo pietoso. Il “RipartiPesaro” propagandisticamente è stato presentato alla popolazione prima, e in consiglio comunale poi, rivelandosi un vero e proprio pasticcio che secondo la giunta avrebbe dovuto essere di aiuto alle aziende che andrebbero ad aprire escludendo dal provvedimento quelle storiche presenti sul territorio. Il problema principale è legato al fatto che probabilmente oggi non vi sono le condizioni, le forze e le risorse necessarie per avviare eventualmente nuove attività, ma, qualora ce ne fossero, il provvedimento non sarebbe di alcuna utilità per le aziende che tra mille sacrifici e incertezze cercano strenuamente di resistere ogni giorno conservando il posto di lavoro ai loro dipendenti e anzi; come già detto più volte è decisamente un provvedimento iniquo, ingiusto e inadeguato.

Proseguendo poi con il famoso “discorso alla città” dalla Pescheria, ricordo la promessa di ascoltare e comunicare con i cittadini, ma ricorderei al sindaco che il “contatto” con i cittadini si tiene frequentando le piazze, le strade, i posti di lavoro dove vivono ogni giorno i cittadini, e non attraverso le continue comparsate nelle più disparate televisioni. I cittadini si guardano negli occhi, e guardandoli negli occhi si danno le risposte richieste com’è compreso nei doveri di un sindaco.

Sempre in un passaggio del famoso discorso, il neosindaco parlò di Province e di come sarebbero state modificate negli assetti: peccato che per poter fare il sindaco a Pesaro rassegnò le dimissioni da presidente della Provincia dopo essere stato eletto sindaco e senza aver approvato il bilancio approvato successivamente dal commissario a lui subentrato. Certo, agli occhi del cittadino sarebbe stato più apprezzabile rassegnare le dimissioni dopo aver approvato il bilancio, ma tant’è.

“Ceriscioli ha ben governato. Noi pesaresi non ci accontentiamo ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: passi avanti su viabilità, mobilità e servizi nonostante i tagli. Pensiamo al confronto tra i cambiamenti di Pesaro, negli ultimi 10 anni, e quelli di Fano”. E allora guardiamo nel dettaglio questi favolosi servizi, i passi avanti riguardo la viabilità pesarese: per viabilità si intendono anche strade, vie, marciapiedi, eccetera? Perché a me l’unica cosa che salta in mente parlando di servizi e viabilità è l’ignobile spreco di risorse pubbliche riferito ad 1 chilometro di pista ciclabile pagato la bellezza di 770.000 euro. Certo, qualche via è stata anche rattoppata, ma non credo sia necessario formulare l’elenco delle strade dissestate in città.

E poi la sanità e l’ospedale dove, al di là dei proclami elettorali, in giunta hanno detto tutto e il contrario di tutto. Dovrebbero far riflettere le nomine stesse in giunta più forti persino dei conflitti d’interesse per il quale in moltissimi si sono strappati le vesti sino a qualche mese prima ma chiusi nel cassetto durante la costituzione della giunta e pronti a esplodere sulle prossime questioni legate all’urbanistica, e ancora i colpevoli silenzi riguardo situazioni di pericolo emersi per lo stato di alcune scuole per il quale vi saranno ulteriori sviluppi nelle prossime settimane. E lasciamo perdere il taglio degli assessori, dei dirigenti promessi e via dicendo, un abito per tutte le stagioni che va sempre di moda mediaticamente ma che né la giunta precedente né quella attuale hanno mai realmente concretizzato se non a parole o sulla carta, talvolta adottando il sistema delle tre carte.

Quasi cento giorni di governo; cento giorni possono essere tantissimi o pochissimi, dipende se si prediligono i fatti lavorando fianco a fianco con il cittadino e non solo in campagna elettorale o le parole, quelle che non costano nulla in tivù e che regalano l’applauso della platea di fedelissimi in attesa di ricompensa.

Fabio Arrigoni
FdI-AN
Pesaro

2 Commenti to “Arrigoni (FdI-AN): “Per uscire dal provincialismo Pesaro dovrebbe promuovere il territorio, e invece…””

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