La lunga estate del dottor Piero Benelli, sempre di corsa tra volley, basket e nuoto: ora è in Polonia, ai Mondiali sotto rete

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29 agosto 2014

Volley e basket anche in una foto: Pechino, Olimpiadi 2008, il dottor Benelli è con Kobe Bryant

Volley e basket anche in una foto: Pechino, Olimpiadi 2008, il dottor Benelli è con Kobe Bryant

PESARO – Di corsa, come quando era azzurro di pentathlon moderno e s’impegnava nell’ultima disciplina per conquistare un piazzamento importante che potesse portarlo alle Olimpiadi o ai Mondiali o agli Europei. Il dottor Piero Benelli, medico sportivo, è uno dei personaggi più illustri dello sport pesarese. Martedì sera era a Trento, sulla panchina dell’Italia di pallavolo che giocava con il Brasile. Finito il torneo amichevole si è messo in viaggio. Poche ore a casa, poi giovedì è andato a Roma, dove si ritrovava l’Italvolley che venerdì mattina è volata a Cracovia, sede di uno dei gironi dei Campionati Mondiali. Nella breve sosta, ha trovato anche il tempo di visitare i giocatori della Vuelle; dal 1988/89, il dottor Benelli è medico della Victoria Libertas, oggi targata Consultinvest.

“Proveniente da Trento, sono arrivato alle 4 del mattino di mercoledì e alle 7 ero in auto per andare a Urbino, al Centro di Medicina dello Sport dell’Università, di cui sono responsabile, dove – con il dottor Mancino e il professor Venerandi – abbiamo sottoposto alle visite mediche e alle valutazioni funzionali i nuovi giocatori della Vuelle. In particolare, i cinque americani più Musso e Basile. Gli altri tre erano stati visti la scorsa settimana… Sono tutti a posto”.

Non le fa confusione passare dai pallavolisti azzurri ai cestisti biancorossi, dai muscoli di Ivan Zaytsev a quelli di LaQuinton Ross?
“…nonostante l’età, riesco ancora ad avere un minimo di discernimento, a separare le cose. Certo è che si corre tanto… però, è la mia vita e sono molto contento di fare il medico sportivo in questo modo”.

Martedì, al primo allenamento tecnico del Volley Pesaro, osservando le nuove ragazze di coach Bertini, qualche tifoso era preoccupato per l’Italvolley maschile e si chiedeva come sta Kovar. Possiamo chiederlo a lei?
“Una buona notizia per questi tifosi: nel torneo che abbiamo disputato a Trento, Jiri ha giocato 4 set con la Serbia e altrettanti con il Brasile. Era importante verificare la sua tenuta, lo stato di forma e le risposte sono state positiva: Kovar sta abbastanza bene. L’unico problema è che non ha avuto una preparazione continuativa e ci attende un torneo mondiale che ci auguriamo molto lungo, ma Jiri sta bene e soprattutto sta giocando molto bene. Comunque andiamo in Polonia con 14 atleti, che speriamo di gestire nel migliore dei modi”.

Vi attende un torneo molto lungo… In verità, la sua estate è lunghissima, praticamente infinita. Ma lei è abituato, perché – mi corregga se sbaglio – è dal 2008 che le sue estati non hanno pause.
“Sono al settimo anno di impegno con la Nazionale maschile di pallavolo. Iniziai in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Ora sono al secondo Mondiale. Dal 2008, le mie estati sono ricche di impegni. Paradossalmente, quelle meno pesanti, meno impegnative dal punto di vista dei tempi di lavoro, sono quelle dell’anno olimpico, perché i Giochi si disputano in anticipo – agosto – rispetto a Mondiali ed Europei, che si svolgono a settembre. E’ una gestione difficile, ma appassionante. Non lo dico per retorica, ma se sono ancora qui a fare questo lavoro è perché propone tanti stimoli e riserva grandi soddisfazioni…”.

Perché negli ultimi anni la Nazionale è sempre salita sul podio e lei è tornato a casa con la medaglia al collo. Magari potevano essere di metallo più pregiato, ma ad averne di Nazionali che vincono così tanto.
“Come ama ricordare il nostro allenatore Mauro Berruto, veniamo da sei manifestazioni internazionali consecutive in cui siamo saliti sul podio. Un bel primato. E’ vero che non abbiamo vinto l’oro, tranne ai Giochi del Mediterraneo, che però sono una manifestazione meno prestigiosa… Vediamo cosa succederà da qui a Rio de Janeiro…”. Sede delle prossime Olimpiadi, nel 2016.

“In Polonia con la convinzione che nessun traguardo è precluso all’Italia”

Andate in Polonia per confermarvi, ma – dicono gli esperti – vi attende un’impresa difficile: tante le Nazionali che puntano almeno al podio.
“In seno alla Nazionale c’è la convinzione che possiamo arrivare fino in fondo e giocarci qualsiasi medaglia, ma anche la consapevolezza che possono farlo almeno altre cinque Nazionali. Ogni manifestazione internazionale ha una sua storia, situazioni e rendimenti diversi. Il Mondiale 2014 è una competizione lunghissima: inizia sabato, con Polonia – Serbia (che si giocherà a Varsavia, davanti a 62.000 spettatori, un record; ndr), mentre noi scenderemo in campo domenica (ore 13, contro l’Iran; ndr), per concludersi il 21 settembre con le finali di Katowice. La formula è particolare…”.

Ve la presentiamo: Prima fase – le 24 squadre partecipanti sono state suddivise in quattro gironi di sei. Le prime quattro squadre di ogni girone passano il turno e accedono a quello successivo. Seconda fase – le 16 squadre rimaste in gara vengono suddivise in due gironi: le prime quattro della pool A giocheranno con le prime quattro della pool D. Altrettanto faranno le migliori dei gironi B e C. Non verranno ripetuti gli incontri già disputati nella prima fase, i cui risultati saranno validi anche per stilare la classifica della seconda parte del torneo. Per capire meglio verranno in pratica formati dei gironi da otto squadre che si svilupperanno in quattro giornate di gara. Le prime tre di ogni girone si qualificano per la fase successiva. Terza fase – Le sei squadre qualificate dalla seconda fase verranno suddivise in due pool da tre. I gironi verranno così composti: le vincitrici dei gruppi saranno inserite una in un girone e una nell’altro, mentre le seconde e le terze verranno assegnate ad ogni singola pool con un sorteggio. Fase finale – La prima e la seconda classificata di questi due mini gironi accedono alle semifinali per le medaglie, le due terze classificate giocano una sfida per il quinto posto. “In una manifestazione così – spiega il dottor Benelli – non conta tanto la gestione tecnica di una singola partita, ma la gestione di un gruppo che deve scendere in campo un giorno sì e un giorno no, per tre settimane”.

Il primo scoglio è l’Iran, lanciato ad alto livello dal super lavoro fatto da Julio Velasco e adesso affidato a Slobodan Kovač, protagonista – alla guida di Perugia – dell’ultima finale scudetto vinta da Macerata.
Velasco ha lasciato in eredità a Kovač una bella squadra. L’abbiamo battuta nella finale per il bronzo all’ultima World League, disputata a Firenze. Speriamo di confermarci subito, perché il girone è molto impegnativo e comprende gli Stati Uniti, che hanno vinto la World League (ma erano stati travolti dall’Italia; ndr), Belgio e Francia, due ottime squadre, e Porto Rico, che sembrerebbe la più debole, ma in un girone a 6 sarebbe sbagliato sottovalutare. L’impatto sarà determinante e contro l’Iran dovremo essere determinati”.

“Visitati tutti i nuovi della Vuelle, l’impressione è molto buona: ragazzi motivati ed educati”

Lasciamo i Mondiali di pallavolo e ritorniamo al campionato di pallacanestro: è vero che gli americani andrebbero giudicati solo quando sono tornati a casa, ma dall’alto della sua lunga esperienza alla Victoria Libertas, può darci un’opinione sui cinque giovani portati a Pesaro dal direttore sportivo Stefano Cioppi, con la collaborazione di coach Dell’Agnello e del presidente Ario Costa? Che impressione ha avuto durante le visite mediche?
Buona! Lo dico sinceramente, non per convenienza o perché siamo tutti contenti in vista della nuova stagione e dobbiamo fare vedere che le cose vanno bene. Sono ragazzi giovani, mi sono sembrati motivati, educati. Ovvio che dal punto di vista tecnico non ho niente da dire, perché non mi compete e non li conosco, però l’impressione che ho ricavato durante le visite mediche è davvero buona. Lo dico d’istinto, ma sono al 27° anno d’impegno quale medico della Vuelle e credo di avere un po’ d’esperienza per esprimere un’opinione”.

“Nella Consultinvest Vuelle si respira un buon clima”

Che clima si respira nella Vuelle targata Consultinvest? Dopo una vita con il nome Scavolini e una stagione – molto difficile – con le maglie senza sponsor, averne è sicuramente importante… oserei dire stimolante per tutti, a iniziare da voi addetti ai lavori.
“Il clima è sicuramente più rilassato, ma sia Ario sia Stefano sono bravissimi a farci stare molto attenti e a gestire la situazione nel modo più adeguato possibile. Sottolineo, però, che le mie sono considerazioni figlie di colloqui telefonici, perché nel recente periodo sono stato poco a Pesaro”.

“Non dimenticate questa data: il 13 settembre è la giornata di Quelli che il nuoto a Pesaro”

Ovviamente, l’augurio degli appassionati di pallavolo, e in Italia sono davvero tanti gli innamorati di una splendida Nazionale, è che possiate tornare a casa il 22 settembre. Questo, però, le impedirà di partecipare a una manifestazione di cui lei è stato promotore: il 13 settembre Pesaro ospiterà un evento dedicato al nuoto.
Per questioni di calendario natatorio, come è noto si sono conclusi da poco i campionati europei a Berlino, si svolgerà la giornata di “Quelli che il nuoto” a Pesaro. Una giornata per valorizzare quello che è stato il nuoto nella nostra città. Si pensi che a Berlino c’erano tre prodotti del nostro vivaio: Ruffini, Ponselè e Magnini. In più c’era Matteo Giunta, anch’egli un prodotto del nostro vivaio, che è l’allenatore di Magnini, ma anche – sul campo – di Federica Pellegrini. Questo dovrebbe fare capire che cosa significa il nuoto a Pesaro, cosa ha prodotto e cosa produce. E’ una giornata che abbiamo voluto con amici che hanno vissuto il nuoto come me: da Sauro Sorbini a Luisa e Marina Patrignani, a Lucilla Sanchini. Ci è venuto in mente di proporre un momento di ricordo, ma anche di valorizzazione in un periodo in cui lo sport vive evidenti difficoltà. Abbiamo cambiato data più volte, ma purtroppo il 13 settembre coincide con il mio impegno con la Nazionale di pallavolo. Ci saranno alcune mie foto di quando ero giovane… Ho iniziato a gareggiare per la Vis Sauro nel 1963, allenato da Berti. Ricordo che in Viale dei Partigiani ci veniva a trovare Angelo Romani (un mito del nuoto pesarese e italiano; ndr). Poi mi sono dato al pentathlon. Una volta tornato a casa, sono stato allenatore di nuoto, ma anche dirigente della società. Ciò fa capire quanto mi senta partecipe dell’appuntamento del 13 settembre che pubblicizzo con piacere. Per il nuoto, per lo sport sarà davvero una grande giornata e spero che tutti i miei ex compagni, tutti gli ex atleti, tutti gli atleti di oggi partecipino”.

Dottor Benelli, lei è un uomo di sport, non solo di pallavolo o di pallacanestro, di nuoto o di pentathlon: può spiegare perché il nuoto continua a vincere medaglie mentre l’atletica leggera è in difficoltà? E’ solo questione di impianti, nel senso che anche i più piccoli centri hanno una piscina, mentre l’atletica si è vista cancellare – in nome del dio calcio – alcuni dei pochi che aveva?
Le confesso che è difficile risponderle. E comunque l’atletica ha dato qualche segnale di risveglio ai recenti europei di Zurigo, dove ha vinto l’oro di Meucci e Grenot e l’argento di Straneo. Ricordo, però, che quando ero giovane ai campionati regionali di atletica si disputavano le batterie e le finali, mentre oggi si va subito alle finali, con pochi atleti. Mi risulta che la Fidal (la Federazione Italiana Di Atletica Leggera) stia facendo programmi di promozione a livello giovanile perché mancano i ragazzi che praticano questo sport. Non ci sono i vivai. Perché? Sarebbe semplicistico dire che in atletica si fatica, perché si fatica anche nel nuoto e in altri sport. E nel nuoto si sta in acqua per ore senza parlarsi. Non mi occupo direttamente di atletica, che pure ho praticato perché una delle cinque discipline del pentathlon moderno è la corsa campestre, ma da medico sportivo seguo uno dei talenti più interessanti dell’atletica italiana, Eleonora Vandi, e altri del settore giovanile pesarese che ha prodotto elementi interessanti, ma non me la sento di dare giudizi precisi”.

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