Truls Mørk e il suo violoncello incantano, come la sonorità unica della London Philarmonic Orchestra diretta da Vladimir Jurowski. La Sagra Musicale Malatestiana è ineguagliabile

di 

5 settembre 2014

Truls Mørk al violoncello

Truls Mørk al violoncello

PESARO – Su e giù, in autostrada o sulla statale Adriatica, da Pesaro a Rimini e ritorno per assistere ai Concerti Sinfonici della Sagra Musicale Malatestiana che regalano un’estate indimenticabile. Magari fuori piove, la temperatura ha avuto un brusco calo e dentro l’Auditorium Sala della Piazza del Palacongressi di Rimini l’aria condizionata è al manetta, ma le orchestre, i direttori e i solisti ospiti della bellissima stagione riminese sono più caldi dello scirocco, sciolgono i cuori più di quanto faccia il Föhn con le nevi.

Giovedì sera, con il terzo dei cinque concerti, abbiamo superato la boa di metà percorso, senza registrare il minimo caldo di tensione. La qualità è altissima, come l’interesse degli spettatori, che ancora una volta hanno gremito il grande Auditorium.

A proposito, pensando alle edizioni passate, qualche spettatore pesarese ha espresso perplessità sul doppio concerto settimanale, il lunedì e il giovedì, che obbliga a un doppio viaggio, a due serate fuori casa dalle ore 19,30 a oltre la mezzanotte. Abbiamo girato la perplessità a Paolo Pagliarani, dell’efficiente ufficio stampa della Sagra Musicale Malatestiana, nella persona: “Dobbiamo incastrare gli appuntamenti nello spazio temporale che ci è concesso per l’utilizzo dell’Auditorium e farlo coincidere con gli impegni delle orchestre. Non si può fare altrimenti. Il Palacongressi è impegnatissimo, tanti gli appuntamenti”.

Certo è che i Concerti Sinfonici meritano un sacrificio. Ripagato dagli artisti. Come è accaduto puntualmente giovedì sera, quando Vladimir Jurowski, che avevamo salutato 17 anni fa a Pesaro, splendido direttore di un Moïse et Pharaon entrato nella storia del Rossini Opera Festival, ha diretto magistralmente la London Philarmonic Orchestra, che ha evidenziato suoni raramente ascoltabili in Italia. Con tutto il rispetto per le orchestre italiane. Certo è che i fiati londinesi sono apparsi eccelsi, sia nell’esecuzione del Concerto per violoncello e orchestra in si minore op. 104 di Antonin Dvořak, sia nella Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms. E gli archi, che dire di archi che esprimono una sonorità che ammalia lo spettatore. E se si aggiunge che il violoncellista che ha suonato  Dvořak è Truls Mørk, si capisce che il risultato è impareggiabile. Una serata fantastica, il pubblico in delirio, ringraziato da Mørk con un suggestivo bis.

Ed è già grande l’attesa per il concerto di lunedì 8 settembre, quando sarà Daniele Gatti, un altro grande amico del Rossini Opera Festival a dirigere l’Orchestre National de France in un programma davvero affascinate: di Claude Debussy, Prélude à l’après-midi d’un faune; di Igor’ Fëdorovič Stravinskij la Suite dal balletto L’Uccello di fuoco; di Ludwig van Beethoven la Sinfonia n.6 in fa maggiore op.68 Pastorale.

Vale la pena o no di fare 80 chilometri in auto?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>