Possanzini fa il mea culpa: “Dovevo dimettermi prima, quando ho capito che a Pesaro non c’erano le condizioni per lavorare come dico io”

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11 settembre 2014

PESARO – Si è preso qualche giorno per sbollire la rabbia. Non tanto per l’esonero in sé, comunque mortificante perché giunto dopo appena due partite ufficiali ma sempre parte integrante dello sclerotico (nel senso di impaziente) mondo pallonaro, quanto per l’impossibilità ad esso connessa di dimostrare sul campo che le sue idee possono essere applicabili anche in serie D. Matteo Possanzini da Loreto racconta la sua verità, facendo in primis un’ammissione di colpa deliberata.

Matteo Possanzini

Matteo Possanzini

“Dovevo dimettermi prima, quando ho capito che a Pesaro non c’erano le condizioni per lavorare in un determinato modo – spiega con voce serena che comunque non nasconde grande delusione per quel che è stato e non potrà essere – Ciò che mi fa più male è che mi hanno messo in discussione dopo la prima partita ufficiale (il derby di coppa Italia perso col Fano 5-1, ndr), tra l’altra giocata in dieci contro undici per 85 minuti. Lì mi hanno chiesto di cambiare tutto, di non giocare più col portiere da dietro ma col 4-4-2. Ma io sono andato avanti per la mia strada, convinto che il modulo fosse l’ultimo dei problemi. Mi scoccia essere passato per integralista, per uno super sicuro delle proprie idee, però trovo avvilente che un progetto sia stato messo in discussione dopo appena 90 minuti. Anche perché non tutti gli anni hai la fortuna di avere under pronti per la categoria come Ridolfi e Alberto Torelli. Ai ragazzi, anche se dotati come quelli che ho avuto la fortuna di allenare per meno di due mesi, per crescere servono tempo e serenità”.

Una strada che non ha portato risultati a Scoppito, nonostante contro l’Amiternina la prestazione della squadra – globalmente – ci sia stata. Il giorno seguente, cioè lunedì scorso, è arrivato l’esonero, più per un’incompatibilità di base che per altro. Certamente la debacle nel derby ha inciso e non poco, però è anche vero che siamo solo all’inizio, e che c’era tutto il tempo per rimediare. Soprattutto perché la squadra è completamente rinnovata. Ma evidentemente la società aveva sbagliato la scelta a priori, basandosi sull’ipotetica malleabilità di un ragazzo di 31 anni che al contrario ha dimostrato coerenza e grande determinazione nel portare avanti le proprie idee a ogni costo. Così come forse aveva sbagliato lui, non informandosi che nell’ambiente Vis – così come forse da altre parti – condivisione e confronto sono giornalieri.

Una squadra che Possanzini non finirà mai di ringraziare: “Sono grato ai calciatori per quanto mi hanno espresso dopo l’esonero, con telefonate ed sms commoventi, ma anche – se non soprattutto – per quanto mi hanno dimostrato ogni giorno in allenamento. Sentirmi dire che gli ho ridato la voglia di giocare a pallone, e che hanno imparato più da me in 50 giorni che in diversi anni di calcio, mi riempie di orgoglio dandomi la voglia di andare avanti. Mi dispiace poi che a pagare sia stato anche Giovanni Bacchiocchi, ragazzo eccezionale oltre che preparatore dei portieri molto competente”. Una scelta societaria, questa, forse dettata dalla volontà di dare un taglio netto al passato recente. Un po’ come successo quando quattro stagioni fa venne esonerato Simone Pazzaglia.

In bocca al lupo a Matteo Possanzini, allenatore di 31 anni di cui sicuramente – negli anni a venire – sentiremo parlare. Ma adesso è tempo di voltar pagina, pensando al bene supremo della Vis e al Bonvini-bis che inizierà domenica con una partitina niente male contro la Civitanovese (al Benelli alle 15). E se proprio bisognava cambiare guida tecnica, non c’era scelta migliore dell’allenatore-psicologo 44enne da Carrara. Non solo per sollevare il morale di una squadra giovane colpita da quanto accaduto in campo e fuori, ma perché Bonvini è un tecnico che tre stagioni fa, nei pochi mesi di permanenza sulla panchina vissina, dimostrò doti umane e professionali importanti.

Un commento to “Possanzini fa il mea culpa: “Dovevo dimettermi prima, quando ho capito che a Pesaro non c’erano le condizioni per lavorare come dico io””

  1. Avez scrive:

    Condivisione e confronti? Diciamo più semplicemente che la formazione (Come tutto il resto) la fa il direttore e che più che un mister alla Vis serve un “portavoce ” che vada in panchina. Chi ha sue idee viene cacciato. Domanda: perché allora è stato scelto Possanzini?

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