UDC: “Consorzio Forestale per la gestione delle foresta assegnate alla Comunità Montana di Catria e Nerone: operazione poco trasparente”

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23 settembre 2014

Udc sezione Cagli

 

CAGLI – L’iniziativa assunta dalla Comunità Montana del Catria e Nerone, relativa alla costituzione di un Consorzio Forestale per la gestione della parte di foreste Regionali assegnata alla stessa Comunità Montana, è incomprensibile e appare di certo poco trasparente. Infatti, l’associazionismo forestale per la gestione di tali aree è presente nella legislazione nazionale sin dal 1923, tanto che nelle nostre aree tale legislazione è stata concretamente applicata in altri casi, ad esempio per la Costituzione dell’Azienda Speciale del Catria di Frontone, che associa proprietà forestali di Frontone, Cantiano e Cagli .

Perché la Comunità Montana, ormai giunta ai titoli di coda ed in gestione commissariale con chiusura entro il prossimo 31 dicembre assume decisioni di tale portata? Perché proprio ora dopo che non ha mai sostenuto come avrebbe potuto e dovuto l’Azienda vuole costituire un Consorzio Forestale secondo le norme dell’art. 2602 del Codice Civile?

Perché nascondersi dietro lo “specchietto” dei Fondi Europei oggi, se tale opportunità è stata presente anche con i precedenti Regolamenti Comunitari dove la Comunità Montana non ha brillato per progettualità innovativa ? La possibilità di usufruire dei fondi dell’Unione Europea non è arrivata solo oggi. Oggi è invece arrivato chi sembra voler fare shopping sulle nostre risorse naturali.

L’UDC di Cagli crede che abbia ragione chi ritiene – come hanno dichiarato vari Sindaci – che la gestione delle aree forestali dei nostri territori non è importante solo per i proprietari dei boschi, ma interessa tutta la società civile ed in primo luogo anche le nostre Amministrazioni Comunali molte delle quali sono di nuova e recente nomina. Infatti una corretta gestione significa difesa del territorio, valorizzazione delle risorse, progettualità,occupazione, iniziative economiche, nuova imprenditorialità, ambiente e sviluppo turistico. Pertanto, la gestione di questi territori, è logico che resti stabilmente in capo ai residenti stessi affinché questi, unitamente al disagio di vivere in aree periferiche, possano curare il loro ambiente e trarre almeno quei limitati vantaggi che i territori possono offrire.

Non è comprensibile ( per chi non vuol capire) perché la Comunità Montana abbia avanzato una proposta non del tutto chiara nel Consiglio del 6 agosto 2013, in pieno periodo feriale ed individuato un Consorzio tra Imprese invece di un Consorzio tra proprietari locali di aree forestali ( Università agrarie ecc…) in grado garantire una gestione forestale associata attenta, costante e continua.

Il Commissario della Comunità Montana dovrebbe spiegare le vere ragioni della scelta fatta da tale Ente proponendo la costituzione di un “nuovo organismo” che si occuperebbe non solo delle attività gestionali ma anche di quelle progettuali e programmatorie di fatto esautorando le realtà locali. Per quale ragione è stata assunta una iniziativa di tale importanza senza utilizzare adeguatamente tutti i mezzi di informazione che potessero sollecitare la partecipazione dei soggetti presenti sul territorio come ad esempio le Università Agrarie?. Perché sostenere che l’iniziativa sarebbe un’opportunità per il nostro territorio quando invece, con il bando pubblicato, appare chiaro che rappresenterà un incomparabile danno per tutti: territorio, professionalità e maestranze. Infine, perché estranei al nostro ambiente sostengono tale proposta raffrontandola con altre proposte avanzate in altre zone per un tentativo di conquista a danno dei residenti?

Da ultimo, ma non per importanza, viene anche da chiedersi se sia opportuno e anche legittimo che un “Commissario con il compito di chiudere la Comunità Montana” proceda a vincolare per molti anni la gestione di un territorio senza che i “legittimi titolari”, i Sindaci recentemente rinnovati, abbiano avuto la possibilità di definire, come richiesto dalla recente legislazione, il percorso associativo cui sono chiamati ed all’interno del quale la gestione forestale per queste aree non è certamente secondaria.

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