Acacia Scarpetti (IDV): “Nuovo ospedale Marche Nord, una corrida!”

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25 settembre 2014

Luca Acacia Scarpetti*

 

Se non fosse per il fatto che si sta discutendo della decisione più importante della storia della città di Pesaro, ci sarebbe persino da ridere. Una corrida che ricorda la corsa dei tori di Pamplona o quelle gare di campagna di tiro al piccione. Con un Mezzolani splendido, metà napoletano (non fornisce ad un consigliere regionale, dopo 4 solleciti, copia dello studio di fattibilità del nuovo ospedale – tanto l’eventuale denuncia penale se la prende il dirigente – Bassanini docet), metà cinese, in silenzio ieratico lungo la sponda del fiume politica, ad aspettare le sicure salme dei giovani impavidi per necessità. Spariti i paladini della sanità a gettone pre – elettorale, la città assiste silenziosa alla vicenda nuovo ospedale. Il dibattito, sebbene colorito come non mai, è basato sul vuoto, sul nulla. La questione da sanitaria si è trasformata in commerciale. Appartengo allo schieramento “no Fosso Sejore” da sempre; non ci volevano grossi studi per capirlo. Oggi mancano i soldi per farlo? Ricordiamo allora che dal ’99 ad oggi, pur in regime di monocolore, abbiamo speso almeno 90 milioni di euro per ristrutturare gli ospedali esistenti, che circa 3 milioni si stanno spendendo per la costruzione della nuova palazzina ad ampliamento di quello di Pesaro, che 2,5 milioni anno si potevano risparmiare sui trasporti sanitari dando corso ad una gara già partecipata e poi bloccata, che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro per ambulanze mai usate, che non abbiamo ancora una centrale unica di acquisti, e che per tenere compagnia alla sanità allo sfascio, lo Stato dice che la nostra provincia non era la più felice ma le peggio gestita d’Italia, “multandoci” per 2,4 Mln di euro. Se fossimo un paese normale, per contro, il dibattito sarebbe imperniato su temi focali quali quelli dei pronto soccorso per codici bianchi e verdi nelle sedi dei vecchi ospedali; sapere se dei 500 posti letto annunciati, saranno gli unici per Fano e Pesaro, o rimarranno reparti abbinati al pronto soccorso nei vecchi nosocomi; sapere se domani riusciremo a soddisfare l’intera richiesta interna di diagnostica, limitando la mobilità passiva delle cure solo a patologie più complesse; sapere quali nuovi reparti si potranno avere; sapere che fine faranno i distretti sanitari; sapere che percentuale di risparmio gestionale è previsto con la logistica del nuovo ospedale. Dati che non sapremo mai!
Allora penso che la strada obbligata sarà quella scelta nel 1998, che in Emilia Romagna è stato un successo: riqualificare e gestire al meglio i nosocomi esistenti. Cosa che, pur avendo il PD un mare di consensi, finché agirà per “correnti”, sarà un sogno irraggiungibile!
Buon lavoro Segretario Comi
*Consigliere regionale IDV

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