Pesarese, vieni oltre!

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3 ottobre 2014

Mi sono ritrovato fra le mani un libretto di 85 pagine, intitolato “Vieni oltre!” scritto da Mario Schiavetta, un milanese a cui bisognerebbe dare la cittadinanza pesarese onoraria. E’ edito da Angelo Dalerba Editore, Milano e, stranamente, non si sa quando visto che non vi è indicato alcun anno. Deve sicuramente essere un libro di nicchia, di quelli che si scrivono per parenti ed amici. L’autore, infatti, sostiene che è un omaggio all’amore, quello che comprende lo spazio a 360° ma che, per Mario Schiavetta, ha come fulcro quello per la sua amatissima Anna. Vi leggo che Alvaro Coli, curatore sul nostro giornale della rubrica “Il peperoncino”, ha scritto: “Autorevoli membri della Chiesa hanno affermato che i pesaresi sono poco accoglienti nei confronti degli extracomunitari. E’ sicuramente vero, con una postilla però: i pesaresi sono poco accoglienti con tutti. ( … ) Un – immigrato – da Fano resterà – il fanese – per tutta la vita. ( … ) Il pesarese, se non è proprio costretto, non saluta nessuno per strada ( … ) Altrochè invitare all’accoglienza degli extracomunitari, prima di tutto occorre insegnare ai pesaresi ad accogliersi fra di loro.” L’autore si chiede allora se non stia vivendo in una città diversa da quella descritta dal piccante “peperoncino”. La risposta la darà a se stesso argomentando, lungo lo scorrere delle pagine del suo libro, che l’accoglienza dei pesaresi è di carattere speciale, diversa ma profonda. “Vieni oltre” è l’espressione simbolo del linguaggio pesarese che affonda le sue radici nel linguaggio popolare. “Ven otra”, perdonandomi i mancati accenti, avrebbe probabilmente detto anche il poeta Odoardo Giansanti, il Pasqualon di tutti i pesaresi. Una contraddizione in termini per dire “Vieni qui”. Perché i pesaresi sanno andare oltre, gli anglosassoni direbbero “go further”; “Oltre”, per noi della Valle del Foglia, sostituisce là, avanti e persino indietro. Infatti usiamo dire: vado là e poi ritorno oltre. Altre nostre espressioni tipiche sono: Mi dà gusto; mi fa brutto, e “un gran bel po’!”. Se non ci credete, chiedetelo al nostro sindaco Matteo Ricci!

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