Varotti: “Tfr, altra follia? Per far ripartire il Paese servono misure serie, questa è ridicola”

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9 ottobre 2014

Amerigo Varotti*

 

Le Aziende italiane stanno tirando la cinghia. Almeno quelle che ancora possono farlo e non sono già state costrette a chiudere i battenti.

C’è una forte crisi dei consumi interni, l’export incomincia ad avere seri problemi (dovuti in parte a situazioni politiche esplosive come è il caso della Russia, Ucraina e Libia), la disoccupazione aumenta e il PIL diminuisce.

Amerigo Varotti, direttore Confcommercio Pesaro e Urbino

Amerigo Varotti, direttore Confcommercio Pesaro e Urbino

E’ da tutti ribadita l’esigenza di una drastica riduzione della spesa pubblica improduttiva e degli sprechi per liberare risorse in grado di far diminuire la pressione fiscale su famiglie e imprese. Rendere più competitive le imprese e mettere più soldi in tasca ai lavoratori.

Ma sul fronte della diminuzione della spesa pubblica le novità sono veramente scarse. Se non nulle. Basti vedere quanto fatto per gli stipendi dei dirigenti e funzionari della Camera dei deputati ai quali di fatto il limite massimo degli stipendi fissato a 240.000,00 euro annui è stato portato a 360.000,00!!

O la proposta del PD marchigiano di prevedere nella riforma dello Statuto regionale la possibilità di nominare fino a 6 assessori esterni. Cioè 6 politici in più – non eletti dal popolo – da stipendiare.

E come possibilità per mettere qualche soldo in più nelle tasche dei lavoratori l’ultima follia del Premier Renzi è quella di mettere in busta paga il TFR.

Il TFR è un salario differito ed è dei lavoratori. Accantonato temporaneamente nelle “casse” delle aziende (una fonte di finanziamento per le imprese) e liquidato al termine del periodo lavorativo con una tassazione fiscale agevolata.

In un momento di grave crisi per le PMI la decisione di trasferire parte del TFR in busta paga finirebbe per indebolire ulteriormente le nostre imprese stremate dalla crisi ma anche da una carenza di liquidità e dalla perdurante impossibilità di ottenere credito bancario per la gestione corrente delle attività.

E’ vero che questi soldi in busta paga potrebbero favorire un aumento dei consumi (forse, non è stato così per gli 80 euro!). Ma se le aziende non hanno liquidità e non c’è credito bancario resta solo la possibilità di chiudere l’azienda o licenziare i dipendenti.

Per ripartire il Paese ha bisogno di misure serie. Questa è ridicola.

Come assurda è la previsione contenuta nella legge di stabilità 2015 di un possibile aumento dell’IVA nel 2016, nel 2017 e nel 2018 per un totale di oltre 52 miliardi.

E questa oltre che un’altra follia sarebbe una tragica beffa per il Paese.

*Direttore Generale Confcommercio

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